Eugenio CHERUBINI.

PINOCCHIO IN AFFRICA.


1922 R.BEMPORAD & FIGLIO EDITORI, FIRENZE.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano onlus
               http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Testo curato da: Aldo Saltapalo e Mario Sciubba Caniglia per il "Progetto Manuzio", iniziativa dell'Associazione Culturale "Liber Liber".
Ulteriori informazioni sul sito: http://www.liberliber.it/
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Presentazione.
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Questo  un libro per i ragazzi. Edito per la prima volta nell'anno 1903, raggiunse la sua quinta edizione, che  questa che vi presentiamo, nell'anno 1922.
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ALLE MIE BAMBINE: JOLE E NELLA.
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Indice.
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1. Come and che Pinocchio per quel giorno e per molti altri ancora manc alla scuola.
2. Pinocchio assiste alla sfilata di un gran corteo che percorre tutte le strade della citt, e poi rientra nel baraccone tra gli entusiastici applausi della folla.
3. Primo gran discorso del Direttore del baraccone, e spavento di Pinocchio che, non volendo,  si trova nel serraglio delle bestie feroci.
4. Secondo gran discorso del Direttore del baraccone. - Pinocchio fa amicizia colle bestie feroci e porta loro da bere.
5. Animata conversazione di Pinocchio colle bestie feroci, e sua risoluzione di andare in Affrica.
6. Pinocchio vuol far morire di sete le bestie feroci, ma poi riempita la secchia torna di nuovo nel serraglio.
7. Terzo gran discorso del Direttore con accompagnamento di fischi del pubblico, mentre Pinocchio si congeda dalle bestie feroci.
8. Pinocchio ritorna a casa, dove trova una lauta cena e mangia con molto appetito, ma la notte dorme male.
9. Pinocchio incontra un omino che vende i datteri, e assaggiatone uno, parte precipitosamente per l'Affrica senza nemmeno dir nulla al babbo.
10. Pinocchio nuota tutta la notte, fino a che batte il capo in una scogliera, dove si addormenta e dorme pi di un giorno intero.
11. La prima notte di Pinocchio in Affrica, e cose incredibili che gli accadono.
12. Festosa accoglienza a Pinocchio in Affrica e prime noie della sua celebrit.
13. Pinocchio entra in una trattoria e mangia, ma non avendo da pagare il conto, viene arrestato e poi rilasciato dai carabinieri neri.
14. Come Pinocchio dal grado di eccellenza pass a quello di sguattero della trattoria.
15. Pinocchio venditore di acqua, e suo giro per la citt dove sentirete quel che gli accade.
16. Corsa precipitosa di Pinocchio a cavallo a un cane, e sua rovinosa caduta in un oscuro burrone.
17. Pinocchio, rimasto al buio,  costretto a stare un pezzo dentro una caverna, poi trova da bere e si empie d'acqua.
18. Pinocchio vede una carovana camminare col capo all'ingi e le gambe per aria. Sua meraviglia e suo proponimento di unirsi a quella gente.
19. Pinocchio, facendosi toccare il naso da un marmocchio, ottiene di sfamarsi e beve un bicchierino d'acquavite anaciata, che gli scioglie un po' troppo la lingua.
20. Pinocchio viaggia insieme alla carovana, tra le maggiori cortesie del capo della medesima.
21. Pinocchio corre pericolo di essere venduto per un dente d'elefante e per un corno di rinoceronte.
22. Pinocchio, quasi morente di fame e di stanchezza, entra in un bosco dove trova delle frutta che non erano mangiabili. Poi un uccello gli indica un alveare colmo di dolcissimo miele.
23. Pinocchio, piantonato da un leone, corre pericolo di morire arrostito, ma capita una giraffa che lo libera con la morte del leone; allora Pinocchio, si addormenta profondamente.
24. Pinocchio, svegliandosi, si trova circondato da una torma di selvaggi, che lo portano a spalla dinanzi al loro Re. Il burattino passa un brutto quarto d'ora.
25. Pinocchio  preso a sassate dalle scimmie, alle quali poi fa fare gli esercizi militari.
26. Pinocchio, mentre cerca un luogo per stare al coperto, trova un ricovero dove si addormenta, e fa un sogno che si verifica sul momento.
27. Corsa velocissima di Pinocchio attraverso il deserto dentro un uovo di struzzo e sua caduta in un pantano.
28. Fiero combattimento di due struzzi, uno dei quali diventa un uomo nero, che vuole acchiappare Pinocchio.
29. Pinocchio va a bagnarsi in un fiume, ma  ingoiato da un grosso coccodrillo, che poi lo risputa sulla spiaggia.
30. Gli uomini selvaggi vedendo scaturire Pinocchio dalla bocca del coccodrillo Io credono una divinit, e prima gli tirano colle frecce avvelenate, poi lo eleggono imperatore.
31. Come pass la prima notte Pinocchio I imperatore e re di tutti i re affricani.
32. L'imperatore Pinocchio I dubita di essere malato, chiama il medico che lo dichiara sanissimo, ed  spalmato di burro e asperso di polvere d'oro.
33. Il gran ciamberlano annunzia all'imperatore Pinocchio I che  rimesso alla scelta di Sua Maest se vuole prendere le nerbate obbligatorie subito o alla fine del mese.
34. Le occupazioni di Pinocchio I nei primi giorni di regno. Ricevimenti e pranzi ufficiali.
35. Il primo discorso imperiale di Pinocchio I, e sua formale promessa di non introdurre nei suoi Stati l'istruzione obbligatoria.
36. Mharameho, il paggio favorito di Pinocchio I, insegna a Sua Maest il modo di diventare nero come un corvo.
37. Pinocchio a cavallo ad un bove si reca alla caccia dell'ippopotamo, dove, facendo prodigi di valore, cresce di pi nella stima de' suoi fedelissimi sudditi.
38. L'Imperatore Pinocchio presiede per la prima volta l'alta Corte di giustizia, e fa stupire tutti per l'acutezza delle sue sentenze.
39. L'imperatore Pinocchio stabilisce di fare un gran viaggio per i suoi Stati, ma per la strada si accorge che i ministri vogliono ucciderlo, e perci si d alla fuga.
40. Il gran ciamberlano, acchiappato Pinocchio, gli annunzia che il suo regno  finito, e, per guadagnarsi il pane ambedue, l'obbliga ad entrare in una gabbia di scorza d'albero.
41. Il gran ciamberlano espone Pinocchio sulle pubbliche piazze, guadagnando molti quattrini e molti regali.
42. Pinocchio stanco di condurre quella vita oziosa di scroccone, manda in pezzi la gabbia in presenza degli spettatori, e saltando sulle loro teste, corre alla spiaggia del mare, vi si getta a nuoto e torna a casa.
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Fine Indice.
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1. Come and che Pinocchio per quel giorno e per molti altri ancora manc alla scuola.
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Una mattina Pinocchio si butt gi dal letto quasi avanti giorno.
Si era svegliato con una gran voglia di studiare, cosa che non gli accadeva tanto spesso. In fretta e furia, immerse la sua zucca di legno nell'acqua fresca, sbuff forte forte, si asciug, fece tre salti per sgranchirsi le gambe, e in un momento si trov seduto a tavolino.
Ci aveva da fare dodici somme, quattro pagine di calligrafia, e da imparare a memoria una bella favoletta intitolata "Il cane e la lepre."
Incominci subito dalla favoletta, e si diede a declamare come un eroe da tragedia:
"Un cane andava vagando per un campo, quando sur un greppo scrse una lepre, che se ne stava brucando la tenera erbetta...."
- Vagando.... quando.... brucando.... Il maestro dice che questo  molto bello e sar; io non ho nulla in contrario; daccapo.
Un cane andava vagando per un campo quando.... quando.... vide.... scrse.... una lepre che.... che.... che.... Ancora non la so; daccapo.
Un cane andava brucando.... brucando.... Ma che brucando!... il cane non brucava un bel nulla!... Questa favoletta  difficilissima; io non la imparo di certo! Gi coi cani e colle lepri non me la sono mai detta!... Facciamo le somme.
Otto e sette diciassette e tre diciannove e sei ventitr...; segno due e porto tre.... Nove e tre undici e quattro quattordici, segno il numero intero: uno, quattro; totale quattrocento tredici....
Ah! benissimo! le somme sono proprio il mio forte! Per l'aritmetica gi, non fo per dire, ho avuto sempre una gran disposizione.... Facciamo la prova. Otto e sette sedici e tre ventuno e sei ventiquattro; segno quattro.... To'! Non torna!... Riproviamo: Otto e sette quattordici e tre diciannove e sei.... Non torna nemmeno ora!...
Ho capito; stamattina per le somme tira vento contrario.... Sar meglio fare due passi all'aperto. -
E in cosi dire Pinocchio usc sulla strada e aspir due belle boccate di aria mattutina.
- Ah! qui almeno si respira - disse molto soddisfatto. - Peccato che cominci a sentir fame, per-ch le cose stamani non si metterebbero tanto ma-laccio!... In quanto alle lezioni c' sempre.... -
Uno strano rumore di ruote cigolanti, di campanelle squillanti, di voci umane e animalesche tronc a un tratto la profonda meditazione del burattino.
Allo svolto della strada veniva avanti un enorme carro tirato da tre poderosi muli, e dietro un lungo codazzo di uomini e di donne, vestiti nelle pi strane foggie, a piedi, a cavallo, seduti o sdraiati sopra altri carri, uno pi grosso e pi pesante dell'altro.
Chiudevano il corteo due mori col turbante in capo, colla lancia in resta, con lo scudo al petto, su due cavalli bianchi come la neve.
Pinocchio era rimasto a bocca spalancata, ferm stecchito che pareva di legno; e soltanto quando furono passati i mori si ricord di aver le gambe, e si accrse che queste lo portavano dietro al corteo, come se ce lo avessero attaccato con una corda!
E cammin, cammin fino a che tutti i cariaggi e tutta quella gente non si fu fermata sulla piazza principale del paese.
Allora un uomo grande e grosso, con un vocione di basso in mi bemmolle, si diede a dar comandi a destra e a sinistra; e in pochi momenti, da una parte dello sterrato, sorse un baraccone a cono, che sottrasse alla vista di Pinocchio e dei molti curiosi accorsi da ogni parte, carri, cavalli, muli, asini e uomini. Solo i due mori col turbante in capo, la lancia in resta e lo scudo al petto, su due cavalli bianchi come la neve, rimasero fuori a guardia dell'entrata, coperta da una grossa tela.
In quel momento sonava la campana della scuola; ma Pinocchio e tutti gli altri suoi compagni, pare impossibile! quel giorno non la sentirono affatto....
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2. Pinocchio assiste alla sfilata di un gran corteo che percorre tutte le strade della citt, e poi rientra nel baraccone tra gli entusiastici applausi della folla.
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Sicuro; anche quel giorno la campanella della scuola suon, e forse pi a lungo del solito; ma dentro al baraccone si sentiva un gran rumore di martelli, suoni di strumenti, nitriti di cavalli, ragli d'asini, ruggiti di leoni, di tigri e di pantre, urli di lupi, belati di cammelli, strida di scimmie; un vero pandemonio che metteva spavento.
Poi, a un tratto, il solito vocione di basso in mi bemmolle si lev sopra a quel tumulto, e si fece un silenzio profondo.
Allora i due mori alzarono con le lancie la tenda che chiudeva l'entrata del baraccone, e subito comparvero uomini vestiti in tutti i modi possibili e immaginabili, e donne in maglia con certi bellissimi mantelli di seta, con diademi in testa tempestati di brillanti, coi capelli sciolti e ornati di penne di mille colori, montate su cavalli coperti sino agli zoccoli di ricche gualdrappe di seta a strisce bianche, rosse e verdi.
E subito dietro al variopinto corteo veniva una carrozza tutta risplendente di oro e di argento, tirata da quattro cavallini color caff e latte, guidati dal Direttore della compagnia, quell'uomo grande e grosso, con quel vocione che faceva paura persino ai leoni. Ma ora nessuno lo avrebbe riconosciuto, a vederlo l steso mollemente in quella bella carrozza, col suo bravo cappello a cilindro, lustro come uno specchio, con un golettone che gli fasciava il collo sino agli orecchi, coll'abito nero, con certi stivaloni che gli arrivavano alle coscie, e un paio di guanti bianchi che abbagliavano. Anzi, per farseli pi ammirare, faceva saluti a destra e a sinistra, lasciando libere le redini ai cavallini: cosa che riempiva tutti di meraviglia e di ammirazione.
Intanto una musica composta di trombe, tromboni, gran cassa e due paia di piatti, aveva intonata una marcia trionfale, e agli sguardi attoniti della gente che assiepava le vie, sfil un corteggio che nessuno, al mondo, aveva mai veduto l'uguale.
Il burattino credeva di sognare, e andava stropicciandosi gli occhi per provare se era sveglio o se dormiva. Non si accorgeva nemmeno di avere una gran fame, anzi sentiva lo stomaco pieno come se avesse mangiato allora allora una porzione di spaghetti al sugo.
Quando il corteggio fu rientrato nel baraccone, e i due mori col turbante in capo, colla lancia in resta, con lo scudo al petto, su due cavalli bianchi come la neve si furono collocati all'entrata, il Direttore della compagnia usc fuori col cilindro in mano, e lisciatisi ripetutamente i lunghi baffi, apr la bocca e pronunzi solennemente il magnifico discorso che leggerete nel seguente capitolo.
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3. Primo gran discorso del Direttore del baraccone, e spavento di Pinocchio che, non volendo, si trova nel serraglio delle bestie feroci.
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"Signore e signori! Clto e gentile pubblico; abitanti indigeni di questa nobile terra; valorosi ufficiali e soldati dell'inclita guarnigione, pace, salute e denari.
"Signore e signori! Prima di tutto una dichiara-zione. Io non mi sono fermato in questa illustre citt per un ignobile scopo di guadagno. Lungi da me qualunque basso fine di vile speculazione. Io giro il mondo col mio serraglio, composto delle bestie pi rare che si conoscano, comprate da me coi miei particolari tesori nel centro dell'Affrica, che io non faccio lavorare se non nelle grandi capitali. Ma oggi per l'appunto, essendosi gravemente ammalata la madre del primo scimmiotto della compagnia, ho dovuto far qui una piccola fermata per consultare uno degli illustri medici di questa nobile citt.
"Approfittino perci, signore e signori, di questa felice combinazione, per visitare ed ammirare cose non mai vedute, ed utilissime a conoscersi da tutti i cittadini di un libero stato.
"Io lavoro per la scienza, lavoro per la istruzione dei popoli....
"Si facciano dunque avanti, signore e signori ch'io sar felicissimo di mettere a loro disposizione il mio serraglio, che nelle grandi citt non si pu visitare per meno di dieci lire.
"Avanti, avanti ! Le signore donne e i signori uomini, due misere lire; ragazzi e soldati di bassa forza una sola lira, s; una sola lira!"
Pinocchio, che si era messo in prima fila, e stava gi per approfittare della squisita cortesia di quel degno galantuomo, a sentirne le ultime parole, prov il medesimo gusto che se gli avessero data una pedata negli stinchi.
Guard trasognato il Direttore come per dirgli:
- Che discorsi sono questi?! O non aveva detto che girava il mondo per?... - Ma quando vide uno degli spettatori che, per passare, aveva buttato nel vassoio un bel pezzo da due lire nuovo fiammante, gli cadde addirittura l'animo, e abbass malinconicamente la testa.
Passati due o tre minuti in dolorosa meditazione, il burattino si ficc disperatamente le mani in tasca, sperando di trovarci una lira dimenticata; ma, per quanto cercasse, non cav fuori che un pizzicotto di briciole secche.
Il disgraziato si torturava il cervello a pensare come avrebbe potuto procurarsi una lira; e andava esaminandosi il vestito che avrebbe venduto tanto volentieri, ma non vedeva l intorno un compratore possibile. Non sapendo a qual santo raccomandarsi, andava girando intorno al baraccone come un lupacchiotto intorno all'ovile quando vuol far la festa a qualche agnello. E gira, gira e rigira, gli venne fatto di trovarsi in un punto dove un vecchio muro, quasi a contatto del baraccone, lo toglieva alla vista di tutti.
Allora accost l'orecchio alla tenda, poi vi accost l'occhio, e, a furia di cercare, alla fine incontr un piccolissimo foro dal quale, se non fosse stato tanto stretto, avrebbe potuto vedere benissimo.
La contentezza di Pinocchio non si pu descrivere! Risoluto di approfittare di quella favorevolissima occasione per godersi lo spettacolo l all'aria libera, e senza spesa, pens subito di ficcare nel bucolino il suo dito indice lungo e secco, che in un momento pass di l.
Preso dalla paura che qualche leone disoccupato non glielo avesse a portar via, il burattino ritir precipitosamente il dito a s, ma, nello sforzo che fece, che  che non , crac, la tela si squarcia per pi di un palmo.
L per l la paura crebbe a mille doppi nell'animo di Pinocchio; ma ormai, paura o no, la buca era aperta, e fatto passare prima un braccio, poi la testa, poi l'altro braccio, in un batter d'occhio si trov dentro al baraccone.
Qui peraltro non finivano i guai!
Pinocchio era entrato proprio in mezzo al gabbione delle bestie feroci!...
Lui non le vedeva, ma le sentiva arrotare i denti che era uno spavento. Anche le bestie lo sentirono, perch, appena fatto un passo, il burattino fu preso assai poco garbatamente per le spalle e per la punta del naso, mentre due o tre voci gli ruggivano agli orecchi:
- Chi va' l?
- Per carit, signori elefanti!...
- Qui non ci sono elefanti.
- Perdono, signori leoni!
- Qui non ci sono leoni.
- Scusino, signore tigri!
- Non ci sono tigri!
- Signore scimmie!
- Niente scimmie.
- Signori uomini!
- Qui non ci sono n uomini n donne: qui ci sono affricani d'Affrica che funzionano da bestie feroci a due lire e cinquanta al giorno.
- Ma gli elefanti dove sono?
- In Affrica.
- E i leoni ?
- In Affrica.
- E le tigri e le scimmie?...
- In Affrica. Ma tu da che parte sei scaturito? Che cosa vieni a fare, nella gabbia delle bestie feroci? Non hai veduto quel che c' scritto sulla porta "QUI NON POSSONO ENTRARE CHE LE PERSONE ADDETTE"?
- Io al buio non so leggere; - rispose Pinocchio tremando a verga a verga - non sono mica un gatto io !... -
A quelle parole tutti quanti si misero a ridere pian piano.
Pinocchio si riconfort un po', e disse fra s:
- Mi paiono buone persone queste bestie feroci!... -
E voleva far loro un bel complimento, ma ecco la voce del Direttore della compagnia, che si rimise a gridare con quanto fiato aveva in gola.
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4. Secondo gran discorso del Direttore del baraccone. Pinocchio fa amicizia colle bestie feroci e porta loro da bere.
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"Avanti, avanti, signori! la spesa  poca, e il divertimento .... grandissimo. L'entrata non dura che un'ora, un'ora sola; scoccati i sessanta minuti si dar principio allo spettacolo, dove, tra le altre bellissime cose, potranno ammirare il grande com-battimento del terribile leone Zumbo colla sua si-gnora, la terribilissima leonessa Zumba. Assiste-ranno all'indescrivibile scena della tigre reale che atterra l'orso bianco, e dell'elefante che con la sua proboscide alza di peso.... tutto il baraccone!... Si passer poi alla parte pi strabiliante dello spettacolo; al gran pasto delle belve. Uditele, signore e signori, come prevedono l'avvicinarsi del momento in cui faranno mostra delle loro terribili zanne, e degli acuti unghioni. Ascoltatele, signore e signori...."
A queste ultime parole il burattino, che aveva fatto l'occhio a quel buio, vide tutti i funzionanti da bestie feroci, mettersi alla bocca, chi un corno di bove, chi una nicchia di mare, chi un fischio di terracotta, e gi ruggiti, barriti, urli, strida da far rabbrividire. Poi il Direttore alz novamente la voce gridando:
"Avanti, avanti; le signore donne e i signori uomini due lire; ragazzi e soldati di bassa forza una sola lira. Musica!"
Zum! zum! zum! perep perep! Zum! zum! zum! parapapapp, parapapapp!
Pinocchio passava di sorpresa in sorpresa, e, desiderando di godersi come spettatore tutte quelle meraviglie, cercava un pretesto qualunque per al-lontanarsi dalle bestie feroci. Perci, preso il suo coraggio a due mani, disse col miglior garbo di questo mondo:
- Scusino, signori, se non hanno altro da comandare....
- Nulla da comandare, - rispose bruscamente un uomo con certi baffoni, che faceva da leone - e se non te ne vai via presto, ti faccio mangiar vivo dal grosso scimmione che tu hai l dietro alle spalle.
- Ma!... farebbe una gran brutta digestione - disse il burattino mentre ficcava il capo nella buca della tenda.
- Ohe! ragazzo, guarda come parli! - esclam pi irosa la medesima voce.
- Ho detto che a mangiar me il vostro scimmione farebbe una gran brutta digestione! - rispose Pinocchio tirando in dentro la testa. - O che crede che abbia voluto canzonarlo!... Dio me ne guardi! Io sono entrato qui per caso, mentre tornavo da fare una passeggiata; e ora, se permettono, vorrei andarmene a casa dal mio babbo che mi aspetta. Dunque se non hanno da comandare altro, tanti saluti: arrivederci, e stian bene.
- Senti, ragazzo, - disse allora un omone che faceva da elefante - io ho una gran sete e ti dar un bel soldo nuovo se ti riesce di riempire questa secchia alla fonte e portarmela qui.
Come?!... - rispose Pinocchio offeso - non faccio mica il servitore io! Ma per questa volta, guardi! tanto per contentarla, ander subito! - E, messo il capo nel solito buco, spicc un salto, corse alla fonte e torn in un batter d'occhio con la secchia piena.
- Bravo ragazzo, bravo burattino ! - dicevano sotto voce tutti quegli uomini mentre si passavano l'uno coll'altro la secchia.
Pinocchio andava in brodo di giuggiole!... Non si era mai sentito tanto soddisfatto come in quel momento.
- Che brava gente, - disse fra s - e come ci starei volentieri, con loro! -
Frattanto la secchia era vuota, e qualcuno non aveva bevuto.
- Devo andare a riempirla? - disse pronto il burattino.
E senza aspettare la risposta, vol alla fonte.
Quando torn non gli mancarono nuove lodi, e ringraziamenti; sicch l'amicizia di Pinocchio con le bestie feroci era gi fatta.
Ora non pensava nemmeno ad andarsene; anzi gli era entrata in corpo una voglia matta di conoscere un po' meglio la storia di quelle brave persone, condannate a fare da bestie feroci. Perci, dopo essere stato un momento in silenzio, si rivolse gar-batamente a quello che lo aveva mandato per l'ac-qua e disse:
- Dunque lei viene dall'Affrica?!...
- S, io sono affricano; e anche tutti i miei compagni sono affricani.
- Senti!... ci ho proprio piacere!... E.... scusi,  un bel paese l'Affrica?...
- Altro se  un bel paese! Un paese, caro mio, dove c' d'ogni ben di Dio, e dove danno tutto a ufo!... Un paese dove da un momento all'altro ti pu accadere l'impossibile, dove da servitore, puoi diventare a un tratto padrone; da semplice cittadino, re o imperatore. E poi, alberi pi alti del campanile, coi rami che arrivano fino a terra, carichi di frutta squisite, che si possono cogliere senza alzare una mano. Foreste incantate dove tu trovi selvaggina quanta ne vuoi, che si fa uccidere, squartare e infilzare che  proprio un gusto. Tronchi di vecchi alberi dove le api fabbricano un miele tanto dolce che non si rifinisce mai di leccarsi le labbra, e che tutti ne possono mangiare quanto vogliono.... Ricchezze poi!... -
Chi sa quell'uomo dove sarebbe arrivato colle sue descrizioni se in quel momento non si fosse sentita di nuovo la voce del Direttore, il quale, ordinato alla musica di tacere, aveva preso ad arringare la folla, che pareva molto resta a cavar di tasca le monete da due lire e da una lira.
 V.
Animata conversazione di Pinocchio colle bestie feroci, e sua risoluzione di andare in Affrica.
Ricominciati i suoni, Pinocchio che aveva gi fatto il proposito di dare una capatina in Affrica a mangiare di quelle frutta e di quel tal miele, riattacc subito il discorso interrotto.
- E il signor Direttore, scusi,  d'Affrica anche lui?
- Sicuro, anch'egli  affricano.
- Ed  ricco dimolto?!...
- Se  ricco?! Figurati che, se volesse, soltanto con le pietre preziose de' finimenti dei cavalli, potrebbe comprare tutta la citt!... -
Pinocchio era restato addirittura incantato a sentire tutte quelle cose meravigliose, pure, facendo l'indifferente, disse strascicando le parole:
- Eh! io gi lo sapevo che l'Affrica  un bellissimo paese, e avevo gi pensato di farci un viaggio.... Anzi.... se fossi sicuro di non dar troppo incomodo, verrei volentieri con loro.
- Con noi?.. ma noi in Affrica non ci andiamo di certo!...
- Oh! guarda! ed io che credevo di fare la strada in compagnia!...
- Ma che dici sul serio, ragazzo ? - domand l'uomo dai baffoni - credi forse che l'Affrica sia costi fuori del baraccone?!...
- Baraccone o non baraccone, io ho pensato di andare in Affrica e ci vado - rispose audacemente il burattino.
- Mi piace quel ragazzo, - disse con una vocina flautata un giovinetto che faceva da coccodrillo - quello l, vedete.... far fortuna nel mondo.
- Sicuro che voglio fare fortuna - continu ingrossando la voce il burattino. - Ho bisogno di mettere insieme dugento mila lire, perch voglio fare una casacca nuova al mio babbo, che vendette la vecchia per comprarmi il sillabario, e siccome in Affrica c' tanto oro e tanto argento da riempirne mille bastimenti.... Non  vero che c' tant'oro e tanto argento?
- Ma se ti abbiamo detto di s!... - rispose una voce. - Anzi, se io non avessi perduto tutto quello che mi ero messo in tasca prima di lasciar l'Affrica, a quest'ora sarei un principe. E se non fosse che mi sono impegnato con questo signore a far da pantra a due lire e cinquanta il giorno, sarei proprio venuto in tua compagnia!...
- Grazie, grazie lo stesso della buona intenzione, - rispose il burattino tutto cortese - ma, nel caso che lei si decidesse, domattina all'alba si parte.
- Con quale piroscafo?...
- Com'ha detto? - chiese Pinocchio.
- Ho detto con quale piroscafo farai il viaggio.
- Ma che piroscafo! io vado a piedi. -
A queste parole tutta quella gente si buttava via dalle risate, e il burattino, pieno di stizza, disse alzando la voce:
- C' poco da ridere, cari signori: se loro sapessero quante miglia ho saputo fare con queste gambe di giorno e di notte, per terra e per acqua, riderebbero meno. Che credono forse che il Campo de' miracoli, il paese di Acchiappacitrulli, l'isola delle "Api industriose" siano qui a due passi ? Io voglio andare in Affrica, e a piedi ci voglio andare.
- Ma se bisogna attraversare il mare Mediterraneo!...
- Si traversa, gua'!
- A piedi?...
- O a piedi o a cavallo poco importa.... E, scusino, appena passato il Mediterraneo, si trova subito l'Affrica?
- Certo che si trova subito, meno che tu non voglia prendere per il mar Rosso.
- Il mar Rosso? No davvero !...
- Eppure la via del mar Rosso ti converrebbe forse di pi.
- Ma io il mar Rosso non lo voglio toccare.
- E perch?... - domand uno che faceva da lupo, e che fino allora non aveva aperto bocca.
- Eh! perch! perch! Perch non mi voglio tingere il vestito, hanno capito?... -
Nuovo e pi forte scoppio d'ilarit, che fece montar la stizza a Pinocchio fino ai capelli.
- Ma questa non  la maniera di trattare coi galantuomini, - disse schizzando veleno dagli occhi - io faccio quello che mi pare e piace, e nel mar Rosso non ci voglio entrare, ecco!... Intanto mi facciano andar subito per la mia strada. - E ficcato il capo nel solito buco, il burattino fece un salto e si trov sulla piazza.
- Addio, cecino !
- Addio, trottolino!
- Addio, burattino!
- Addio, bestie maleducate! - voleva gridar Pinocchio, ma si contenne perch l'uomo dai baffoni lo chiam, e, porgendogli la secchia, lo preg, con un bel sorriso, di riempirla un'altra volta, perch aveva sempre sete.
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6. Pinocchio vuol far morire di sete le bestie feroci, ma poi riempita la secchia torna di nuovo nel serraglio.
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Nonostante i modi cortesi di quell'onest' uomo, Pinocchio and via arrabbiatissimo, giurando in cuor suo di vendicarsi di tutta quella gente che si era fatta beffe di lui.
- Tanto per cominciare - diceva tra s - mi propongo di farli morire tutti di sete! Se hanno a bere dell'acqua che porter io, muoiono di certo! -
Con questi malvagi pensieri per la testa il burattino prese la via di casa, mettendosi bravamente la secchia in capo.
- Questa in ogni modo, - diceva fra s quel mariolo - servir a compensarmi della fatica durata. Ma davvero quanto siamo disgraziati noialtri ragazzi! dappertutto dove si va, trovano sempre da farci fare qualche cosa. Oggi, che credevo di passare tutta la giornata senza far nulla, e godermi lo spettacolo, invece ho lavorato a portar acqua come un ciuco. Che si fa celia! due viaggi uno dietro l'altro per dar da bere a gente che non conosco. E come bevevano! parevano spugne. Ma per me hanno voglia di bere! Ora per quelli l sento che non moverei nemmeno un dito, lo non voglio essere canzonato da nessuno !... -
Mentre finiva questo ragionamento, Pinocchio si trovava proprio in faccia alla fontana pubblica, e guardando quell'acqua chiara che veniva gi che era un piacere a vederla, ripens a' poveretti che l'aspettavano con la secchia piena, e non pot fare a meno di fermarsi.
- Gliela porto o non gliela porto!.. - disse fra s. - Eppure son tutte brave persone condannate a funzionare da bestie feroci, e in fin dei conti mi hanno trattato con molta amorevolezza.... Sar meglio che gliela porti ! Viaggio pi, viaggio meno,  la stessa. E avvicinatosi alla fontana riemp la secchia e via di corsa.
- Ehi di casa ! - disse a mezza voce - ecco la secchia con l'acqua: prendetela, perch io non ci entro.
- Bravo burattino, - dissero le bestie - si credeva che tu non volessi tornar pi! Grazie!
- Di nulla - rispose Pinocchio tutto contento.
- Ma perch non passi dentro?
- Grazie; devo andare a scuola. 
- Sicch in Affrica non ci vai pi ? - disse una voce in tono canzonatorio.
- Chi l'ha detto che non ci vado pi?!... Torno a scuola per salutare il maestro, e per dirgli che abbia pazienza per qualche giorno. Poi voglio abbracciare il mio babbo, e chiedergli il permesso perch non stia in pensiero.
Bravo burattino, cotesto ti fa onore !
- Che brava gente, - pens Pinocchio - eppure mi rincresce a lasciarla!...
- Sicch non vuoi proprio passare?
- No, l'ho gi detto; prima devo andare alla scuola, e poi....
- In quanto alla scuola mi pare un po' tardi.... - disse quel giovinetto che faceva da coccodrillo,
- Eh! sicuro, che  tardi per la scuola - rispose Pinocchio.
- Allora vieni un altro po' qui con noi, e pi tardi anderai dal babbo.
- Gi! e pi tardi ander dal mio babbo - concluse Pinocchio; indi ficcato il capo nella buca, con un salto leggero si trov di nuovo dentro al baraccone.
Quella birba non voleva confessare a se stesso che moriva di voglia di trovarsi tra quella gente.
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7. Terzo gran discorso del Direttore con accompagnamento di fischi del pubblico, mentre Pinocchio si congeda dalle bestie feroci.
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Era incominciato lo spettacolo.
Il Direttore spiegava al pubblico le meraviglie del suo serraglio, declamando a gran voce:
"Signori, loro potranno osservare ed esaminare la bellezza e la ferocia di tutti questi terribili animali, che io ho comprati a prezzi favolosi nel centro dell'Affrica.
"Eccoli qui davanti a' vostri occhi, rinchiusi in tante gabbie.... ma nascosti alla vostra vista, perch se queste bestie micidiali potessero vedervi, si arrabbierebbero troppo. E io ho pensato, o signori, che anche voi potreste spaventarvi troppo; e a me preme molto la vostra quiete e la vostra preziosa salute.
"Intanto, o signori, la prima bestia che ho l'onore di presentarvi  l'elefante.
"Osservate, o signori, la piccola bagattella che gli spunta di sotto il naso. Con essa costruisce case, coltiva i campi, scrive le lettere, raccatta mazzi di sigari, mazzi di fiori e.... simili insetti.
Voi lo vedete dipinto al naturale in questo bellissimo quadro che mi costa un occhio...."
I gonzi che avevano buttate via le due lirette cominciavano a guardarsi in viso l'uno coll'altro; e il Direttore, accorgendosi che le cose pigliavano una brutta piega, alz pi forte la voce:
"Ora, signori, si passer all'altra parte dello spettacolo, pi interessante, pi imponente: al gran pasto delle belve, dove potranno vedere come le medesime mangiano con la bocca...."
Un grande scroscio di risa con accompagnamento di urli e di fischi si lev da ogni parte, e qualche torsolo di mela giunse sino ai piedi del Direttore; il quale, vista la mala parata, si mise a gridare con quanto fiato aveva in gola:
"Rispettino, o signori, gli estremi aneliti di una madre che in questo momento si stringe al petto per l'ultima volta il suo derelitto orfanello."
Ma nemmeno questo ricordo della madre morente del primo scimmiotto della compagnia, bast a contenere l'ira degli spettatori, i quali, se ne andavano, lanciando un monte d'impertinenze e anche qualcosa di pi duro delle impertinenze. In conclusione, era un parapiglia, un baccano indiavolato.
Dalla parte dove stava Pinocchio, invece, la calma era perfetta, e la conversazione tra il burattino e le bestie feroci era ricominciata pi allegra e pi spigliata di prima.
- Sicch quando parti? - domandava a Pinocchio il giovinotto che faceva da pantra.
- O non gliel'ho detto? domattina a giorno anche se piove.
- Bravo!... ma bisognerebbe che tu portassi con te diverse cose, che ti potrebbero essere necessarie.
- Sarebbe a dire?...
- Ma! che so io!... prima di tutto per fare un viaggio in Affrica ci vogliono molti denari.
- Quelli non mancano - disse Pinocchio con aria sicura.
- Bene! Poi ti dovresti procurare una buona carabina!
- To' e per farne che ?
- Per difenderti dagli animali feroci!...
- Via, via!... a me non la date ad intendere!... Ho veduto come sono gli animali feroci dell'Affrica !
- Bada, burattino, a quello che fai! Piglia una brava carabina, perch in Affrica non si sa mai!
- Ma se non la so nemmeno scaricare!
- Allora si sta a casa, burattino mio!...
- Pazzie!
- Gi pazzie! Pazzia  la tua, di metterti in un'impresa tanto arrischiata senz'armi e senza saperle adoperare....
- Ma lo sa lei, che con cotesti discorsi mi par di sentire il Grillo-parlante ?
- E chi era questo Grillo-parlante?
- Era un certo animaletto uggioso che una volta.... Basta, non ne parliamo,  roba passata.... Dunque si diceva che in Affrica c' oro, argento e pietre preziose a bizzeffe: qui sta il punto.
- Sicuro che ci sono, ma!...
- Ma ho detto che non mi facciano inquietare, che quando mi sono messo in testa una cosa, nessuno me la leva.
- Bada, burattino, che te ne potresti pentire.
- Ci vado!
- Potresti veder cose molto nere!
- Ci vado apposta.
- Potresti, lasciarvi anche la vita.
- La Fatina mi salver.
- E chi  questa Fatina?...
- Quante cose vorrebbero sapere!... Insomma, se non hanno bisogno d'altro, io me ne vado.
- Addio, burattino.
- Arrivederli in salute.
- Addio, testa di legno.
- Non ricominciamo colle impertinenze - disse Pinocchio risentito.
E ficcato il capo nella solita apertura, spicc un salto e fu sulla piazza.
Questa volta il burattino voleva andare a casa davvero, ma era troppo curioso di saper che cosa diceva la gente dello spettacolo. Perci girando attorno al baraccone si trov presto all'entrata, ma la tenda era abbassata, e vi era scritto sopra a grandi caratteri neri come l'inchiostro di China: CHIUSO PER LUTTO DI FAMIGLIA. Allora il burattino si ramment della malattia e della morte della madre del primo scimmiotto della compagnia, e voleva tornare indietro per lare le sue condoglianze al poveretto; ma poi pens che in quel doloroso momento era meglio lasciarlo in pace.
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8. Pinocchio ritorna a casa, dove trova una lauta cena e mangia con molto appetito, ma la notte dorme male.
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Quando Pinocchio arriv a casa, il suo babbo era gi a letto da un'ora. Il vecchio Geppetto, non potendo guadagnar tanto da mettere insieme una cena per due, diceva sempre di non aver fame; e per sette sere della settimana andava a letto a stomaco vuoto. Ma per il suo Pinocchietto la cena ci doveva essere. Una cipolla arrostita, quattro fave secche rinvenute nell'acqua, un capo di salacca avanzato del giorno non mancavano mai.
Quella sera, infatti, Pinocchio, trov un mangiare pi abbondante del solito.
Il buon Geppetto, non avendo veduto il figliuolo all'ora del desinare, e pensando che sarebbe tornato la sera con moltissimo appetito, gli aveva serbato tutte le uova di un'aringa, che padre e figlio mangiavano da due giorni. E poi, come se questo gli paresse poco, vi aveva aggiunto un bel pezzo di scorza di arancia.
- Anche le frutta! - aveva detto il brav'uomo sorridendo di compiacenza per la gioia che avrebbe provato il suo caro Pinocchio, nel vedersi trattato da signore a quel modo.
Infatti il burattino mangi con grande avidit le sue uova di aringa con un cantuccino di pane di un colore incerto fra il verde e il nero; poi, con pi calma, cominci ad assaporare la buccia d'arancia, che trov deliziosa.
Finito che ebbe di mangiare, tir gi tutto d'un fiato un bel bicchiere d'acqua della brocca, e prima di buttarsi sul letto si accost a quello dove dormiva il suo babbo, e gli diede due bei bacioni in fronte: uno per le uova di aringa e l'altro per la buccia di arancia.
Pinocchio, non c' che dire, aveva un cuore eccellente, e per il suo babbo avrebbe fatto di tutto, meno che studiare e lavorare, specialmente ora che aveva pensato di andare in Affrica a empirsi le tasche di oro, di argento e di pietre preziose.
Si butt dunque sul letto, ma nella notte dorm poco.
Leoni, elefanti, tigri, pantre, coccodrilli vestiti da uomini che suonavano il clarinetto: donne bellissime ricoperte di seta a strisce bianche, rosse e verdi, con mantelli guerniti di smeraldi e di zaffiri, a cavallo a farfalle grosse come aquile; uomini con certi stivaloni che arrivavano ai fianchi, col viso interamente coperto d'un golettone bianco: palazzi d'argento colle scale d'oro e le porte e le persiane di malachita, tutto questo e altro ancora gli ballava davanti agii occhi nelle tenebre. Se per caso chiudeva gli occhi gli si aprivano gli orecchi, e sentiva un frastuono assordante di voci animalesche, ruggenti, urlanti, fischianti, e suoni di trombe e di tromboni, con accompagnamento di dieci gran-casse e venti paia di piatti.
Quando Pinocchio si lev non era ancora giorno. Pure, per prima cosa, volle correre a salutare i suoi amici del baraccone; ma non trov pi anima viva. Il Direttore s'era probabilmente accorto che l'aria di quella piazza non faceva bene alle sue bestie, e nella notte, cheti cheti se ne erano andati tutti.
- Buon viaggio - disse Pinocchio, e si mise a guardare per terra se trovava qualche pezzo d'oro dimenticato o qualche pietra preziosa caduta dai diademi delle donne; ma per l'appunto non trov nulla.
- Ed ora che cosa faccio? - osserv il burattino - vado in Affrica, o vado a scuola?... Sar meglio andare a scuola, perch il maestro dice che sono un po' addietro nella lettura, nella scrittura, negli esercizi di memoria, nella composizione, nella storia, nella geografa e nell'aritmetica. Nel resto poi non c' tanto male....
Sicuro, sicuro; sar meglio che stamani vada a scuola; cos nella giornata imparer, m'istruir, e quando avr imparato e mi sar istruito non sar pi un ignorante. -
Dopo questo profondo e sensato ragionamento, il burattino riprese la via di casa, coll'idea di dare un'occhiata alle lezioni, riunire libri e quaderni e andare a scuola.
 IX.
Pinocchio incontra un omino che vende i datteri, e assaggiatone uno, parte precipitosamente per l'Affrica senza nemmeno dir nulla al babbo.
Pieno di questi buoni proponimenti, camminava di buon passo; quando, ad un certo punto della strada, incontr un omino con un berretto di carta e un gran grembiule bianco di bucato, tal quale proprio come i cuochi d'albergo.
Questo omino si mandava avanti un carretto pieno di certa roba che Pinocchio non aveva mai veduta; e gridava da rintronarne le orecchie:
- Datteri! Datteri! freschi i datteri! dolci i datteri! veri datteri d'Affrica!
- E dalli coll'Affrica! -esclam Pinocchio. - Quest'Affrica mi perseguita. Ma che c'entra l'Affrica coi datteri, e che roba sono questi datteri, ch'io non ho mai sentito rammentare? -
Davanti a Pinocchio l'omino si ferm, perch una signora gli aveva fatto un cenno dalla finestra. Anche Pinocchio si ferm, e si trovava proprio l accanto al carretto, quando la signora si faceva pesare un chilogrammo di quella tal mercanzia.
Ora avvenne che, mentre l'omino metteva i datteri dentro un paniere, che la signora gli aveva calato, uno di questi frutti cadde per terra. Immediatamente il burattino si chin; lo raccolse e lo present con bel garbo alla signora.
- Grazie; - gli disse quella con un bel sorriso - tienlo pure per te, che te lo sei guadagnato. -
E senza aggiungere parola si era ritirata dalla finestra, lasciando l il burattino col dattero in mano.
Anche l'omino si era allontanato col carretto, alzando fino ai quinti piani il solito grido:
- Datteri! datteri! freschi i datteri! dolci i datteri! veri datteri d'Affrica! -
Pinocchio gli guard dietro per un pezzo; guard anche alle finestre delle case circostanti, e quando fu sicuro di non esser visto, si cacci il dattero in bocca. Stelle del firmamento! una dolcezza a quel modo il burattino non l'aveva mai sentita!
Che cosa era la buccia di arancia che aveva assaggiata la sera avanti a confronto di quel sapore! Ma dunque era proprio vero, quello che gli aveva detto l'uomo coi baffoni che faceva da elefante!
- Vado in Affrica! - disse forte il burattino - ci vado anche se dovessi rompermi le gambe, anche se dovessi affogare, anche se dovessi attraversare il mar rosso, il mar giallo, il mar verde, il mare di tutti i colori.
E quella birba, senza curarsi nemmeno di tornare a casa per dare un bacio al suo babbo, che forse a quell'ora l'aspettava a colazione, senza pensare come resterebbe addolorato quel povero vecchio quando non lo avesse veduto n per quel giorno, n per molti altri ancora, prese la corsa verso la spiaggia del mare.
Quando fu a dieci passi dalla riva si sent chiamare: - Pinocchio! Pinocchio! - Il burattino si ferm su due piedi e guard intorno, ma non vide nessuno. Allora riprese la sua corsa, ma si sent chiamare di nuovo:
- Pinocchio! Pinocchio! Bada a quello che fai!
- Addio, e tanti saluti a casa! - grid lo sconsigliato, mentre entrava con un piede nell'acqua.
-  ghiaccia quest'acqua, stamattina, - diceva tirandosi dietro l'altro piede -  ghiaccia, e mi fa un freddo birbone; ma penser io a mandarlo via il freddo: so come si fa! - e con un movimento celere, si stese quant'era lungo, si pieg in avanti, allarg le braccia e gi a capofitto. Dopo dieci secondi torn alla superficie, e cominci a nuotare placido placido, come se non fosse fatto suo.
A mezzogiorno nuotava sempre; si fece sera e nuotava sempre; si alz la luna e nuotava sempre senza un'ombra di stanchezza, di fame e di sonno. Cose proprio da burattini!...
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10. Pinocchio nuota tutta la notte, fino a che batte il capo in una scogliera, dove si addormenta e dorme pi di un giorno intero.
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La luna era sparita. Il mare si era fatto nero come pece liquida. Pinocchio continuava a nuotare di buona lena, ma gli era venuta a noia quella soli-tudine e quel buio tanto buio, che non poteva ve-dersi nemmeno la punta del naso.
Nuota, nuota e nuota, tutto ad un tratto sent come grattarsi il corpo, e fece un balzellone sull'acqua.
- Ehi! chi va' l?... - grid; ma nessuno gli rispose.
- Che sia qualche vecchia conoscenza? - pens il burattino. - Che il pesce cane mi avesse riconosciuto? Starei fresco davvero! - E si rimise a nuotare con maggior forza, anche per allontanarsi da quel punto che gli aveva richiamato la brutta idea del terribile mostro.
Ma, non aveva fatto pi di cinquanta metri, che si sent dare come un gran colpo nello stomaco, e poco dopo and a batter la zucca in qualche cosa di molto duro.
- Ohi! - grid il burattino, e fece l'atto di portarsi la mano sulla parte dolente.
Pinocchio non poteva andare n avanti n indietro; non si era accorto di trovarsi su un'ampia scogliera a fior d'acqua, e quando lo cap, grid allegramente:
- Ci siamo! Sono in Affrica!....-
Questo pensiero gli fece subito dimenticare il dolore della testa, e rizzatosi in piedi, cominci a tastarsi, prima tutte le costole a una a una, e poi il ventre e le gambe, per provare se tutto era in ordine.
Non c' nulla di guasto, - disse - questi scogli, anzi, sono stati molto garbati. Ora guardiamo un poco dove si possono mettere i piedi con questo buio. Fiammiferi non mi par d'averne.... - e si cacci le mani in tasca. - Speriamo che si faccia giorno presto, perch, se non sbaglio, mi par di aver fame - e cos dicendo, metteva adagio adagio un piede dietro l'altro, finch non gli parve d'essere all'asciutto. Allora si butt a sedere e disse:
- Mi par d'essere stanco - e si sdrai quanto era lungo sulle nude pietre.
- Mi par d'aver sonno - aggiunse, e si addorment profondamente.
Quando si svegli era giorno chiaro. Gir gli occhi all'intorno, ma non vide da una parte che pietre e pietre che salivano gradatamente in cerchio, sino a formare in lontananza come il muro altissimo di un castellaccio sormontato da torri, torrette e torracchioni in rovina; dall'altra parte, mare e mare a perdita d'occhio. Di animali e di piante nemmeno il segno.
- Se questa  l'Affrica - disse malinconica-mente il burattino - sto fresco, anzi sto caldo, perch questo sole che appena fa capolino, mi pare che abbia delle brutte idee. Seguitando cos, a mezzogiorno son bell'e cotto. -
E intanto si asciugava il sudore della fronte colla manica del vestitino asciutto, come l'esca.
Era infatti un gran caldo: un caldo come Pinocchio non lo aveva mai sentito, nemmeno nel pi fitto estate. Dal mare saliva una certa nebbiolina bigia, che si faceva sempre pi scura; il giorno, invece di divenire pi chiaro, andava di mano a mano oscurandosi.
Pinocchio guard il sole che in quel momento si rompeva in fasci di luce rossastra dietro al vecchio castello, le cui torri, torrette e torracchioni sembravano giganti avvolti dalle fiamme di un incendio. Poi anche l'incendio si spense quasi ad un tratto: il sole era scomparso del tutto.
- Questa  graziosa davvero, - disse Pinocchio - o che scherzi fa il sole per queste parti?... apparisce per dieci minuti e poi sparisce. -
Povero burattino ! Non si era accorto di aver dormito un giorno intero e parte della notte precedente; e che perci, invece di assistere alla levata del sole ne vedeva il tramonto!...
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11. La prima notte di Pinocchio in Affrica, e cose incredibili che gli accadono.
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- E ora? - si domand il disgraziato - devo passare la notte un'altra volta qui solo, solo su questi nudi scogli!... - e cominci a tremare, come se gli fosse entrata la febbre terzana.
Si prov a camminare, ma, fatto qualche passo, le tenebre lo avvolsero in modo, che non sapeva dove metteva i piedi.
Allora il povero burattino fu preso da una cupa disperazione, e pianse a calde lacrime.
Pianse la sua disubbidienza e la sua testardaggine. Gli vennero in mente tutti gli avvertimenti del babbo, le esortazioni del maestro, gli scongiuri della buona Fatina. Ricord tutte le promesse che aveva fatte di esser buono, ubbidiente, saggio, e le gioie provate durante il tempo in cui era stato un figliuolo modello, uno scolaro attento e studioso. Ricord il volto del babbo raggiante di felicit quando tornava a casa con la pagella piena di buoni punti; rivide il sorriso di compiacenza e di approvazione della sua cara, della sua buona bambina dai capelli turchini, della sua Fata protettrice, e le lacrime gli cadevano sempre pi fitte, e i singulti gli laceravano il petto!
- Oh ! se dovessi morir qui, in mezzo a questa solitudine; se dovessi morir di stanchezza, di fame e di paura! Morire burattino di legno senza aver provato la immensa consolazione di diventare un fanciullo per bene di carne e d'ossa!... -e continuava a piangere disperatamente.
E dire che il poveretto non era nemmeno al principio dei grossi guai che gli dovevano accadere in quella terribile notte affricana!
Infatti, mentre si lamentava, e i suoi pianti si perdevano nell'ampia solitudine del mare e degli scogli, ode ad un tratto un lungo ululato come di cani che si rincorressero, e nel medesimo tempo vede diverse fiammelle che si agitavano come mosse dal vento, andando balzelloni di qua e di l.
- O questa che novit , e chi porta quelle lanterne! - disse piagnucolando il disgraziato burattino.
Allora, come per dargli una pronta risposta, due di quelle fiammelle che andavano appaiate, scesero rapidamente la costa sassosa, e, facendosi sempre pi luminose, gli si avvicinavano di secondo in secondo. E colle fiammelle sentiva avvicinarsi anche que' brutti ululati, che somigliavano molto a quelli uditi nel baraccone; solamente l in quel luogo ed a quell'ora gli facevano tutt'altro effetto, e gli sembravano pi naturali.
- Finir bene, - disse fra s il burattino - ma ci credo poco. - E si butt disteso in terra, cercando di nascondersi tra le pietre.
Un momento dopo sent un alito caldo intorno alla faccia, e vide un orribile ceffo di iena con una gran bocca spalancata, con certi denti acuti come coltelli, e una linguaccia rossa come il fuoco fatta ad arco, capace di avvolgere e tirare dentro tre burattini alla volta.
- Son morto; - sospir rabbrividendo Pinocchio; e chiuse gli occhi mandando un ultimo pensiero al suo caro babbo e alla sua adorata Fatina.
Ma la bestia, dopo averlo annusato per tutta la persona, dopo essersi rifatta due volte a fiutarlo da capo a piedi, fece come una gran risata e un paio d'urli uno pi sgarbato e pi forte dell'altro, e si allontan a salti.
- Senza ritorno! - disse Pinocchio sollevando un tantino il capo.
Poi girando gli occhi attorno, come se avesse potuto vedere fra quelle tenebre, diceva fra se:
- Oh! se ci fosse almeno un albero, un muro, un rialzo qualunque per salirvi sopra! -
Il burattino, infatti, aveva ragione di desiderare un albero, un muro, un qualche cosa, insomma, per sollevarsi tre o quattro metri da terra, perch tutta quella notte, che gli parve eterna, furon sempre di quelle visite!
Venivano urlando, si fermavano, fiutavano, tornavano a fiutare, facevano dei grandi atti di disprezzo e di nausea e partivano coll'accompagnamento della solita giaculatoria inutile di Pinocchio.
- Senza ritorno! -
Una volta, anzi, quattro o cinque di quelle bestiacce che urlavano stranamente, e pareva si contendessero qualche cosa, si fermarono per molto tempo distante due passi dal burattino allibito dallo spavento, terrorizzato, quasi agonizzante. Certo che se quella gazzarra avesse dovuto durare dell'altro, il poveretto sarebbe morto davvero. Ma finalmente si fece giorno.
Colla luce sparirono come per incanto tutte le visite, e Pinocchio, affatto rassicurato, voleva alzarsi subito; ma non vi riusc.
Le gambe non si potevano muovere, le braccia non riuscirono a sollevare il tronco, una gran debolezza, che gli toglieva il lume dagli occhi, si era impossessata di tutta la sua persona.
Volle fare uno sbadiglio, ma la bocca gli rimase spalancata, perch le mascelle non avevano forza sufficiente per richiudersi.
La fame lo aveva vinto, povero burattino! Ora non c'era pi rimedio: egli doveva assolutamente morire.
- Oh! che brutta cosa, - pensava col suo cervello annebbiato dallo sfinimento - morire di fame! Che cosa non mangerei ora io, pur di non morire di fame! Due fave secche, una manata di gambi di ciliegie, un capo di sardina.... - E guardava in qua e in l per vedere di scoprire un grillo, una lumaca, una lucertolina; ma non vide nulla, nulla, altro che sassi.
Ad un tratto, per, un fioco grido gli usc dalla gola riarsa.... Alla distanza di tre o quattro passi dal luogo dove si trovava scrse tra le pietre qualche cosa che somigliava molto a carne macellata, come sarebbe a dire bove, vitello, montone o altro; solamente a quel pezzetto l era attaccata anche la pelle col pelo e tutto; un pelo lungo e ispido, che il burattino non pot mai capire a quale specie di animale avesse potuto appartenere.
La gioia di Pinocchio fu indescrivibile! Come Dio volle si trascin carponi presso quel pezzetto di carne, e giunse a mettervi sopra la bocca.
Il naso, per, non ne voleva sapere, anzi cercava di tirarsi indietro ad ogni costo, ma il burattino lo obblig a star l fermo.
- Bisogna abituarsi a tutto, amico mio, - diceva - puzza,... non c' che dire, si sente anche cogli occhi, ma ci vuol pazienza. Non dubitare, che se fo tanto di trovare delle rose, te ne voglio cogliere e regalare un bel mazzo!...
Il naso allora si adatt, la bocca mangi, lo stomaco si riebbe quasi subito, e quando la carne fu finita, Pinocchio balz in piedi e disse allegramente:
- Ecco fatta la prima colazione in Affrica! ora anderemo in cerca del pranzo. - E gli sparirono tutti i ricordi della nottata, gli uscirono dalla mente il babbo e la Fatina, e non ebbe altro pensiero che di andare pi lontano che poteva da quel luogo.
Che bella cosa essere burattini di legno!...
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12. Festosa accoglienza a Pinocchio in Affrica e prime noie della sua celebrit.
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Prima di tutto, - disse - voglio andare a quel bel castello che si vede lass. Diamine che i padroni non mi abbiano a dare un bicchier d'acqua fresca, e, verso il mezzogiorno, un pezzetto di pane e forse una minestrina nel brodo, e magari un po' di lesso!... Gi, una minestra, un buon lesso, un coscettino di pollo arrosto e un bicchier di vino mi rimetterebbero proprio lo stomaco al posto. Proviamo! -
Il viaggio tra quelli scogli era pieno di difficolt; ma il burattino le superava facilmente, saltando da una pietra all'altra come un capriolo, e destando mille echi col rumore secco dei suoi piedi di legno.
Cammina, cammina e cammina, quella spiaggia non finiva mai, e il castello era sempre pi lontano; anzi, a mano a mano che il burattino credeva di avvicinarvisi, le torri andavano scomparendo e con le torri anche le mura. Sicch, quando ebbe superato interamente la costa, non trov che pietre sgretolate dalle acque in forme pi o meno bizzarre.
E il castello e le sue torri? Addio minestra, addio lesso, addio coscetto di pollo, addio bicchieretto di vino, tutto era sparito! Pinocchio si acciuff i capelli, risoluto a strapparsene due ciocche almeno. Ma ecco che alzando gli occhi vide per un dolce declivio un tratto di paese di una bellezza sorprendente per la folta vegetazione, per i corsi d'acqua; e gi in fondo case e palazzi, i cui tetti scintillavano al sole come se fossero ricoperti di cristalli.
Pinocchio a quella vista mand un "Oh!" di maraviglia e di contento tanto sonoro, che lo dovettero udire a dieci chilometri; e senza aspettare un momento, prese la corsa in quella direzione. Saltava fossi e cespugli, attraversava boschetti di certe belle piante che non aveva mai vedute, mettendo in fuga stormi di colombi, fagiani dorati, tortorelle, folaghe e quaglie.
- Oh! come  bella l'Affrica, - diceva il burattino senza fermarsi, desideroso di giungere all'abitato, - se avessi creduto a questo, ci sarei venuto anche prima - e continuava nella sua corsa.
In pochi minuti giunse su una gran piazza, dove uomini, donne, ragazzi e ragazze vestiti in mille fogge diverse, stavano seduti o sdraiati per terra, chiacchierando, comprando, vendendo, facendo insomma un chiasso indiavolato.
Al vedere il burattino, tutta quella gente gli si fece incontro, e molti si misero a gridare:
- To'! c' Pinocchio! Guarda Pinocchio! Oh Pinocchio! Ih Pinocchio! Uh Pinocchio!
- O questa  curiosa, - diceva intanto tra s il burattino - anche in Affrica mi conoscono! Ed io che credevo di viaggiare in incognito!... -
Molto seccato da questa rumorosa accoglienza, Pinocchio si apr con stizza la strada in mezzo a quegl'importuni, distribuendo gomitate a destra ed a sinistra; poi, ripresa la corsa, infil una stradetta secondaria dove non c'era quasi nessuno, e and a fermarsi davanti ad una trattoria la cui insegna portava scritto a caratteri cubitali: "MACCHERONI ALLA NAPOLETANA."
-  quello che cercavo! - disse il burattino, ed entr.
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13. Pinocchio entra in una trattoria e mangia, ma non avendo da pagare il conto, viene arrestato e poi rilasciato dai carabinieri neri.
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Gli venne davanti un uomo sulla cinquantina, tarchiato, con una faccia tra il burbero e il bonaccione, il quale cortesemente domand in che cosa poteva servire il signore.
Pinocchio, a sentirsi chiamare signore, si gonfi come un tacchino, e chiese con molto sussiego da mangiare.
Gli fu servita subito una porzione di certa roba che di maccheroni non aveva nemmeno l'idea; ma Pinocchio in quel momento non era disposto a fare osservazioni, e spolver ogni cosa in quattro e quattr'otto.
Il padrone, intanto, andava squadrando il suo nuovo cliente, e gli girava intorno facendogli delle rispettose domande, alle quali il burattino rispondeva a monosillabi, come si costuma dalle persone di gran conto cogli inferiori.
Finito che ebbe di mangiare, chiese da bere, e il padrone gli port una bevanda che il burattino non conosceva nemmeno di vista, ma che gli parve eccellente.
- Come si chiama questa bibita? - chiese, mentre posava distrattamente il bicchiere; e infilato il pollice nel taschino del panciotto, distendeva le gambe con una posa da vero gentiluomo.
- Birra, eccellenza - rispose il padrone.
A sentirsi chiamare eccellenza, Pinocchio perdette proprio il lume degli occhi, e prov un certo prudorino sotto i piedi, che dur fatica a contenere la voglia di mettersi a ballare.
- Lo dicevo, io, che in Affrica avrei fatto fortuna! - pensava fuori di s dalla contentezza. E chiese un pacchetto di sigarette, che il padrone gli port premurosamente, con una scatola di cerini.
Fumata che ebbe un'intera sigaretta, e detta qualche parola insignificante, il bravo Pinocchio si disponeva ad uscire, quando il padrone, con bel garbo, gli mostr un foglietto di carta, sul quale aveva scritta qualche parola e qualche cifra.
Che cosa  questo? - domand il burattino con aria sprezzante, accennando al foglio.
- Il conto, illustrissimo; il conto del suo dare per il pranzo e per le sigarette. -
Pinocchio, a sentir quell'antifona, dimenticando che gli illustrissimi e le eccellenze non debbono mai trasgredire le buone regole del galateo, si diede una forte grattata di capo, e guard trasognato il padrone, che sorrideva maliziosamente.
- Ma, eccellenza, che le fa meraviglia?... non usa, forse, nei suoi posti pagare il conto quando s' mangiato ? -
A quelle parole, il burattino ebbe un gran sussulto, e sent salirsi il rossore alla fronte. Pure, volendo fare il gradasso, rispose:
- Mi maraviglio! io non so che cosa vogliate dire! Che usi barbari sono mai questi? Gi non mi fa nessuna meraviglia che per queste parti....
- Per queste parti, eccellenza, - interruppe calmo calmo il padrone - usa che quando uno ha mangiato deve pagare, ecco! Del resto, se vostra signoria non ha un soldo in tasca, e intende di vivere alle spalle del prossimo, c' il suo bravo rimedio anche per questo. Aspetti un minuto e lo vedr. -
E in cos dire quell'uomo si affacci sulla porta della bottega, e mand fuori dalla bocca un suono particolare; poi, sempre pi calmo e sorridente ritorn verso Pinocchio, il quale aveva gi perduto tutto il suo coraggio e si frugava disperatamente in tasca, per cercarvi ci che non avrebbe mai trovato.
Alla fine diede in un grande scoppio di pianto, e si butt ai piedi del padrone, scongiurandolo ad avere pazienza che, appena avesse trovato il primo pezzo d'oro o la prima pietra preziosa che era venuto a cercare in Affrica, lo avrebbe pagato fino all'ultimo centesimo.
Il padrone sentiva una gran voglia di ridere, ma contenendosi alla meglio, disse bonariamente:
- Mi dispiace, ma ormai la cosa  fatta, e non si pu tornare indietro.
- Ma che cosa avete fatto? - domand il burattino inquieto.
- Che cosa ho fatto'? To'! ho mandato a chiamare i carabinieri!
- I carabinieri!... - url il burattino tremando in tutta la persona. - I carabinieri! anche in Affrica ci sono i carabinieri?!... Ma no, per amor del cielo, padroncino mio, rimandateli indietro i carabinieri, perch io non voglio andare in prigione. -
Tutto fiato inutile. Due carabinieri, neri come la cappa del camino, erano gi in bottega, e andando difilati verso il burattino gli domandavano pulitamente come si chiamava.
- Pinocchio! - disse con un fil di voce il ragazzo, tremando come una foglia.
Il padrone, a sentir quel nome, si riscosse tutto.
- Quale professione esercitate?
- Il burattino! -
Nuovo movimento di sorpresa del padrone, e sforzi straordinari dei carabinieri per non ridere.
- Che cosa siete venuto a fare in Affrica?
- Ecco, dir.... - rispose Pinocchio ripigliando un po' di coraggio - ci sono venuto perch loro signori devono sapere come qualmente il mio povero babbo, per comprarmi il sillabario vend la sua casacca, motivo per cui, siccome in Affrica c' tanto oro e tanto argento....
- Che discorsi son questi? interruppe il pi anziano de' carabinieri - meno chiacchiere, e mostrate subito i vostri fogli.
- Che fogli ? - disse il burattino - io li ho lasciati tutti a scuola.... -
I carabinieri si mordevano furiosamente le labbra per non prorompere in una sonora risata; e intanto, per troncare ogni discussione, avevano messo fuori i ferri, e si disponevano a incatenare il burattino, pi morto che vivo.
Ma improvvisamente il padrone si fece in mezzo, e li preg con calore a lasciarlo libero sotto la sua responsabilit, dichiarando che riteneva il conto come saldato, e aggiungendo molte altre bellissime e convincentissime ragioni, che commossero sino al cuore i due neri rappresentanti della legge.
- Ma!... contento voi, contenti tutti; - disse alla fine uno - se intendete di fare un'elemosina, tanto meglio.... -
E lasciato in libert il burattino, se ne andarono senza aggiunger parole.
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14. Come Pinocchio dal grado di eccellenza pass a quello di sguattero della trattoria.
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Pinocchio era diventato rosso come un peperone, a sentire che gli si faceva un'elemosina, e stava l indeciso se rimaneva, oppure seguiva i carabinieri per farsi mettere in prigione, piuttosto che sopportare quella vergogna; ma poi pens che era meglio rimanere, e se ne and chiotto chiotto in un cantuccio della stanza.
Ma il padrone lo riconfort subito, domandandogli:
- Sicch tu sei il burattino Pinocchio? - Questi a sentirsi dare del tu a quel modo, rest molto male, e voleva fare e voleva dire, ma poi, ripensando al conto non pagato, credette meglio di rispondere garbatamente che era lui n pi n meno.
- Ci ho proprio piacere, - continu quell'uomo - ci ho piacere, perch io ho conosciuto il tuo babbo.
- Ha conosciuto il mio babbo?! - esclam il burattino tutto contento.
- Sicuro che l'ho conosciuto! Ci sono stato in casa come servitore prima che tu nascessi.
- In casa mia come servitore?! Da quando in qua il mio babbo Geppetto ha avuto servitori? - esclam il burattino, spalancando tanto d'occhi.
- Ma che Geppetto ! Non si chiama mica Geppetto il tuo babbo.
- O questa  bella davvero! Come si chiama dunque ?
- Il tuo babbo vero, caro il mio burattino, non  Geppetto, ma il signor Collodi,... un uomo, caro mio, di quelli che non ne nasce tutti i giorni!... -
Pinocchio capiva meno che mai, e non poteva persuadersi che proprio in Affrica avrebbe dovuto imparare la storia della sua famiglia. Andava dunque ascoltando con un viso agro-dolce tutte le spiegazioni che quell'uomo continuava a fargli, finch concluse cos:
- Bada bene per, che se non sei proprio figliuolo del buon Geppetto, questo non vuol dire che tu non gli debba essere riconoscente di tante cure che il buon uomo ha avute per te. Ma tu, tu che bella ricompensa gli dai, eh?... - seguitava quell'uomo accalorandosi. - Scappare di casa a cotesto modo senza nemmeno avvertirlo! Chi sa che penser, ora, quel buon vecchio, a non vederti pi intorno a s, senza sapere nemmeno dove sei!... Ah! ragazzi ragazzi, che non capirete mai quali e quanti dolori procurate a' vostri genitori!... che non movereste un dito, per risparmiare una noia alla vostra mamma, che pensa sempre a voi anche la notte quando dorme, o una fatica al vostro babbo che lavora dalla mattina alla sera perch non vi manchi nulla perch possiate studiare e farvi uomini seri, utili a voi, alla famiglia, alla patria ed alla societ! -
A sentir questa predica. Pinocchio si era fatto pensieroso. Non si sarebbe mai aspettato di sentir parlare proprio in Affrica con tanta assennatezza e verit, ed era l l per piangere.
Anche quell'uomo taceva commosso, pensando chi sa mai a che cosa; ma poi, passandosi una mano sugli occhi come a scacciarne qualche doloroso pensiero, cambi tono di voce e disse allegramente:
- Intanto tu, caro il mio Pinocchietto, ringrazia Dio che questa volta ti ha fatto capitare bene.... perch fin da ora puoi far conto d'essere come in casa tua. Ma siccome io non sono ricco, e anche perch avevo bisogno di un ragazzetto che mi aiutasse nelle mie faccende, tu fin da oggi comincerai con lo spazzar la bottega che, come vedi, essendoci stati molti avventori, ne ha un gran bisogno. -
E s dicendo, consegnava al burattino una grossa granata, perch incominciasse subito a spazzare.
Pinocchio si sent offeso nel pi vivo dell'anima a quella proposta; ma le ombre dei carabinieri neri e del conto non pagato gli rintuzzarono tutto lo sdegno, e spazz e ravvi di santa ragione.
- Da eccellenza a sguattero! bel progresso che ho fatto! - pensava colle lacrime in pelle in pelle il disgraziato burattino, mentre menava la granata che era un piacere - ma mi sta bene; bene come il basto all'asino. Oh! se in questo momento mi vedessero il mio babbo, la mia Fatina, i miei compagni di scuola e specialmente Lucignolo, che bella figura ci farei!... -
E continuava a spazzare e a dar di cencio sulle panche e sulle seggiole sudicie e polverose.
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15. Pinocchio venditore di acqua, e suo giro per la citt dove sentirete quel che gli accade.
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Occupato in quel modo, il tempo pass prestissimo al burattino, il quale all'ora del pranzo, aveva un appetito formidabile, e mangi per quattro.
Il suo padrone gli fece molti complimenti per l'assetto che aveva saputo dare alla bottega, e lo incoraggi a perseverare in quelle buone disposizioni.
- Cos, nel termine di una diecina d'anni, - gli disse - avrai messo da parte il necessario per ritornartene a casa, coll'aggiunta di qualche soldo che far tanto comodo al tuo povero babbo per andare avanti. Intanto, ora che hai mangiato, prenderai quest'otre pieno d'acqua che anderai a vendere per la citt. Stasera, al tuo ritorno, faremo i nostri conti, e vedrai che le tue cose non si metteranno tanto malaccio. -
Cos dicendo, quell'uomo present al burattino livido per la rabbia, un arnese di pelle simile ad una botticella, e gliela accomod sulle reni fermandogliela sul davanti con una striscia di cuoio. Poi gli consegn un bicchiere pure di cuoio, e lo accompagn alla porta dicendogli:
- Un soldo il bicchieretto scarso!... scarso!... siamo intesi?... - e rientr dentro con una tal pace e una tal calma, che avrebbero fatto montare la stizza ad un morto.
Pieno di tristezza, Pinocchio si avvi per una viuzza lurida e stretta, fiancheggiata da capanne sporche, dalle quali venivano fuori certi odori, che non eran di rose!... E cammin, cammin senza saper dove andava, e senza guardare dove metteva i piedi, facendo e disfacendo nel suo cervello di burattino mille progetti: che se il padrone della trattoria avesse potuto leggervi dentro, gli sarebbe corso dietro per riavere almeno il suo otre.
A mano a mano che il burattino camminava, la strada pigliava un aspetto pi decente. Alle capanne sporche fatte di terra e di tavole, succedevano case di materiale, e dopo le case vide qualche palazzo con grandi e belle finestre, e terrazze spaziose che era un piacere. Si vedeva un viavai di persone, signori e signore, vestite in mille modi differenti, soldati e ufficiali con ricche divise, venditori ambulanti, insomma una bella strada attraversata dai fili del telegrafo, e poco lontano si sentiva il fischio della vaporiera.
Pinocchio era proprio stupito a vedersi davanti tutte quelle belle cose, e disse tra s:
- Ma che Affrica d'Egitto  mai questa! Io l'Affrica me la ero figurata in altro modo!... -
Mentre faceva queste riflessioni, gli si era avvici-nato un uomo avvolto in un gran manto di panno bianco, con una lunga barba che gli contornava un viso severo e che lo tocc sulla spalla facendogli un cenno che il burattino non cap.
Allora quell'uomo cominci a borbottare certe parole, continuando a far cenni; ma Pinocchio capiva meno di prima, tanto le parole che i cenni.
Alla fine il burattino, stizzito, voleva andarsene per i fatti suoi, ma quell'uomo, alzando la voce lo afferr per la punta del naso stringendoglielo come in una morsa. Pinocchio cercava di liberarsi e strillava come un'aquila. Ne nacque un parapiglia indescrivibile. Molti si fermarono, e, come Dio volle, riuscirono a fare intendere al burattino che quell'uomo non voleva altro che un soldo d'acqua.
- Ci voleva dimolto a dirlo! - esclam il ragazzo, tirandosi gi l'otre dalle reni e deponendolo in terra. Poi prese il bicchiere di cuoio e lo riemp d'acqua, versandone in quantit, cosa che fece stupire tutti i presenti.
Quell'uomo bevve, pag e se ne and via senza nemmeno dire addio.
- Ma che hanno tutti sete d'acqua questi affricani? - disse il burattino, pensando a' suoi amici del baraccone. - A me piace pi la birra, e voglio vedere se con questo soldo trovo da berne un bicchieretto. -
E si disponeva ad andarsene, lasciando l l'otre, di cui non gl'importava un bel nulla.
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16. Corsa precipitosa di Pinocchio a cavallo a un cane, e sua rovinosa caduta in un oscuro burrone.
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Ma intorno a lui si era radunata una gran folla, specialmente di ragazzi, con certi visi fuligginosi, i quali come fanno tutti i ragazzacci di tutte le parti del mondo coi forestieri, intendevano gi di pren-dersi beffe del burattino. Peraltro avevano fatto i conti senza i gomiti e i piedi di Pinocchio, che seccato da quel brutto modo di procedere, e avendo gi stabilito il suo piano, cominci, secondo il solito, a menar calci e pugni, mandando a gambe le-vate due di quegli spazzacamini, che gli paravano la strada, e via a corsa....
La gente seduta sulle panche delle botteghe, o disseminata per la strada, trasecolava a vedere quel cosetto di legno volare come se lo portasse il vento, e molti gridavano e gli correvano dietro.
Figuratevi se Pinocchio stava l ad aspettare! Risoluto a non farsi raggiungere, aveva infilato una stradicciola semideserta, e stava gi per entrare in una gran piazza, addirittura spopolata, in fondo alla quale si vedeva l'aperta campagna, quando sull'imboccatura vide un grosso cane sdraiato, che gli sbarrava il passo. Pinocchio con una occhiata ne misur la lunghezza, coll'intenzione di saltare la bestia a pie pari. Ma nell'atto che spiccava il salto, il cane si rizz, e che  e che non , Pinocchio vi si trov a cavallo senza mai capire com'era andata la faccenda.
Il cane a sentirsi addosso il burattino cominci ad abbaiare furiosamente e a correre come una palla da schioppo, e Pinocchio sopra, attaccato con le due mani al groppone peloso.
Il poveretto si era gi rassegnato a rompersi l'osso del collo, e pregava Dio che fosse presto, per finirla una buona volta con quella corsa che gli toglieva il respiro, ma, a farlo apposta, il cane pareva che ci godesse a saltar massi, fosse e burroni, come se in vita sua non avesse fatto altro che trasportar dei burattini sul dorso.
- C' pericolo che questo qui sia un cane-ca-vallo?! in Affrica non si sa mai! - pensava intanto Pinocchio - se  cos, fo conto di percorrerla tutta con lui, e di condurlo con me quando ritorner a casa dal mio babbo. Hanno da crepar di rabbia i miei compagni quando mi vedranno andare a scuola cavalcando come un signore! Gli voglio fare una sella tutta ricamata d'oro come quelle che vidi ai cavalli del Direttore del baraccone, e un paio di staffe di argento. La sella ci vuole di certo, perch, a cavalcare cos a pelo non  troppo comodo, e speriamo anche che non sia tanto pericoloso. -
Quest'ultima riflessione nacque nel cervello del burattino, al vedere che si trovava vicino ad un burrone largo e profondo, che non se ne vedeva la fine.
Quando vi furono presso, e il cane stava per spiccare un salto tremendo. Pinocchio disse mentalmente:
- Questo  l'ultimo di certo! Se arrivo di l intero fo voto, ritornato a casa, di andare a scuola tre giorni di seguito - e chiuse gli occhi.
Allorch li riapr si trov nel fondo di un precipizio, dove era buio perfetto. Quanto era stato per aria? il burattino non lo sapeva nemmen lui, tanto pi che, mentre volava, si era distratto nel sentire una voce, che non gli era nuova, gridare: - Pinocchio! Pinocchio! - cos forte che l'eco ne rimbombava ancora:
- Pinocchio! Pinocchio!
- Addio e tanti saluti al trattore - diceva mentalmente il burattino, meravigliatissimo di non essersi stritolato braccia e gambe in quella spaventevole caduta.
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17. Pinocchio, rimasto al buio,  costretto a stare un pezzo dentro una caverna, poi trova da bere e si empie d'acqua....
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- Ed ora buona notte! - concluse lo sconsigliato burattino, tra il ridere e il piangere. - Se esco vivo da questa prigione, sar il miracolo pi miracoloso che abbia visto. - E stette l fermo nel medesimo posto dove si trovava, pensando alla sua cavalcatura, della quale n allora n in seguito ebbe pi notizia.
A render sempre pi difficile la sua strana posizione, sent che cominciava a tormentarlo una gran fame e una gran sete. La sete, poi, in pochi momenti gli si rese addirittura insopportabile. Col gran gridare che aveva fatto, correndo sul dorso del cane, gli si era seccata l'ugola in maniera che avrebbe dato non si sa che, per avere anche una sorsata sola di quell'acqua che aveva lasciato poche ore avanti nel mezzo di strada.
- Ma io non voglio morire qui dentro! - disse alla fine - proviamoci a camminare.... -
E cos dicendo mosse un piede, poi l'altro, remigando colle braccia come se giocasse a mosca cieca.
Il fondo sul quale Pinocchio muoveva i piedi era liscio e soffice, l'aria fresca che era un piacere: nell'insieme non si trovava tanto male; soltanto quattro cose gli davan noia: il buio, la fame, la sete e la paura: nel resto era perfettamente tranquillo.
Continuando ad annaspare fra le tenebre, aveva fatto una ventina di passi allorch gli parve di sentire un dolce mormorio; una specie di bisbiglio sommesso come di voci umane, che parlassero tutte insieme sottovoce. E girando gli occhi da quella parte, gli parve di vedere un certo albre proprio come si vede dalla parte di levante, quando comincia ad albeggiare. Sentendosi ritornare il sangue nelle vene, Pinocchio si diresse da quella parte con tutta la velocit che gli permettevano i piedi, che affondavano in quel terreno morbido come un velluto, alto pi di quattro dita.
Di mano in mano che camminava, il mormorio si faceva pi distinto, e il chiarore pi luminoso. Fi-nalmente Pinocchio vide che si trovava in un re-cinto rischiarato da una luce mite e trasparente, che non si sa di dove veniva, e il mormorio era prodotto da un filo d'acqua chiara e fresca, che scendeva dall'alto di una roccia, formando un piccolo ruscello che scorreva lungo il fondo sabbioso di quella specie di galleria.
Pinocchio corse subito verso la roccia, si mise sotto a quel filo d'acqua spalancando la bocca come un imbuto, e bevve e bevve fino a empirsene proprio come un barile.
- Di sete non muoio pi - disse allegramente il burattino, dopo aver trincato per dieci minuti. - Rimane la fame, e sento che non  pochina. Ma davvero, che destino  questo che io, ogni due ore almeno, debba esser tormentato dalla fame? Ma che non ci sia il modo di abituarsi a vivere senza mangiare? Mi ci voglio provare fin da ora, e, se mi riesce, voglio insegnare subito come si fa, a tanti poveretti che non hanno da comprarsi il pane! -
Mentre formava un cos lodevole proponimento, sent gi nel fondo del ventre un certo rumore, un rimescolamento, un tramesto tal quale avviene a chi, per guarire da una grave indigestione,  stato costretto a ingozzar trenta grammi d'olio di ricino.
Il rumore, il rimescolamento e il tramesto crescevano a dismisura; e ad un certo punto il burattino non ne pot proprio pi!... L'acqua che Pinocchio aveva bevuta era.... purgativa!
Si riebbe a poco a poco, e, piuttosto male in gambe, si diresse dalla parte di dove veniva la luce, e finalmente pot uscir fuori e rivedere il cielo.
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18. Pinocchio vede una carovana camminare col capo all'ingi e le gambe per aria. Sua meraviglia e suo proponimento di unirsi a quella gente.
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La fame si faceva sentire sempre pi, e Pinocchio guardava di qua e di l, cercando qualche cosa da rodere; ma non vedeva intorno a s che sassi e sabbia: sassi che luccicavano al sole come specchi, sabbia che scottava come se fosse stata al fuoco.
Sconfortato da tutta quella desolazione, il povero burattino, con lo stomaco che gli sonava come una canna d'organo, prese melanconicamente a camminare senza direzione. E cammina cammina, alla fine si trov su un rialzo di terreno che gli permetteva di vedere una grande pianura attraversata da una larga strada. E sulla strada vide una lunga processione di uomini, di donne e di cammelli che camminavano - cosa incredibile, ma vera - col capo all'ingi e le gambe per aria....
A quel nuovo e meraviglioso spettacolo, il burattino prima fu preso da una gran voglia di ridere, poi ebbe quasi paura, e andava stropicciandosi gli occhi, dubitando di vedere a rovescio.
- Sogno o son desto? - ripeteva tra s. - Sogno o son desto?... - Ma la processione di tutti quegli uomini, donne e cammelli, continuava il suo strano cammino, e si sentiva distintamente il cicaleggio delle donne, le risate dei ragazzi, seduti capovolti sui dorsi dei cammelli, e la voce imperiosa degli uomini, che con lunghe pertiche incitavano le bestie.
- Questo poi non me lo sarei aspettato davvero! - diceva frattanto il burattino. - O che usanze di viaggiare ci sono in Affrica! sarebbe curioso che anch'io camminassi col capo!... - e se lo andava tastando con le mani, per accertarsi se per caso al posto della testa ci avesse avuto i piedi.
Intanto l'intera carovana era passata, e Pinocchio stava sempre l fermo coll'occhio sull'ultimo cammello, che spariva allo svolto della strada, agitando nell'aria le sue lunghe e magre zampe.
Ci volle qualche tempo prima che il nostro ardito viaggiatore potesse riaversi dalla maraviglia, e si rammentasse che il suo stomaco brontolava sempre pi forte. Alla fine, riordinate un poco le idee, pens che il miglior partito era di seguire la strada percorsa dalla carovana.
- O col capo o coi piedi arriver di certo in qualche luogo abitato!... Tutte quelle persone credo che non vorranno camminare sempre, e, una volta o l'altra, si fermeranno per mangiare, se pure non vogliono morir di fame come avverr certo a me, se resto per queste parti ! -
Il ragionamento tornava a capello, e il burattino, rianimato dalla speranza di giungere in un luogo pi da cristiani, cammin di un passo forzato, che somigliava molto ad una corsa.
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19. Pinocchio, facendosi toccare il naso da un marmocchio, ottiene di sfamarsi e beve un bicchierino d'acquavite anaciata, che gli scioglie un po' troppo la lingua.
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Dopo mezz'ora di quel faticoso esercizio, sotto la sferza di un sole che bruciava come il fuoco, rag-giunse infatti la carovana, e vide che tutti, uomini e bestie, si erano fermati e stavano intorno ad un largo pozzo, bevendo allegramente acqua limpida e fresca. Molti mangiavano, cianciando come se fossero stati in una locanda, ben riparata da tutte le intemperie. E mangiando facevano coi denti un certo rumore, che al burattino parve una musica delle pi armoniose. Ma pi che altro si maravigli che tutta quella gente e tutte quelle bestie si movessero proprio coi denti e a testa all'ins.
Pinocchio cominciava a non raccapezzarsi, ma poi credette di aver trovato la spiegazione del fatto e disse tra s:
- Che sciocco che sono! se tenessero la testa all'ingi non potrebbero mangiare n bere. -
E facendo questa giusta riflessione, stava l indeciso se si avanzava, per chiedere in carit un po' di pane, e qualche altra cosuccia da mangiare.
- Un poca d'acqua per levarmi la sete non me la negheranno di certo! A chieder acqua non  sfacciataggine, e poi chi lo sa! questa gente  pratica dell'Affrica, e di discorso in discorso potrei anche riescire a sapere dove si trovano le miniere d'oro e di pietre preziose! -
Riconfortato da questo pensiero, Pinocchio, tossendo un poco e sputando ogni tanto per non arrivar troppo all'improvviso, mosse il passo verso un bel vecchio, che stava seduto sopra un masso, e con la pipa tra i denti fumava come un caminetto.
Arrivato a giusta distanza, il burattino si lev il cappello e apr la bocca per parlare; ma vergo-gnandosi molto di chiedere l'elemosina, si confuse e fin col dire:
- Scusi, signore, che ora ? -
Il vecchio lo degn appena di uno sguardo, e mandando fuori dalla bocca parole e fumo, rispose:
- Quella che ti pare!
- Grazie! - disse subito Pinocchio, sconcertato da quella brusca accoglienza.
- Si comincia benino - aggiunse poi dentro di s, e si diresse ad una donna che teneva in collo un bel marmocchio.
- Scusi, signora, che mi farebbe il piacere di dirmi se vado bene per....
- Il mondo  largo - lo interruppe la donna.
- E lungo - pens il burattino rodendosi dalla stizza. - Come sono gentili quest'affricani! - E non sentendosi il coraggio di chieder nemmeno un morso di pane, dopo le cortesie ricevute, stava per salutare con bel garbo e andarsene, quando il grosso marmocchio, un bambinone tanto fatto con un viso color pepe e sale, cominci ad agitare le braccia e a balbettare:
- Lo voglio! lo voglio! -
E sapete che cosa voleva? Voleva il naso di Pinocchio, e allungava le mani per prenderlo, e si contorceva tutto, facendo certe boccacce e mandando in aria certi berci, che di peggio non si poteva sentire.
Gli uomini si voltavano, i ragazzi si avvicinavano, i cammelli alzavano la testa dall'acqua che succhiavano da un'ora, guardando tutti il burattino che non sapeva pi dove aveva la testa.
La mamma, impensierita per la bizza del figliuolo che seguitava a strillare e a contorcersi, preg cortesemente il burattino a volersi far toccare almeno una volta o due la punta del naso.
Pinocchio in sul principio voleva rispondere di no, e render pan per focaccia a quella gente che si era mostrata con lui tanto scortese, ma poi pens meglio di perdonare e di mostrarsi gentile. Sicch, avvicinatosi al marmocchio, si fece toccare e stringere e palpare, fino a tanto che il fanciullo non si fu completamente acquetato. Figurarsi la contentezza della madre! La buona donna, non pensando nemmeno da lontano quanto faceva piacere al burattino, cav fuori un bel pezzo di pane, e fattasi portare una ciotola di latte, gli offr ogni cosa, scusandosi di non aver di meglio.
- Ma che le pare! anzi! - volle dire Pinocchio; ma non gli riusc, perch si era gi riempito la bocca di pane inzuppato.
A vedere quella furia, tutti gli si avvicinarono, e chi gli regalava un frutto squisito, chi un pezzo di biscotto, e ci fu perfino un giovinetto che gli volle far bere un bicchierino d'acquavite anaciata.
Il burattino non credeva ai suoi occhi, e si maravigliava di aver pensato che l'Affrica fosse un paese dove pu anche accadere di soffrire la fame e la sete.
- Quanto mi pento di non esserci venuto prima! - disse ringraziando con effusione, ma rifiutando un secondo bicchierino di acquavite anaciata, che il solito giovinotto voleva fargli accettare in tutti i modi.
Per altro, col trovarsi lo stomaco tanto bene accomodato, Pinocchio sentiva una gran voglia di chiacchierare, e in poco tempo tutti seppero chi era, e il perch del suo viaggio in Affrica.
Quando ebbe finito di parlare gli fecero molti complimenti, e il bel vecchio, che poco prima gli aveva risposto tanto sgarbatamente, lo lod molto della determinazione presa; ma poi, con un'aria da far montar la stizza a un morto, gli domand:
- Chi te l'ha detto che qui in Affrica c' tanto oro e tante pietre preziose!
- Chi me l'ha detto!.. Oh! bella! me l'ha detto chi lo sa!
- Ma sei proprio sicuro che non ti abbiano voluto ingannarci?
- Ingannare me? - rispose subito il burattino che si sentiva addosso una sicurezza e una forza da leone. - Eh!, caro il mio signore, a ingannar me ci vuole altro! - E si tocc la fronte coll'indice, facendo capire che l dentro c'era cervello da avanzarne a lui e a tutta la carovana. - Si figuri che avanti di partire ho studiato tanto, che il maestro aveva paura che mi rovinassi la salute.
- Quando  cos, - concluse il vecchio - non ci rimane che fare la strada in compagnia, perch anche noi andiamo a cercare quell'oro e quelle pietre preziose, e ce ne sar in abbondanza per tutti. -
Il cuore di Pinocchio a quelle parole fece un balzellone come se volesse uscirgli di bocca. Pure si contenne, e dandosi una certa aria d'indifferenza e di superiorit, rispose:
- Volentieri, volentierissimo! per parte mia non ci trovo nessuna difficolt! Fate pur voi.... - E questa volta accett dalle mani del buon vecchio un altro bicchierino di acquavite anaciata, che gli raddoppi il coraggio e le speranze. Tutti erano pronti per la partenza.
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20. Pinocchio viaggia insieme alla carovana, tra le maggiori cortesie del capo della medesima.
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I cammelli, rinfrancati dalla abbondante bevuta d'acqua, alzavano la testa belando e guardando in qua e l cogli occhi buoni, superbi del carico delle donne e dei ragazzi.
Persino un asinello (perch c'ra anche un asino, cosa che dispiacque immensamente a Pinocchio il quale da qualche tempo nutriva una ripugnanza indicibile per quelle bestie), persino un asinello ragliava che era un gusto a sentirlo.
Quell'asino era l'unico animale che non fosse carico, motivo per cui il buon vecchio, che si mostrava sempre pi cortese col burattino, lo invit a montarvi su. E Pinocchio mont, ma molto a malincuore. Gli era proprio uggioso cavalcare i somari, e sarebbe andato cento volte pi volentieri a piedi, se non avesse creduto di commettere una scortesia verso quella brava gente.
Camminarono tutto il giorno per una strada stretta e tortuosa, che saliva su per la costa di un monte brullo e sassoso. Il vecchio si era messo al fianco di Pinocchio facendogli molti piccoli servigi, e interrogandolo su tante cose, e specialmente sugli studi che aveva fatti per prepararsi a venire in Affrica.
Il burattino ne sballava delle marchiane, tanto pi che si era accorto che in Affrica poteva dire qualunque bugia senza che per questo gli crescesse il naso; cosa che non gli riusc a spiegarsi n allora n dopo. Figurarsi che giunse perfino ad assicurare che conosceva il luogo preciso dove avrebbero trovato oro e diamanti a bizzeffe; e trasportato dalla foga del dire, stabil anche che dentro la settimana sarebbero tutti ricchi sfondolati.
- Si cammina un pezzo sempre all'ins, - diceva quello sfacciato - poi un altro pezzo sempre all'ingi; si volta a destra e si va in fondo alla valle, dove scorre un bel ruscello d'acqua gialla; si piglia a sinistra, e l, sotto certi alberi, c' oro quanto se ne vuole! -
Il vecchio lo guardava sempre pi stupito di sentire tutte quelle bugie ammannite con tanta disinvoltura; Pinocchio stesso si vergognava un po' della sua sguaiataggine; e approfittando di un momento di fermata, si tast in fretta e furia il naso, e trovandolo nel suo stato naturale:
- Uhm! - esclam dentro di s - se non mi  cresciuto questa volta, vuol dire che non mi cresce pi per tutta la vita. -
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21. Pinocchio corre pericolo di essere venduto per un dente d'elefante e per un corno di rinoceronte.
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E camminarono un pezzo, fino a che giunsero dove molte persone, componenti un'altra grossa carovana, stavano anche loro presso un pozzo sedute o sdraiate, fumando e chiacchierando al riparo di grossi alberi.
Anche qui tutti ammirarono Pinocchio e gli fecero gran festa; il buon vecchio se ne teneva, come se fosse stato un suo figliuolo.
Il burattino si mostrava riconoscentissimo di quell'affezione cos spontanea e disinteressata, e andava formando giudizi molto favorevoli sull'indole dei suoi compagni di viaggio.
Solamente lo rodeva un segreto timore, che da un momento all'altro si venisse a scoprire che lui in Affrica andava alla ventura, e che non sapeva nulla affatto dove si trovassero l'oro e le pietre preziose.
Per fortuna, una nuova generosit del buon vecchio lo tolse da ogni imbarazzo.
Sotto gli alberi, tra gli altri della nuova carovana, c'erano alcuni uomini con certe facce proibite, che a Pinocchio piacevano poco. E per l'appunto a quegli uomini si avvicin il vecchio, e, dopo averli salutati, cominci a parlare animatamente con essi, guardando ogni tanto con crescente interessamento dalla parte del burattino.
Stuzzicato nella sua curiosit, Pinocchio drizzava gli orecchi come un leprotto (quando dal folto del bosco sente avvicinarsi i cani), per capire un po' che cosa diceva di bello il buon vecchio sul suo conto a quelle brutte facce.
E fu proprio lusingato nell'ascoltare le lodi sperticate che il brav'uomo faceva del suo carattere, della sua intelligenza, ed anche della sua grande capacit nel mangiare e nel bere.
Poi quelle brave persone abbassarono la voce per modo, che il burattino non riusc ad afferrare che qualche vaga parola; ma ad un certo punto sent uno che disse:
- Sicch quanto ne chiedete?
- Ecco, - rispose il buon vecchio - tra noi non si debbono fare tanti discorsi! Io non posso cedervelo se non mi date venti metri di cotonina inglese, trenta metri di filo di ferro e quattro collane di perle di vetro.
-  troppo!  troppo! - rispose uno con vivacit.
- Contrattano l'asino, ora! - disse Pinocchio; e guard la povera bestia con una certa simpatia.
- Da una parte mi dispiace, - continu a dire tra s - perch, in verit, mi ha fatto molto comodo con queste stradacce, e chi sa quanto me ne potrebbe fare in seguito.
-  troppo!  troppo! - seguitavano frattanto a dire tutti quegli uomini a una voce. -  troppo! Ci avete chiesto proprio uno sproposito!
- Ma che sproposito! voi fate un bellissimo affare! - gridava il vecchio.
Poi, abbassando di nuovo la voce, continu a dare animatamente molte spiegazioni, che quella gente ascoltava, guardando sempre dalla parte di Pinocchio, sorridendogli e rischiarando sempre di pi quelle facce dure ed accigliate.
- S, s; sta tutto bene quello che dite, - interruppe uno a voce alta - ma in fin dei conti  di legno!
- Di legno!! chi  di legno?... l'asino?! - pens Pinocchio guardando l'animale che se ne stava l fermo ad orecchi ritti, come se ascoltasse anche lui.
- Sentite, - incominci uno di quegli uomini che ancora non aveva aperto bocca - l'affare  concluso, se lo cedete per un dente di elefante; in caso contrario non ne parliamo pi. -
Il vecchio tacque; guard il burattino, e poi, mandando un sospiro dal profondo del cuore, disse con voce piagnucolosa:
- Voi mi sacrificate! voi mi rovinate, ecco!... Aggiungeteci almeno un corno di rinoceronte, e finiamola!
- Vada pel corno di rinoceronte! - risposero quegli uomini, e strinsero uno alla volta la mano del buon vecchio.
- Avete concluso un bell'affare, amici miei - disse questi. - Quello l, vedete, - e questa volta accenn proprio col dito Pinocchio - quello l ha certe idee pel capo!... sa certe cose!... -
E aggiunse facendo rider tutti:
- Nientemeno dice di conoscere il luogo preciso, qui in Affrica, dove trovare oro e pietre preziose a iosa! -
Una bomba che gli fosse scoppiata ai piedi, avrebbe fatto a Pinocchio meno impressione che ascoltare quelle orribili parole.
Dunque era proprio lui e non l'asino, quello che il vecchio con tutta la sua aria di bont aveva contrattato e venduto!
- Ah! Canaglia! - grid - aspettami cost, che ora torno! -
E spiccando un salto terribile, corse via come il vento di tramontana, lasciando tutta quella brava gente con tanto di naso.
Non pensarono nemmeno di corrergli dietro! Chi lo avrebbe raggiunto?
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22. Pinocchio, quasi morente di fame e di stanchezza, entra in un bosco dove trova delle frutta che non erano mangiabili. Poi un uccello gli indica un alveare colmo di dolcissimo miele.
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Dopo due ore di corsa sfrenata, Pinocchio, sempre indignatissimo per l'affronto ricevuto, si trov dinanzi ad una grande e fitta foresta.
- Meglio uccel di bosco che di gabbia - disse entrandovi risolutamente.
Camminando tra le alte piante si sentiva riavere, ma dopo tutta quella corsa, cominci, al solito, a sentire una gran fame che gli faceva vedere tutto brutto, mentre una bellezza di vegetazione a quel modo non l'aveva nemmeno mai sognata. Guardava di qua e di l se per caso avesse potuto imbattersi in uno di quei famosi alberi carichi di frutta squisitissime, de' quali gli aveva parlato quell'uomo coi baffoni che funzionava da elefante; ma, a farlo apposta, non vedeva che rami e foglie, foglie e rami in verit tutte bellissime, ma che di frutta non portavano nemmeno il segno. Cammina cammina, la foresta non accennava a finire, e la fame, invece, accennava ad aumentare.
Improvvisamente su per un dolce pendo spoglio di grossi alberi, gli si mostrarono molti arbusti in tutto e per tutto simili ad aranci carichi di frutti, che pi belli e pi gialli non aveva visti mai.
Un ah!... forte, sonoro che fece scappare un nuvolo di uccelli di ogni forma e colore, usc dalla gola del burattino, il quale, riacquistata ad un tratto tutta la sua agilit, si arrampic come un capriolo su per quei macigni, mentre gridava pieno di giubilo:
- Ne voglio fare una strippata che mi basti una settimana.... - e pi che correre, volava, ripensando alle bucce che il suo babbo Geppetto gli aveva dato per cena.
- Altro che bucce questa volta! - esclam mettendo avidamente le mani sul pi grosso e pi giallo fra i cento aranci che pendevano da un ramo. E staccarlo e portarlo alla bocca fu tutt'una.
Ma!... oh delusione!... una palla di biliardo sarebbe stata pi tenera, sotto i denti dell'infelice burattino.
Disperato, non credendo a' suoi denti e a' suoi occhi, si ramment che aveva in tasca il temperino col quale appuntava il lapis ai tempi che andava a scuola; e, tiratolo fuori, con grandissima fatica, giunse finalmente a dividere quel frutto ingannatore in due parti, ma non vi trov dentro che una polpa filacciosa ed amara come il veleno. Pieno di rabbia, gett lontano da s scorza e polpa, e si prov a spaccare altri frutti, ma, prova e riprova, alla fine si dov convincere che quella roba l non era man-giabile nemmeno ad aver pi fame di lui.
Stanco e sfiduciato, a capo basso, con le braccia ciondoloni, riprese lentamente a camminare, inciampando nei sassi e impigliandosi fra i rovi. E camminando pensava tra s malinconicamente ai molti disinganni avuti da poi che era in Affrica. E, come se qualcuno avesse potuto rispondergli, faceva ad alta voce queste domande:
- Sicch  proprio destinato che debba morire di fame? E sono questi i posti dove si sguazza nell'abbondanza di tutto?... Non farei meglio a ritornarmene indietro e lasciare tutto l'oro e tutto l'argento a chi lo vuole? - e andava rasciugandosi il sudore, che gli pioveva dalla fronte.
Ora, mentre il disgraziato burattino faceva queste riflessioni, gli diede nell'occhio un uccello grosso all'incirca come un cuculo, che gli si era avvicinato guardandolo dolcemente, quasi volesse consolare le sue miserie.
Pieno di maraviglia, il burattino si ferm su due piedi, ma la maraviglia gli crebbe a mille doppi, quando, riprendendo la strada, vide che il grazioso uccello, invece di spaventarsi e fuggire come facevano tutti gli altri, gli si era messo davanti, proprio coll'evidente intenzione di farsi notare ed ammirare colle sue volatine da un ramo all'altro, da questo a quel cespuglio, col fermarsi quando il burattino si fermava, col muoversi tutte le volte che il burattino si moveva. Tutto ci cos garbatamente e con tanta insistenza, che Pinocchio disse tra s:
- Che voglia esser mangiato arrosto questo caro animaletto? Senza complimenti, veh! Lo spenno, lo infilo in uno stecco, lo metto al sole, e son convinto che in meno di mezz'ora  cotto stracotto. -
Mentre l'affamato burattino si abbandonava a tali pensieri pieni di desiderio, l'uccello sciolse all'aria un canto dolce e insinuante, e nel cantare diceva cos:
Mio caro Pinocchino,
Qui c' miele nascosto!
Se tu ne vuoi gustare,
Altro non hai da fare
Che venirmi pi accosto.
Figurarsi se il ragazzo si fece ripetere l'invito. Si mise subito dietro lo strano uccello che, svolazzando di ramo in ramo, ripeteva con voce sempre pi dolce ed armoniosa:
Mio caro burattino,
Qui c' miele nascosto!
Se tu ne vuoi gustare,
Altro non hai da fare
Che venirmi pi accosto.
Questa graziosa storiella dur pi di un quarto d'ora; e finalmente Pinocchio, attraversando crepacci e spaccature del terreno, in mezzo ad un'erba folta ed alta due volte pi di lui, vide sopra al suo capo un alveare che un nugolo di pecchie aveva fabbricato nella fenditura di un grosso albero.
Senza nemmeno ringraziare l'uccello, Pinocchio sal su come uno scoiattolo, bench le api, alla vista di quel disturbatore, gli si fossero gettate addosso come tante furie. Ma il burattino ridendo allegra-mente diceva:
- Pinzate! pinzate pure! vedremo chi si stancher prima! non sono per nulla un burattino di legno! - e intanto aveva ficcato una mano nell'interno dell'alveare e l'aveva ritirata colma di miele dolcissimo, come pot accertarsene appena ne ebbe gustato.
- Questo, almeno, non sar purgativo - pensava il ghiottoncello, mangiando a quattro palmenti.
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23. Pinocchio, piantonato da un leone, corre pericolo di morire arrostito, ma capita una giraffa che lo libera con la morte del leone; allora Pinocchio, ubriacatosi col miele, si addormenta profondamente.
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Stava il burattino riempiendosi la bocca una seconda volta, quando ad un tratto, proprio da' suoi piedi, sente venir su un ruggito spaventevole che gli fece dare uno scossone e manc poco non capitombolasse di sotto. Si tenne per miracolo, diversamente sarebbe caduto, disgraziato lui! nella gola larga e profonda di un terribile leone che se ne stava l pronto per slanciarglisi addosso e divorarlo in un boccone solo.
- Misericordia! - disse forte il burattino.
E il leone, mandando un altro formidabile ruggito, parve che rispondesse:
- Misericordia un cavolo! ora ti accomodo io, ladracchilo che non sei altro! -
E Pinocchio a dire:
- Per carit, leoncino mio, abbi compassione di un povero ragazzo senza babbo e senza mamma, mezzo morto dalla fame....-
E il leone ruggendo sempre pi forte:
- Chi ti ha dato il diritto di appropriarti la roba degli altri senza essertela guadagnata con un lavoro utile ed onesto? Non lo sai che a questo mondo chi non lavora non mangia?... -
E Pinocchio:
- Hai ragione, leoncino mio, hai ragione, e sono pronto a pagare fino all'ultimo centesimo tutto il miele che ho mangiato; ma per l'amor di Dio, smetti di farmi cotesti occhiacci, che mi mettono addosso tanta paura! -
Allora il leone, come acconsentendo alle preghiere del burattino, aveva cessato di ruggire e si era seduto per terra lisciandosi ripetutamente i baffi con una zampa, e continuando a guardare il burattino quasi per dire:
- Dunque che si fa? scendi o non scendi? -
E Pinocchio:
Senti, leoncino mio, fino a che stai cost sotto, o ritto o seduto o sdraiato, io non scendo, ecco! se vuoi che me ne vada e lasci libero questo miele che ti preme tanto, fai una cosa; allontanati per un centinaio di chilometri almeno, e ti ubbidisco subito. -
Ma il leone non si moveva.
Dopo circa un' oretta che la bestia ed il burattino facevano a guardarsi, Pinocchio, che si annoiava mortalmente a star l attaccato come un'ostrica allo scoglio, ed esposto ai raggi del sole che si facevano sentire a buono, disse fra se:
- Di certo non ci siamo intesi! Quel leone l dev'essere una buona e compitissima bestia che ha preso l'impegno di tenermi compagnia, ed  mio dovere di ringraziarla e pregarla a far pure il suo comodo, e ad attendere a' suoi interessi. - Cos pensando, il burattino alz una mano per chiedere il permesso di parlare come fanno gli scolari ben educati ed obbedienti alla disciplina.... ma cos non gliene fosse mai venuta la voglia! Il leone a quell'atto mand un ruggito tale, che ne rintron tutta la foresta. Poi colla coda cominci a sferzare la terra, facendo salire in aria un nugolo di sabbia, e disse in lingua leonina che per Pinocchio intendeva perfettamente:
Se ti muovi un' altra volta sei morto! -
E Pinocchio fermo!
In questo modo trascorse un'altr'ora. Il sole si faceva sempre pi cocente; Pinocchio soffriva un caldo insopportabile, e di muoversi non c'era da parlarne, perch tutte le volte che lo aveva tentato, un ruggito prepotente lo aveva rimesso subito a posto.
- Quanta ostinazione in questa bestia! - diceva il burattino scoppiando dalia bile. - Che sugo ci pu avere a star l fermo fermo, mentre nella foresta ci sarebbe tanto posto per tutt'e due! -
Ma il leone non si moveva, e il destino di Pinocchio pareva gi fissato! Si era convinto di dover morire arrostito e si guardava malinconicamente le gambe e le braccia che sotto la sferza di quel sole infocato mandavano gi un certo odore di bruciaticcio.... Per di pi la fame, una fame come il burattino non aveva ancora mai provata, gli rodeva le viscere, accresciuta a mille doppi dal vedere l a portata di mano tutta la grazia di Dio di quel miele che pareva dicesse: "Mangiami! mangiami!" Ma come prenderne? Se il burattino ci si provava, un ruggito ammonitore gliene faceva passare la voglia!
Per buona fortuna, un nuovo personaggio venne ad interrompere il duetto di Pinocchio e del leone!
Una magnifica giraffa, ignara che in quel luogo si svolgesse una scena tanto poco gradita, almeno per il burattino, veniva adagio adagio brucando l'erba tra i cespugli e le foglie delle grosse acacie spinose.
Pinocchio la vide e la riconobbe subito, perch nella scuola ce n'era una bellissima, dipinta in un quadro murale. Anche il leone la vide, e rimase incerto se doveva continuare l'assedio al burattino o dare l'assalto alla giraffa. Si decise per la giraffa, e colto un momento in cui la bella bestia aveva alzata la testa per staccare alcune foglie sur un'alta acacia, spicc un salto terribile per addentarla al collo. Ma in quel medesimo istante, come se glielo avesse suggerito Pinocchio, la giraffa abbass il capo, e il leone, mancandogli il punto di mira, le pass di sopra, andando ad infilzarsi in un acutissimo palo sul quale rimase sospeso a capo all'ingi, precisamente come un bel vitello nella bottega di un macellaio.
Pinocchio ne segu tutti i movimenti, e quando vide che stava per dare gli ultimi tratti, grid coraggiosamente:
- Crepa, padre Zappata! -e ingoll tre o quattro manciate di miele.
La giraffa era fuggita via come il vento, ma Pinocchio non se ne accrse nemmeno, occupato com'era a rimpinzarsi di quel delizioso miele. E mangia che ti mangio, diceva allegramente:
- Vuoi favorire, caro il mio padre Zappata? - e seguitava a mangiare.
Venne finalmente un momento che non ne pot pi; allora tutto contento scese in piana terra, e cominci a battersi il ventre e a fare degli atti uno pi screanzato dell'altro.
Non lo capiva nemmeno lui che cosa gli era entrato addosso. Sentiva che il cervello gli si andava ottenebrando, voleva muoversi, e le gambe gli scappavano di qua e di l a sghimbescio; voleva parlare, e sentiva di ciangottare terribilmente.
L'erre poi l'aveva perduta affatto.
- Eppude sono ubiaco - disse a stento ridendo di un riso sguaiato, e con certi occhi lustri che disgraziato lui se si fosse visto! - Eppude sono ubiaco - e sent mancarsi sotto le ginocchia.
- Il miele fa di questi scherzi a chi ne mangia troppo - gli parve di sentir dire; e si volt per vedere chi parlava, ma non gli riusc e cadde pesantemente in terra, dove si addorment a colpo.
- Cos succede agl'ingordi.... - seguit a dire una voce che era quella dell'uccello che gli aveva indicato il miele, e intanto Pinocchio russava come un contrabbasso.
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24. Pinocchio, svegliandosi, si trova circondato da una torma di selvaggi, che lo portano a spalla dinanzi al loro Re. Il burattino passa un brutto quarto d'ora.
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Eran pi di tre ore che Pinocchio se la dormiva saporitamente, quando fu svegliato da un certo rumore molto strano. Erano o non erano voci umane quelle che gli giungevano all'orecchio?:
- Iah! Iah! Hoi! Hoi! Iaf! Iaf! Uff! Hif! -
- A sentir quella bella musica, il burattino apr mezz'occhio, ma lo richiuse subito vedendone una diecina di paia, su certi visi neri come pece, che lo fissavano con grande curiosit.
- Che vogliono da me questi brutti musi? - si domand il burattino, e stette l fermo, duro, stecchito come un morto.
Passato qualche secondo, e non sentendo pi anima viva, il burattino torn ad aprire un occhio e vide con sua grandissima meraviglia che quegli uomini armati, una diecina in tutti, avevano fatto cerchio intorno a lui.
Poi al comando di uno che pareva il capo, tutti que' csi neri si misero a ballare, girando intorno al burattino con certi divincolamenti della persona, e con certe mosse grottesche, che Pinocchio dur fatica a trattenere le risa. Si piegavano, si contorcevano, battendo la lancia sullo scudo, e continuavano a ballare.
A Pinocchio cominciava gi a girare il capo per loro, e malediceva in cuor suo quella furia ballerina.
Alla fine il comandante fece un segnale, e Pinocchio vide che due gli si avvicinarono; si sent prendere per le braccia e per le gambe, e cap che lo trasportavano a spalla senza saper dove.
- Fino a qui non va poi tanto male - diceva tra s il burattino. Ma quell'andare su e gi per un terreno inuguale e sassoso presto gli venne a noia, e si augurava di veder la fine dello strano viaggio.
Il suo desiderio, senza ch'ei lo manifestasse, fu appagato quasi subito, perch ad un certo punto i suoi portatori lo posarono delicatamente in terra, e tornarono ad esaminarlo.
Ormai Pinocchio aveva deciso di fare il morto, perci tenne ostinatamente gli occhi chiusi e se ne stette l fermo, duro, stecchito come un morto davvero.
Ad un tratto un fragore come di trombe scordate lo fece riscuotere tutto, e poco dopo cap che si avvicinava una gran comitiva.
Sempre con gran cautela apr un occhio, e pot vedere che i nuovi venuti dovevano essere personaggi di gran conto, a giudicare dal modo come li accolsero i suoi amici portatori, che si erano piegati fino a terra colle braccia sollevate, come in atto di profonda adorazione.
Intanto dalla nuova schiera si era fatto avanti un individuo vestito come gli altri, cio quasi perfettamente ignudo, salvo un paio di brache che gli arrivavano ai fianchi, e gli scendevano poco sopra al ginocchio. Intorno al collo portava una specie di collarino formato di pietruzze lucide, e di pezzetti di cristallo, che Pinocchio giudic non dovesse costare in tutto pi di due soldi.
Questo personaggio si avvicin molto gravemente al burattino, ed anche lui prese ad esaminarlo con attenzione da capo a piedi.
Il resto della comitiva stava osservando in un silenzio di morte.
Quando l'esame volse al suo termine, e il burattino sperava di esser lasciato in pace, un altro personaggio si avvicin e fece come il primo. Poi un terzo subentr al secondo, poi un quarto, poi un quinto, e via di seguito.
Pinocchio era stufo fino agli occhi di quell'armeggo che minacciava di protrarsi all'infinito, ma, come Dio volle, venne la volta dell'ultimo.
- Ora stiamo un po' a vedere che cosa vorranno fare di me - diceva tra s il burattino, credendo che le visite fossero finite.
Se non che colui che lo aveva esaminato per il primo si fece di nuovo avanti, e chiamati i portatori che eran sempre l colla faccia a terra, disse in una lingua che Pinocchio, miracolosamente, intese alla prima, le seguenti parole:
- Rivoltatemi questo animaletto! - Pinocchio, a sentirsi chiamare animaletto, ebbe una voglia matta di consegnare a quel brutto cso una pedata negli stinchi, ma si contenne per prudenza.
I portatori si avvicinarono, presero il burattino per le spalle, e gli fecero fare un rivoltolone.
- Piano, pianino! il letto non  troppo soffice - diceva fra s Pinocchio.
II nero personaggio fece un secondo e minuzioso esame nel corpo del burattino, e poi comand di nuovo:
- Rivoltatelo ancora!
- O per chi mi ha preso, per una trottola? - diceva scoppiando dalla bile il burattino; ma si mise in attenzione, sentendo quell'uomo che rivolgendosi verso la comitiva diceva:
- Maest!...
- Corbezzole! - pens Pinocchio - non si frigge mica coll'acqua; si comincia a far conoscenza con dei pezzi grossi! Sentiamo che cosa ha da dire di me quest'individuo a sua maest nera - e si pose in ascolto.
- ....Maest!... le mie profonde conoscenze nella nobilissima arte di cucinare i cibi all'altezza vostra, mi assicurano che questo qui - e intanto dava un calcio a Pinocchio -  un animale di cui si  perduta la razza.  un animale fossilizzato, trasportato dalle acque sulla spiaggia del mare, e portato sin qua dai venti dell'aria.
- Eh! per un cuoco non c' male! - disse Pinocchio, e si sentiva proprio disposto ad allungare una pedata sul naso di quel bestione nero, che si era nuovamente abbassato ad osservarlo mentre seguitava a dire:
- .... Maest, questo animaletto  morto, perch se non fosse morto....
- Sarebbe vivo! d'accordo perfettamente - diceva Pinocchio tra i denti. - Che bestia  questo sguattero !
- .... Perch se non fosse morto non potrebbe essere un fossile....
- Obbligatissimo alle sue grazie! parla come un libro stampato questo sciacqua-piatti! Ma anche sua maest nera non dev'essere davvero un'aquila, se ha la pazienza di ascoltare certi discorsi. Sentiamo un po' dove va a finire.
- .... Cosicch io concludo che se non fosse stato un fossile, allora soltanto lo avrei potuto cucinare in buona salsa piccante per il servizio di vostra maest !
- Ahi! - grid mentalmente Pinocchio - sentite un poco a che cosa pensava questo brigante nero, di farmi mangiare! Oh! in che paese sono capitato! Oh! che gentaccia! Per fortuna che sono un fossile!... -
Non pot continuare nelle sue riflessioni perch tutta la comitiva gli si era avvicinata di nuovo, e dopo una generale osservazione che dur un bel pezzetto, sua maest si degn di dare questo gra-zioso comando, che Pinocchio, all'udirlo, cominci a tremare come una foglia:
- Se, dunque, questo insetto non  buono da mangiare - disse sua maest - sia subito preso e seppellito. -
Immediatamente tre o quattro di quelle brutte facce si diedero a scavare una fossa, mentre il disgraziato burattino, mezzo morto dallo spavento, si torturava il cervello a pensare come poteva fare, per scappar vivo da quelle unghie.
Il tempo passava; la buca era scavata, e il poveretto non aveva ancora presa una determinazione. Fuggire! ma come, se era circondato da ogni parte? E poi se si accorgevano che era vivo non era in procinto di essere seppellito nello stomaco del re? Tra le due il burattino non sapeva quale scegliere.  vero che l'onore di essere mangiato da un re era grande, ma Pinocchio a certe fascne non ci si scaldava.
Intanto due uomini lo avevano sollevato da terra e stavano per gettarlo nella fossa, quando, suo malgrado, il burattino grid con quanto fiato aveva:
- Fermi! fermi! io non voglio essere seppellito vivo! Aiuto! aiuto, mia buona Fatina!... Fatina!... Fatina mia!... -
Ma il burattino non aveva ancora emesso il primo grido, che i due che lo tenevano lo lasciarono cadere a terra di schianto, e si diedero ad una precipitosa fuga, insieme agli altri, compresa sua maest nera, che galoppava pi lesto di tutti i suoi sudditi.
- Che gente buffa! - disse Pinocchio guardando dietro a quella masnada fuggente - se lo avessi saputo prima che con un grido sarebbero scappati tutti, non avrei sofferto tanti spasimi. Malannaggia la mia voglia di mettermi sempre negli impegni! Non lo so nemmeno io perch son venuto in questi postacci! Se almeno sapessi dove dirigermi a riempirmi le tasche d'oro e di pietre preziose non mi parrebbe vero di tornarmene a casa dal mio babbo, che chi sa quanto sta in pena a non vedermi. Che bestia sono stato a non studiare un po' meglio la Geografia! -
E proprio in quel momento si sarebbe scapaccionato tanto volentieri, ma ad un tratto un'idea luminosa gli attravers il cervello, e gli fece dare uno sgambetto per la inattesa gioia.
- Se questa gente scappa vuol dire che ha paura, e se ha paura vuol dire che manca di coraggio! Ora, io che sono coraggiosissimo, in poco tempo m'impongo a tutti e forse chi lo sa? se n' vedute delle peggio! potrei anche diventare re o imperatore! -
E fece un altro sgambetto, che spavent un nugolo di grilli che gli saltellavano ai piedi.
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25. Pinocchio  preso a sassate dalle scimmie, alle quali poi fa fare gli esercizi militari.
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Pieno di queste ardite speranze, e dimenticando la paura avuta, Pinocchio andava avanti baldanzoso, senza sgomentarsi delle difficolt del cammino, quando ad un certo punto si sent arrivare una scarica di sassi, che disgraziato lui se uno solo lo avesse colto. Meravigliato ed impaurito per la stranezza del caso, si guard attorno, ma non vide nessuno; guard fra i rami delle alte piante ma non vide nessuno; torn a guardare a destra e a sinistra: nessuno.
- Oh! questa  bella davvero! - esclam il burattino - che sian caduti dal cielo que' ciottoli?... sarebbe curiosa che in Affrica piovesse sassi.... - e si rimise in cammino. Ma non aveva fatto pi di dieci passi, che una nuova scarica, pi fitta e pi rabbiosa della prima lo costrinse a ripararsi dietro il tronco di un grosso albero. Allora, guardando attentamente dalla parte di dove venivano i sassi, vide come scaturire, tra le erbe e i virgulti, una schiera innumerevole di scimmie pronte a fargliene un nuovo invio.
- Ehi l! che affare  questo? - grid il burattino - non vorrei che quelle monelle mi giocassero un brutto tiro! mettiamoci sulle difese. - E cos dicendo, afferr un bastone che si trovava in terra l vicino. Ma con suo grandissimo stupore vide che anche le scimmie, abbandonati i sassi, si erano messe a raccattare bastoni, e quelle che non ne trovavano l per terra, rompevano i rami degli alberi con un'abilit e una prestezza veramente ammirabili.
- Purch la vada bene ! - pens Pinocchio, e nel medesimo tempo sollev il bastone in aria minacciosa verso l'esercito scimmiesco.
A quell'atto le scimmie, come se avessero ubbidito al suo comando, alzarono tutte insieme il loro bastone e lo tenevano in alto, imitando in tutto e per tutto le mosse del burattino. Pinocchio allora abbass il bastone, e le scimmie nello stesso tempo fecero altrettanto. Pinocchio esegu un mulinello rapidissimo, e le scimmie a fare il mulinello, che era un incanto.
Pinocchio si ferm di btto e alz il bastone pi in alto che pot, e le scimmie si fermarono, e tennero il loro bastone in alto, ferme stecchite come i soldati quando fanno gli esercizi.
- Pied-arm! - grid allora Pinocchio; ed alla voce unendo l'atto, vide che tutte le scimmie avevano abbassato il bastone col massimo ordine, come fanno proprio i soldati al comando dell'ufficiale.
- Ho capito; - pens il burattino - divento il generale delle scimmie, e in un mese, a dir molto conquisto tutta l'Affrica - e si mise a ridere. 
Ma non si sentiva punto tranquillo. Le scimmie lo guardavano fisse fisse, digrignando i denti tutte ferme ed allineate come se aspettassero altri comandi.
- Ah! vorreste seguitare? - diceva il burattino - ci avete preso gusto? Io ce lo avrei un comando da darvi; e sarebbe quello che andaste per i fatti vostri e lasciarmi in pace. - E in cos dire Pinocchio, che aveva gi in pronto un tentativo per liberarsi da quelle noiose bestiole, mosse due passi in avanti; e le scimmie mossero tutte insieme due passi avanti. Pinocchio ne fece tre indietro e le scimmie si ritirarono tre passi indietro e rimasero l ferme a guardare.
- A un tratto Pinocchio grid:
- A....ttenti! - e girandosi indietro, rapidamente prese la corsa.
Allora tutte le scimmie si voltarono subito, e si diedero a fuggire nella direzione opposta a quella del burattino che, ridendo come un matto della sua astuzia, ogni tanto si voltava a guardare quella linea scura che andava a perdersi in lontananza.
- Ma che fuggono tutti in questi paesi ? - diceva tra s senza rallentare affatto la corsa, per paura che quelle brave bestie non si pentissero e ritornassero a prendere qualche altra lezione di scherma.
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26. Pinocchio, mentre cerca un luogo per stare al coperto, trova un ricovero dove si addormenta, e fa un sogno che si verifica sul momento.
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- Se in Affrica scappano cosi, in otto giorni la prendo tutta - diceva il burattino tastandosi il corpo, che non riusciva quasi pi a trovarlo, da tanto che era divenuto asciuttino e smilzarello.- In otto giorni son padrone di tutta l'Affrica, ma intanto qui  un continuo sbadigliare per fame, sete e stanchezza. Almeno trovassi qualche luogo dove riposarmi un poco al coperto di questo sole che mi scortica le spalle!... - 
Questa volta parve a Pinocchio che la fortuna lo volesse aiutare, perch, girando gli occhi da una parte, vide che era prossimo ad un gruppo di capanne, o a lui almeno sembrarono tali, disposte a pie di una collinetta.
Il burattino si riconfort tutto, pensando che, oltre a fare una dormitina al coperto, ci avrebbe forse trovato anche da sdigiunarsi. Pieno dunque di speranza, mosse svelto il passo in quella direzione.
A mano a mano che s'avvicinava, era colpito dalla singolarit di quelle abitazioni, fabbricate in modo che non si rammentava di averne mai vedute di simili. Erano certe torrette a cupola, disposte con grande simmetria; e il burattino andava pensando che razza di abitatori potessero accogliere quelle graziose casette senza finestre e senza usci.
Quando fu a dieci passi, non vedendo anima viva, fu preso da una certa paura, e andava dicendo tra s:
- Entro o non entro?... Sar meglio chiamare, perch in ogni modo qualcuno che m'insegni da che parte si trovano gli usci ci vuole di certo.
- Ehi di casa! - disse allora a mezza voce.
Nessuna risposta.
- Ehi di casa!!! - ripet il burattino un poco pi forte.
Ma anche questa volta non ebbe risposta.
- O son sordi, o dormono, o son tutti morti; - concluse il burattino dopo aver chiamato a gran voce per un quarto d'ora di seguito.
Poi pens che si trattasse di un villaggio abbandonato, ed entr risolutamente tra quelle torrette, ma non vedendo anima viva, si sdrai all'ombra, e disse tra il serio e il faceto:
- Se di mangiare non c' da parlarne, almeno dormiamo. - Dopo un minuto dormiva davvero profondamente.
E dormendo sogn che era trascinato per terra da un'innumerevole schiera di animaletti che non aveva mai veduti, ma che gli parevano simili alle formiche. Sogn che faceva ogni sforzo per tenersi saldo, e si attaccava a tutte le sporgenze del terreno e a tutti i ramoscelli che incontrava, ma non riusciva a vincere quella forza che lo faceva rotolare e scivolare gi per una china, in fondo alla quale vedeva un precipizio spaventevole dove sarebbe caduto di certo, trascinatovi da tutti quegli animaletti che si affaticavano a punzecchiarlo e a strappargli il vestito e la pelle con un accanimento indicibile.
Ad un certo punto, anzi, gli parve che gli fossero entrati in bocca a centinaia e centinaia, e s'industriassero a staccargli la lingua.
- Cosi non dirai pi bugie! - gli pareva che dicessero.
Allora il burattino si svegli urlando, e cominci a sputare formiche e formiche che non finiva pi.
Quando poi si fu sgombrata la bocca, la gola, le braccia, le gambe, insomma tutta la persona da quell'esercito d'insetti, cap che il sogno era stato una realt. Cap che lo avevano fatto ruzzolare per quattro o cinque ore come se fosse stato un bacherozzolo, e che se non era morto, ucciso dai pizzicotti, lo doveva all'essere fabbricato di legno e di quello molto duro.
- Se non fossi stato io - pens il burattino - Stavo proprio fresco! -
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27. Corsa velocissima di Pinocchio attraverso il deserto dentro un uovo di struzzo e sua caduta in un pantano.
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Pinocchio alzatosi, cominci a camminare sotto un fitto padiglione di piante dalle foglie strane, dai rami tortuosi che si intrecciavano strettamente, e fra pianticelle spinose che avrebbero impedito a chiunque di proseguire, meno che ad un burattino di legno, il quale non aveva paura delle sgraffiature. Soltanto il suo vestitino di trucioli era tutto sbrendoli; ma il burattino non se ne curava affatto.
- Me ne voglio fare uno da parere un principe; - diceva saltando come uno scoiattolo da sterpo a sterpo - stoffa di primissima qualit, e un taglio e una cucitura che non si deve essere mai veduta l'uguale. Le miniere di oro, d'argento e di pietre preziose le devo trovare, una buona volta! - e seguitava di passo svelto, come se fosse stato su una strada maestra.
I tronchi di que' grossi alberi trasudavano umori gommosi e tramandavano odori acri e penetranti, che pareva propriamente di essere in una farmacia o in uno spedale.
Verde, verde e sempre verde!... La scena sarebbe stata monotona, se a variarla non avessero contribuito degl'innumerevoli sciami di farfalle, dai colori pi vivi e smaglianti, che si libravano a volo, ora lasciandosi trasportare dal vento, ora svolazzando in cerca di fiori nascosti dal folto fogliame, su' quali si posavano suggendoli avidamente.
Di quando in quando fra i piedi di Pinocchio scappavano lepri e leprotti, che dopo qualche salto si voltavano a guardarlo curiosamente, quasi per dirgli che burattini pi buffi di lui non ne avevano mai veduti.
Qualche piccola scimmia faceva capolino tra le foglie, mandando un piccolo strido e fuggiva via come una saetta.
E Pinocchio seguitava a camminare impavido, poco curandosi di ci che accadeva intorno a lui, col suo bastone in mano, fisso sempre nel pensiero de' tesori che andava a cercare, senza sapere dove li avrebbe trovati. Cose proprio degne di una testa di legno!
Cammina, cammina, ad un tratto il nostro eroe si trov in una larga radura, che da una parte si stendeva in un piano sterminato. Allora tir un grosso respiro, perch quell'andare continuamente sotto le piante lo aveva, invero, annoiato. Gir gli occhi in qua e l, si guard a' piedi sempre per vedere se alla fine inciampava in qualche diamante, quando la sua attenzione fu attratta da una grossa buca rotonda, dentro alla quale vide certi globi bianchi, che alla forma somigliavano molto a uova di gallina: soltanto quelle l erano pi grosse assai della sua testa.
Preso dalla curiosit di provare se con le due mani gli sarebbe riuscito di alzarne una, Pinocchio si avvicin sull'orlo della buca, quando ud alle sue spalle un rombo spaventevole.
Voltatosi ad un tratto per guardare di che si trattava, il burattino vide venirsi addosso un'enorme massa biancastra in forma di smisurato uccello, e un urto formidabile lo mand a gambe levate dentro alla buca. Nel cadere sent un forte schianto, e nel medesimo tempo si trov per aria. Che cosa era accaduto?
Quella buca era un nido di struzzo, quella massa gigantesca che ve lo aveva gettato era appunto il babbo, uno struzzone ferocissimo, che al vedersi rotto uno de' suoi ovi aveva afferrato col potente becco il mezzo guscio dove si trovava seduto come in una poltroncina il burattino, e si era dato a correre per la pianura con la velocit di un treno direttissimo.
Il burattino mandava alte grida di spavento e col bastoncello che aveva ancora in mano menava botte furiose sul collo e sul petto dello struzzo; non riuscendo peraltro a fargli nemmeno il solletico. E corri e corri e corri, il burattino sentiva proprio mozzarsi il respiro, e si raccomandava a tutti i santi del paradiso.
La pazza corsa durava da qualche ora, quando all'improvviso il burattino si sent scaraventare in una pozzanghera, dove affond sino al collo come un ranocchio. Non volendo affogare in quel pantano, cercava di sollevare la testa pi che gli fosse stato possibile, ma non pensava affatto ad uscirne, meravigliato di vedere una cosa che se non ci si fosse trovato presente non avrebbe mai creduta.
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28. Fiero combattimento di due struzzi, uno dei quali diventa un uomo nero, che vuole acchiappare Pinocchio.
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Vide dunque che il suo struzzo non era pi solo, ma gli stava davanti un altro struzzo che lo guardava in cagnesco. Questo, che era un poco pi piccolo, ma pi brutto e pi feroce mosse cautamente coll'evidente proposito di attaccar l'avversario, che, alla sua volta, si era gi posto sulle difese. Qui cominciarono a piovere beccate che parevano colpi di piccone. Ma ad un tratto Pinocchio vide brillare una spada e, un istante dopo, il grosso struzzo che lo aveva portato fin l, ferito mortalmente, cadde lungo disteso per terra. Il burattino non poteva capacitarsi come gli struzzi possano portare le spade nascosta sotto le ali, e maneggiarle tal quale come gli uomini. Eppure il fatto era avvenuto sotto i suoi occhi, e non c'era da dubitarne.
Mentre cercava la spiegazione dello stranissimo caso, vide che lo struzzo vincitore aveva cavato di sotto alle penne un braccio, poi l'altro, poi si era tolto il becco, che aveva deposto per terra, e gli era rimasta una testa che somigliava in tutto e per tutto a quella di un uomo nero. Poi l'uomo nero si era tolte ad una ad una le penne che ricuoprivano tutta la sua persona, disponendole con cura in una specie di borsa fatta con una pelle di leopardo. Pinocchio, a bocca spalancata, seguiva quei movimenti: incominciava a capire tutta la bricconata di quell'uomo che si era finto struzzo per meglio assalire ed uccidere il povero animale che stava l in terra intriso nel proprio sangue. 
Infatti, quel cattivo soggetto, dopo che si fu spennato, si era avvicinato allo struzzo che dava gi gli ultimi tratti, e tirata fuori la spada dalla profonda ferita, si provava a caricarselo sulle spalle. Ma siccome non ci riusciva, per quanto fosse forte e gagliardo pi di un bufalo, volse gli occhi all'intorno come per cercare aiuto, e vedendo la testa del burattino l a fior d'acqua, gli fece cenno di avvicinarsi. Pinocchio ne avrebbe fatto volentieri a meno, ma la vista di quella spada che era li in terra ancor rossa di sangue, e il sorriso tutt'altro che rassicurante dell'uomo, lo decisero a ubbidire.
Venne fuori come Dio volle, e in una tal condizione ridicola, che quell'uomo, invece di fargli cenno d'aiutarlo, cominci a ridere e a ridere, che non la finiva mai.
E ridi e ridi, alla fine non ne pot pi, e si butto in terra disteso, tenendosi bene stretta la pancia per non scoppiare. Il burattino, a quella vista, invece di muoversi a compassione e correre ad aiutarlo disse tra s: - Se non m'aiuto ora, mio danno - e poi forte: - Gambe mie non  vergogna, camminar quando bisogna - e mosse di galoppo verso un'altura, che si vedeva a breve distanza.
- Crepa, briccone, - grid poi voltandosi. Ma rimase non poco turbato a vedere che quell'uomo si era rialzato, e senza curarsi dello struzzo, della borsa di penne e della spada, aveva preso ad inseguirlo. Il burattino per non stette ad aspettarlo e raddoppiando gli sforzi, si accrse che aveva molto vantaggio sul suo persecutore, troppo grosso e troppo pesante, per gareggiare con un burattino che andava via come il vento. Allora si rassicur non poco; anzi, a un certo punto si volt di nuovo e si ferm quasi volesse aspettarlo; ma dopo qual-che secondo, mentre quell'uomo credeva che il ra-gazzo non ne potesse pi, e gi sperava di averlo in suo potere, il burattino, portandosi una mano alla bocca con una mossa curiosa fece: - Cuc! - e riprese il suo galoppo pi veloce di prima fermandosi ogni tanto, e ripetendo sempre pi ironicamente: - Cuc! cuc! -
Pinocchio era gi quasi in cima, e l'uomo era a mezza collina quando de' tremendi urli li fecero fermare ambedue. Voltandosi, videro intorno al corpo dello struzzo una ridda di animali feroci, che in pochi secondi se lo papparono tutto, senza che ci rimanesse nemmeno un osso. A quella vista il povero cacciatore si era ficcate le mani nella folta lana del suo capo ricciuto, e senza curarsi pi del burattino, era andato a raccogliere la sua spada, ancora rosseggiante di sangue.
- Chi la fa l'aspetti! - gli aveva gridato dietro Pinocchio mentre riprendeva la salita.
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29. Pinocchio va a bagnarsi in un fiume, ma  ingoiato da un grosso coccodrillo, che poi lo risputa sulla spiaggia.
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Quando Pinocchio fu giunto in cima a quella salita, cerc di orizzontarsi, e vedere se trovava un luogo sicuro per riposarsi e ravviarsi un poco la persona. Pensava anche a quelle bestie che avevano fatto repulisti dello struzzo e poi si erano sbandate in qua e in l, e non gli sarebbe piaciuto di trovarsene una davanti da un momento all'altro. Ma n intorno a s, n pi in basso nella pianura scorgeva anima viva; e neppure un antro, una capanna qualunque per mettersi a sedere, e chiedere magari un pezzetto di pane, del quale cominciava a sentire estremo bisogno. Sabbia e sassi, sabbia e sassi dappertutto; soltanto da lontano gli parve di veder luccicare qualche cosa in mezzo ad alte piante, qualche cosa che giudic dovessero essere le acque di un grosso fiume.
- Alla peggio, - disse tra s - l trover almeno da dissetarmi! - E si diresse di buon passo a quella volta.
Mentre camminava, la sete, la solita uggiosissima sete cominci a tormentarlo, e, mettendogli le ali ai piedi, giunse in un baleno sulla riva del fiume, sfinito e trafelato. Per prima cosa bevve, molto moderatamente questa volta, per non prendere una malattia; ma a sentire quella bell'acqua fresca, e a vederla tanto limpida a quel modo, pens un'altra cosa. Quando Pinocchio aveva preso una risoluzione non esitava un momento.
- Voglio fare un bagno - disse, e in un attimo si spogli, e prese la rincorsa.
- In quel momento una voce, la solita voce grid:
- Pinocchio! Pinocchio!
- E dlli con Pinocchio - disse stizzosamente il burattino, spiccando un gran salto. Oh spavento! Mentre era per aria, e non poteva pi tornare in-dietro, dal fondo del fiume si stacc un'enorme massa verdastra, che venne in su come una frec-cia. Era un coccodrillo!... Pinocchio lo vide ed inorrid, ma non ebbe tempo di gettare un grido, che era gi sparito dentro quella voragine di bocca, che si chiuse subito come una tomba. Per i burattini di legno hanno sempre fortuna! La gola del coccodrillo era immensa, sicch Pinocchio and gi placidamente fino al ventre, senza farsi un male al mondo. Abituato poi com'era a star sott'acqua e in corpo agli animali, non si fece punto caso di trovarsi all'oscuro, e di sentirsi portare gi nel profondo del fiume, dove sent un frescolino che da molto tempo non aveva goduto l'uguale.
Il coccodrillo intanto s'era rintanato sotto un'ampia grotta, e si preparava a digerirlo con tutto il suo comodo, quando appunto Pinocchio annoiato di quell'anfano, e di sentirsi stringere e premere da tutte le parti, cominci a fargli il solletico con un dito.
Il coccodrillo da principio non se ne cur pi che tanto, e continuava la sua operazione. Ma quando Pinocchio che appunto non voleva che quell'operazione seguitasse, ci si fu messo prima con una mano, poi coll'altra, poi con un piede e poi coll'altro, la povera bestia si impensier di quel rumore interno, e cominci ad agitarsi ed a storcersi per tutti i versi; mentre Pinocchio non ristava dal menar calci e pugni. Alla fine, il grosso bestione sentendo che la musica non cessava, e che gli venivano gli stomacucci, decise di tornar alla superfcie, e vomitare sulla riva l'incomodo abitatore del suo ventre.
Pinocchio non desiderava di meglio; ma quando ebbe veduto un barlume di luce gli venne un pensiero, e stette fermo, fermo. Ci confort molto il coccodrillo, che credette di poter ricominciare la sua digestione. Ma aveva fatto i conti senza Pinocchio, il quale aveva detto tra s:
- Se mi facessi trasportare un poco da questa bestia? A farmi rivomitare son sempre in tempo! Chi sa che non mi possa condurre in qualche luogo che.... Basta, mi ci voglio provare anche perch mi piace di viaggiare qualche tempo dentro il ventre di un coccodrillo. Un bastimento verde, senza vele, senza macchine e senza equipaggio non capita mica tutti i giorni! -
E l'audace burattino cominci a fare sotto voce: 
- Pis! pis! pis! -
Il coccodrillo, a sentir quella vocina che veniva di dentro ai suo corpo s'impaur fuor di maniera, e per isfuggirla si diede a nuotare contro corrente con tutta forza. Nuota, nuota e nuota, quando ac-cennava a rallentare il burattino ricominciava la musica:
- Pis! pis! pis! Sono venuto in Affrica; ho un soldo solo, e non lo voglio spendere per viaggiare!... Pis! pis! pis! - e il coccodrillo ripigliava la sua corsa pi veloce che mai.
La povera bestia era gi stanca morta, e piangeva dalla rabbia di non potersi fermare, e per la paura di quella vocina interna che non ristava un momento dal dirgli delle impertinenze, che lo facevano diventar pi verde di quello che era.
Alla fine, disperato, si ferm: ebbe due grandi urti di stomaco; apr le fauci, e con uno sforzo violento fece volare il burattino alla distanza di dieci metri sulla sponda del fiume, e poi s'inabiss nei gorghi profondi.
- Buon viaggio, e tanti saluti a casa ! - grid Pinocchio, buttandosi via dalle risa.
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30. Gli uomini selvaggi vedendo scaturire Pinocchio dalla bocca del coccodrillo Io credono una divinit, e prima gli tirano colle frecce avvelenate, poi lo eleggono imperatore.
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Trovandosi ignudo, il burattino cominci a pensare a' casi suoi, e cap che la faccenda si faceva seria.
Ritornare indietro per ricercare il suo vestitino, non gli parve cosa da mettersi nemmeno in discussione; andare avanti in quello stato non gli pareva conveniente, sebbene avesse veduto che, in generale, gli affricani erano tutti vestiti su per gi come lui. Dopo che ebbe pensato un poco, decise di farsi un vestitino di foglie d'albero. Appunto l ce n'erano di bellissime e proprio adattate; ed egli non mancava di una certa abilit, avendo imparato a casa sua a far diverse cosette coi trucioli e coi vimini. Si messe dunque all'opera, e aiutandosi colle unghie e coi denti, in poco tempo era giunto a coprirsi dalla vita ai ginocchi. Mentre se ne stava tutto occupato a scegliere alcune foglie pi adatte per farsi una specie di giacchetta, alz per caso gli occhi, e vide uno sciame di uomini e di donne che fuggivano da ogni parte e ritornavano come in preda alla pi pazza gioia o al pi grande terrore.
- Che sono ammattiti? - disse fra s; e continuava alacremente il suo lavoro, perch gli dispiaceva a farsi vedere mezzo vestito. Ad un tratto, quando meno se lo sarebbe aspettato, il burattino fu scosso da certi sibili e da un ronzo che sentiva intorno a s, e dal vedere un nugolo di piccole frecce, che gli cadevano ai piedi come la grandine.
Meravigliato e impaurito non delle frecce, perch che cosa potevano le frecce contro di lui? ma per il nuovo aspetto che prendeva la cosa, disse tra s e s:
- Fino a che stanno lass a tirare, non ho paura di nulla; ma se poi scendono? Alla peggio mi butto nel fiume, riprendo il mio bastimento verde, e chi s' visto s' visto. -
Intanto le frecce continuavano a piovere come gragnuola; alcune, anzi, erano arrivate a colpirlo quando nelle spalle, quando nel petto, quando nelle gambe o nelle braccia, ma naturalmente ricadevano in terra, senza che il burattino se ne accorgesse neppure. La meraviglia di Pinocchio era grande, ma quella de' tiratori era a mille doppi maggiore! Si guardavano stupiti, esterrefatti l'uno coll'altro, senza potersi persuadere che ancora il burattino non fosse morto almeno dieci volte.
Questi, che cominciava a seccarsi, si volse inviperito a quella gente, e cominci a gridare con quanta voce aveva in gola:
- Ma la volete smettere, zucconi, con cotesti gingilli!... Non lo vedete che tanto  tempo perso? -
Alla fine parve che anche gli uomini neri capissero che buttavano via il fiato senza costrutto, e, cessato di tirare, un gruppo de' pi coraggiosi si avvicin rapidamente al burattino, e circondatolo da ogni parte uno di loro grid:
- Ho? Ho? Ho?
- Pinocchio! - rispose il burattino.
- Iah? Iah? Iah?
- Pinocchio! - url di nuovo il ragazzo - ma che siete sordi? -
Allora tutta quella gente si mise a gridare ad una voce:
- Iah! Iah! Ho! Ho! Uff! Uff! Uff! -
E Pinocchio di rimando:
- Iah! Iah! Ho! Ho! Uff! Uff! Uff! -
La strana scena cominciava a diventare alquanto lunghetta, e Pinocchio, che ne era stufo fino agli occhi, vedendo da una parte uno spazio libero, prese subito la rincorsa per scappare. Ma non fu a tempo, perch quei demonii neri, svelti come gatti lo serrarono in mezzo, e presolo per le gambe lo sollevarono da terra, gridando come ossessi:
- Evviva il nostro re Pinocchio primo!... Evviva il nostro imperatore!... Evvivaaaaa! -
Pinocchio che non si sarebbe mai aspettato quell'accoglienza, da principio credette ad uno scherzo, ma a sentire che le grida incalzavano sempre pi, disse gongolando di gioia:
- Ah! finalmente!... Lo sapevo che in Affrica i miei meriti non potevano rimanere sempre nascosti.... E ora ve lo dar io, caro il mio trattore dei maccheroni alla napoletana senza sugo, cari signori carabinieri neri che mi volevate arrestare senza una ragione al mondo, caro il mio bel vecchio, che mi volevi vendere per un corno di rinoceronte, ora ve lo dar io! -
E dopo questo giustissimo sfogo, Pinocchio recit mentalmente i due bellissimi versi:
Fatemi far l'imperatore un anno,
Se poero rester, mio sar il danno.
E si abbandon alla gioia del suo primo trionfo affricano !
A branchi come i corvi, e neri come i medesimi, si avvicinavano intanto tutti i sudditi di Pinocchio, uomini e donne, per rendere il primo omaggio al nuovo imperatore, il quale, tenuto sempre in alto, procedeva in mezzo alla moltitudine. Al suo passaggio tutti si prosternavano fino a terra; poi si rialzavano e si mettevano in coda all'immenso corteo nero che ingrossava ogni momento, formando una striscia nera, che veduta da lontano doveva sembrare una grande macchia d'inchiostro.
Venivano cantando le lodi di Pinocchio primo, imperatore e re di tutti i re affricani, mandato dal cielo in terra, com'era stato annunziato dai saggi e dagli indovini dell'impero a sostituire il vecchio imperatore morto il giorno avanti per un'indigestione di lattuga. E tra le acclamazioni, ogni tanto gridavano:
- Doveva scaturire dalla bocca di un coccodrillo come  scaturito! Doveva vincere la forza delle nostre frecce avvelenate, e l'ha vinta! Doveva avere la testa di legno, come l'ha difatti. Viva dunque il nostro imperatore Pinocchio primo! Evvivaaaa!
- Le frecce avvelenate, mi scagliavano? - diceva intanto tra se il burattino. - Senti un po' che bei complimenti facevano al loro futuro re questa gente disumana! Fortuna che sono di legno! e di quello duro. Come ho fatto bene a venire in Affrica da burattino ! Se fossi stato un ragazzo in carne e ossa, a quest'ora di Pinocchio non se ne parlava pi! -
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31. Come pass la prima notte Pinocchio Primo imperatore e re di tutti i re affricani.
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Mentre il burattino, col cuore gonfio di gioia, faceva queste riflessioni e dispensava a destra e a sinistra sorrisi e baciamani, il corteo era vicino alla capitale del regno.
Vi entr Pinocchio in mezzo alle acclamazioni della moltitudine stipata sulle porte delle capanne di terra e di frasche, che facevano l'ufficio di palazzi, intanto che i ragazzi, in segno di giubilo, si rotolavano per terra, alzando un polverone che confondeva ogni cosa.
Avanti, avanti, avanti, dopo aver percorso molta strada il corteggio si ferm in una piazzetta, che a Pinocchio parve molto sudicia, ma fece finta di non essersene accorto.
- Ci penser io ! - disse gravemente tra s - ci penser io a regolare e ripulire ogni cosa. -
Da una parte della piazzetta sorgeva una capanna un po' pi grande delle altre: era la reggia!
Sull'ingresso, Pinocchio I sent un odore che non gli parve di viole mammole, e quasi quasi voleva tornare indietro, ma poi si rassegn, dicendo:
- Caval donato non si guarda in bocca. -
Subito gli furono presentati i personaggi di corte che abitavano i palazzi intorno alla piazzetta per essere sempre pronti ai comandi di sua maest: cosa che gli fu ripetuta da ognuno, con un lungo giro di parole e di frasi.
Pinocchio, per non compromettersi, non faceva che dir di s col capo, colle spalle, colle mani, con tutta la persona, la qual cosa piacque immensamente a tutti, e gli procacci le pi grandi simpatie e molta popolarit.
Intanto si era fatto notte, e i gravi personaggi dopo un'infinit di salamelecchi e di genuflessioni, se ne andavano a mano a mano, lasciando l'imperatore solo col gran cerimoniere, un omaccione alto, membruto e nero, che invit sua maest a passare nella camera da letto, separata dalla sala di ricevimento da una grossa stola di foglie di palma.
I mobili corrispondevano alla ricchezza e sontuosit di tutto l'appartamento. Una corda tesa su due pali faceva da attaccapanni; quattro pioli piantati in terra e collegati con altrettante pertiche all'altezza di un metro, sulle quali erano raccomandate delle strisce di pelle, formavano il letto.
II gran cerimoniere indic l'attaccapanni, indic il letto, indic un otre pieno d'acqua, indic una vecchia padella sulla quale si batteva con un martello di legno per chiamare la servit, ed eseguite molte e profonde riverenze, si ritir augurando a sua maest una felicissima notte.
- O cenare non si cena, da queste partii - diceva il burattino - o che crede questa gente che per avermi eletto imperatore voglia fare la fine del conte Ugolino! -
E voleva sbito battere sulla padella, ma poi pens che a mostrarsi tanto affamato sin dalla prima sera sarebbe stata una cosa sconveniente per il re di tutti i re affricani, e concluse filosoficamente: - una notte passa presto - poi, spogliatosi alla lesta, gett la sua giacchetta di foglie a traverso la corda, e si distese sul letto.
Sulle prime credette di poter dormire, ma trascorso qualche minuto cominci a rigirarsi ora da un lato ora dall'altro, senza trovar posa. Le strisce di cuoio erano durissime; la mancanza assoluta di lenzuoli e coperte lo disturbava; e come se questo fosse poco, a un tratto sent strisciarsi sul petto un non so che di ghiaccio, da far venire i brividi solamente a pensarci!
Pieno di spavento, si alz vivamente da quella specie di letto, ed all'incerto chiarore di un fuoco che ardeva davanti alla reggia, guard da ogni parte, e vide che in camera non era solo.
Certi ragni, grossi come granchi, passeggiavano tranquillamente per lungo e per largo sul pavimento e sulle pareti, come se fossero addirittura in casa propria.
Intanto, uno pi grosso il doppio degli altri, e che forse doveva essere il capo di quella numerosa famiglia, prima lo fiss con certi occhi accesi come carboni, e poi, aprendo una bocca spropositata, mand fuori una voce che somigliava molto a quella del Grillo-parlante:
- Ma dove sei venuto, scioccherello che non sei altro? Che cosa credi di aver guadagnato perch questa gente ti ha eletto imperatore? Ritorna subito a casa tua e contentati di diventare un ragazzo come gli altri, e di imparare un mestiere per essere di aiuto al tuo babbo e guadagnarti in seguito, da buon operaio, un pane onorato. -
A quella vista e a quelle parole, il burattino, turbatissimo, volle subito picchiare sulla padella e chiedere aiuto, ma poi pens che a mostrarsi tanto pauroso fin dalla prima sera, avrebbe fatto una brutta figura presso i suoi sudditi. Perci, rassegnandosi alle circostanze, disse con grande seriet:
- Una notte passa presto!... Domani sera far montare in camera la sentinella. -
E si stese nuovamente sul letto, col martello in mano, pronto ad ingaggiare una lotta con i ragni, se questi si fossero avvicinati.
Rassicurato alla meglio, si prov a chiudere gli occhi, ma di li a poco cominci a sentire sopra il capo un ronzio di mosche che formavano un'orchestra completa con soprani, contralti e accompagnamento di basso profondo: ziiiii, ziiiii, z, z, zuuuuum, zuuuuum.... senza posa n requie. Di fuori ranocchi, grilli, uccellacci notturni, animali feroci, facevano a chi pi gridava, cantava, strideva, ululava....
- Oh! che bel dormire - diceva piagnucolando il povero imperatore, rigirandosi per il letto come una trottola. E ripens al suo letticciuolo povero s, ma lindo e pulito, dove, accanto al suo buon babbo Geppetto dormiva i suoi sonni tranquilli senza mai svegliarsi, e prov uno stringimento di cuore, un desiderio vivissimo di trovarsi a casa sua piuttosto come burattino che in Affrica come imperatore.
Sicch, tra per i grandi avvenimenti della giornata con tutto quello strombetto e gli evviva furibondi de' suoi fedelissimi sudditi, tra per essere andato a letto senza cena e la musica infernale di quegli animali che pareva l'arca di No, Pinocchio I imperatore e re di tutti i re affricani pass l'intera notte a tastarsi il polso e a contarne le pulsazioni, perch credeva davvero di avere una grossa febbre.
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32. L'imperatore Pinocchio I dubita di essere malato, chiama il medico che lo dichiara sanissimo, ed  spalmato di burro e asperso di polvere d'oro.
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Molto impensierito di quella malattia, che gli avrebbe potuto impedire di attendere alle faccende dello Stato, Pinocchio I, appena si fece giorno, pic-chi sulla padella, e mand a chiamar subito il me-dico primario di corte; un vecchietto con un viso nero come il carbone, e una barbetta bianca, che pareva se la fosse insaponata allora allora per ra-dersela. Il vecchietto ascolt attentamente gli im-periali lamenti, e quando Pinocchio credeva che dovesse fargli una accuratissima visita, vide invece il brav'uomo che sfilata una specie di corona che portava in seno, ne gett a terra i chicchi e poi li esamin con grande attenzione per vedere se erano caduti dal diritto o dal rovescio, mentre borbottava certe parole una pi oscura dell'altra.
Poi si mise a fare un conto colle dita, e finalmente, dopo avere almanaccato cos per un quarto d'ora, concluse col dire che sua maest imperiale era sana pi di una lasca.
La rabbia del burattino era al colmo, ma per non compromettersi cos, sul principio della sua carriera, ringrazi con cortesi parole il bravo dottore, lo licenzi con un grazioso cenno del capo, e batt furiosamente sulla padella per chiedere la colazione.
Comparvero subito otto o dieci servi, i quali, prima di tutto si inginocchiarono a pie del letto imperiale per circa un quarto d'ora, poi si avvicinarono con ogni riguardo a sua maest, lo sollevarono delicatamente come una piuma, e lo deposero sopra una bella pelle di pantra, che avevano stesa per terra.
Con una seriet proprio da re, Pinocchio lasci fare, e non disse nulla nemmeno quando vide che uno dei servitori aveva cominciato a spalmarlo per tutta la persona con del burro rancido, che man-dava un puzzo nauseabondo. Ma cominciando a seccarsi oltremodo di quella faccenda, domand con aria indifferente e come non fosse fatto suo, perch lo ungevano a quel modo.
- Maest,  per farvi pulizia - dissero molto rispettosamente i servi.
- Bella pulizia! - pens il burattino, vedendosi cos imbrattato - o il viso e le mani non me li dovr lavare, stamattina? Basta! vedremo dove ander a finire. - E si abbandon alla discrezione de' suoi servitori neri.
Terminata questa prima operazione. Pinocchio I fu messo a sedere colle gambe incrociate per l'acconciatura della testa. Gliela ricopersero con una pomata finissima di un bel colore, tra il rosso e il turchino, poi, come se questo non bastasse, gliela aspersero tutta di polvere d'oro.
La gioia di Pinocchio a veder quel luccicho era immensa, e voleva ringraziare con grande effusione, ma sent che il capo dei servi diceva traendo malinconicamente un gran sospiro:
- Peccato che sua maest non abbia il viso nero come noi!... - E tutti gli altri in coro ripetevano quasi sottovoce e sospirando: - che peccato!... che peccato!... -
Il burattino, a quelle parole e a quei sospiri, si sent commosso sin dal profondo del cuore, e manc poco che non esclamasse:
- Non dubitate, miei carissimi sudditi, far meglio che potr, per diventare pi nero della cappa del camino! - ma si contenne alquanto, per non compromettersi.
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33. Il gran ciamberlano annunzia all'imperatore Pinocchio I che  rimesso alla scelta di Sua Maest se vuole prendere le nerbate obbligatorie subito o alla fine del mese.
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L'acconciatura del sovrano Pinocchio I era giunta quasi al suo termine, allorch fu annunziata la visita del gran ciamberlano.
Veniva il grave personaggio ad informarsi dello stato di salute del suo imperatore, e nel medesimo tempo a fargli noto che il consiglio dei ministri aveva stabilito il giorno della presentazione ufficiale a tutti i capi dell'esercito, ai prefetti, ai grandi dignitari e ai sudditi del vastissimo impero.
Pinocchio I ascolt benignamente il lungo discorso, approvando con segni del capo tutte le disposizioni prese dal suo governo.
Il gran ciamberlano soddisfattissimo dell'accoglienza ricevuta, fece una profonda riverenza e parve che volesse ritirarsi, ma poi, come se si fosse dimenticato di una cosa importantissima, si avvicin di nuovo all'imperatore e disse con grande rispetto:
- Maest! a nome del Vostro governo debbo annunziarvi che sin da domani cominceranno le lezioni....
- Che lezioni ! - interruppe vivamente il burattino sentendosi venir freddo per tutta la persona.
- Ecco, dir.... - riprese il ciamberlano umilmente - le cose che deve fare Sua Maest per il disbrigo degli affari di Stato sono facilissime. Si tratta soltanto di dire s e no; ma anche per saper dire s e no a tempo, occorre un mesetto almeno di lezioni tutti i giorni, durante le quali verranno distribuite obbligatoriamente a Vostra Maest dieci nerbate alla volta in quelle parti del corpo che pi piacer alla Maest Vostra. Peraltro, in vista delle belle disposizioni di Vostra Maest e de' suoi buoni portamenti, il gran consiglio ha stabilito che lezioni e nerbate potranno essere anche rimandate alla fine del mese. Vostra Maest decida. -
Pinocchio che a sentir parlare di lezioni e di nerbate obbligatorie si era rannuvolato tutto, a questa conclusione ebbe come uno scatto di allegrezza, ma si contenne subito, e abbassando la testa in atto di profonda meditazione, disse gravemente dopo un lungo silenzio:
- Ho deciso di rimettere tutto alla fine del mese! -
Il gran ciamberlano fece una gran riverenza, e questa volta usc senza aggiunger parola.
Anche i servi erano usciti, e Pinocchio trovandosi solo spicc un salto e si mise a ballare la tarantella che era un piacere a vederlo. Poi, fermandosi all'improvviso, diede in una sonora risata, dicendo allegramente:
- Le nerbate obbligatorie!... Oh che bei matti a credere che io volessi cominciare a prenderle da oggi! Alla fine del mese, forse!... Di qui alla fine del mese ci sono ventinove giorni e in ventinove giorni possono succedere tante cose!... - e fatto uno sgambetto, corse da una porticciola dietro alla capanna per specchiarsi in un piccolo stagno.
Soddisfattissimo della sua acconciatura, e pi che altro di quel risplendere che facevano i suoi capelli aspersi di polvere d'oro, rientr ne' reali appartamenti colla certezza nel cuore che i suoi affari in Affrica si mettevano per una buona strada.
- Se per questa volta - diceva tutto contento - mi hanno asperso d'oro i capelli, quest'altra me ne riempiono addirittura le tasche - e le andava cercando con le due mani per le vesti.
Ma qual non fu la sua sorpresa quando dov accorgersi che l'abito che gli avevano messo addosso non aveva tasche!...
- Provvedere alla prima occasione - disse tra s, e picchiando col martello sulla padella, ordin la colazione
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34. Le occupazioni di Pinocchio I nei primi giorni di regno. Ricevimenti e pranzi ufficiali.
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Gli venne subito servito un pezzo di naso d'elefante cotto in una salsa cos acuta e piccante, che, a paragone, il pi forte aceto sarebbe parso rosolio.
 impossibile poter descrivere le boccacce che faceva il burattino masticando quella roba che gli bruciava il palato e lo stomaco!
Desiderava ardentemente qualche psca, un poca d'uva, una dozzina di fichi, ma non chiese nulla per non passare da ghiotto! Ingozz come meglio pot la sua porzione di naso d'elefante, e bevve da una zucca una discreta bevanda che gli rimise a nuovo lo stomaco, e gli fece riacquistare il solito buon umore.
I suoi ministri lo attendevano da qualche tempo, e Pinocchio cred bene di non protrarre pi a lungo il suo primo pasto. Con un passo veramente regale entr nella sala delle adunanze salutando benignamente i ministri che s'inchinarono fin a terra. Sbrigate alcune cose della massima importanza, Pinocchio I imperatore e re di tutti i re affricani si credette in obbligo di ringraziare il suo governo per la splendida colazione che gli era stata servita. E i ministri furon pronti a rispondere che quel pasto l non era che il principio e una preparazione agli altri che avrebbe dovuto fare durante quel giorno e nei giorni seguenti, perch la notizia della sua assunzione al trono imperiale si era sparsa in un baleno e gi arrivavano personaggi di alto grado a fare atto di omaggio e di sottomissione alla gran corte del re dei re affricani. 
Erano capi di trib nomadi, erano principi pensionati o in cerca d'impiego, erano re degli stati circonvicini che Pinocchio doveva ricevere con gran cerimoniale e pranzi succolenti che duravano lunghe ore, dove si mangiava in modo da scoppiarne, e tuttavia si tornava sempre daccapo.
Pinocchio nei primi giorni ci godeva, ed era anzi molto ingrassato, ma dopo qualche giorno quel continuo menar di denti gli era venuto proprio a noia. Quasi quasi rimpiangeva quei tempi che stava anche quarantott'ore senza mettere in bocca nemmeno un nocciolo di ciliegia. Ma si consolava col dire che il mondo bisognava pigliarlo come viene e fare di necessit virt. In conclusione, il poverino si sacrificava come meglio poteva per il bene dello stato, e i suoi sudditi gli erano riconoscentissimi.
Per dirne una, un giorno si presentarono alla corte tre re fra i pi potenti che si trovassero a mille miglia di distanza. Il primo, vestito riccamente con tre gonnelle da donna e una uniforme da capitano di fanteria, veniva gravemente a capo scoperto reggendo colla destra un cappello a tuba tutto sgualcito, che faceva piet. Anche il secondo indossava una uniforme da tenente, con un vecchio chep della guardia nazionale piantato di traverso a met della testa. Il terzo poi, aveva una specie di camicione e si era stretto alla cintola un grosso sciabolone, e reggeva colla mano destra un ombrello tutto sbrendoli.
Giunti a due passi da Pinocchio I, si prostrarono parecchie volte fino a terra, poi con molta gravit gli sputarono uno per volta in faccia.
Il burattino, che non si aspettava quella uscita, stava proprio per dirne quattro delle sue, ma il gran ministro delle cerimonie lo trattenne, sussurrandogli nelle orecchie che quello era un saluto di molta distinzione in uso nel paese da tempo immemorabile.
- Paese che vai, usanza che trovi.... - concluse Pinocchio rasciugandosi con molta disinvoltura col lembo della reale veste, e sorridendo regalmente ai tre colleghi.
Non importa dire che dopo una mezz'oretta di complimenti il gran ciamberlano annunzi che il pranzo era pronto.
Pinocchio si sentiva accapponar la pelle al pensiero di dover mangiar un'altra volta (era gi la quinta, e il sole era ancora alto sull'orizzonte), ma come licenziare tre re alla volta, senza averli prima sdigiunati!.. Sarebbe stata un'onta troppo grave per la dignit dell'impero!
Passarono dunque con gran pompa nel salone delle mense, cio sotto uno sterminato albero, all'ombra del quale sarebbero state comodamente pi di tremila persone. Seduti per terra e serviti da certi bei pezzi di giovanotti che, tenendo in mano una specie di piatti con le vivande facevano anche da tavolini, l'imperatore Pinocchio, i tre re suoi amici e tutte le loro corti si abbandonavano alla gioia di riempirsi la pancia con tale impegno ed appetito, da far credere che non avessero mangiato da sei mesi.
Prendevano col cucchiaio la minestra, la versavano nel cavo della mano sinistra e la portavano alla bocca con grande seriet. Infilavano colla forchetta certi pezzi di carne da bastare ad un leone, la sfilavano colla sinistra e la facevano sparire gi nello stomaco come se si fosse trattato di una pillola. Il burattino, che nel mangiare aveva altre abitudini, veniva spesso richiamato sottovoce dal gran cerimoniere, rosso dalla vergogna di vedere in tal modo offesa la decenza da chi doveva dare il buon esempio.
Per fortuna Pinocchio era divenuto re di un popolo morigerato e civilissimo, tanto  vero che verso il tramonto del sole erano tutti sazi, e perci fu portato in mezzo al crocchio che si era formato un certo ordigno, dal quale veniva fuori un puzzo orribile.
- Che novit  questa! - pens il burattino, ma non apr bocca, perch aveva gi capito che un imperatore ha l'obbligo di saper tutto senza studiare e senza domandar niente a nessuno.
La cosa peraltro fu presto chiarita. Quell'arnese era una grossa pipa, munita di un lungo cannuccio che il gran cerimoniere present all'imperatore, domandandogli cortesemente se aveva la bella abitudine di fumare.
- Io? - rispose Pinocchio ingrossando la voce - si figuri, che da quando sono al mondo non ho mai fumato meno di dieci sigari toscani al giorno! - e guard in giro per vedere che effetto facevano le sue parole, ma nessuno fiat.
- Che zucconi! - disse tra s il burattino, e aspirando fortemente tre o quattro boccate di fumo pass il cannuccio ad uno dei re che aveva a destra.
Questi, con tutta seriet, tir la sua boccata, poi pass il cannuccio al vicino di destra, e cos di seguito, fino a che il cannuccio, dopo aver fatto l'intero giro, non torn tra le imperiali labbra di Pinocchio I, il quale gi lottava con un forte disturbo di stomaco. Non si pu dire con quanto piacere il burattino avrebbe mandato a tutti i diavoli, re, pipa, tabacco e cannuccio, ma per non parere da meno degli altri colleghi, ripet l'operazione con pi forza della prima volta, aspirando anzi cinque o sei boccate di pi.
Poveretto lui! non lo avesse mai fatto!... Dopo alcuni minuti, passati in un'angoscia indicibile, un urto formidabile gli fece rigettare tutto il cibo, senza che nessuno de' suoi ministri si degnasse di voltarsi. Riavutosi alla meglio, sent una gran voglia di bere, e si attacc ad una zucca ingoiando tutto il liquido che conteneva. Allora fu preso da una gran voglia di parlare, e ne disse di tutti i colori.
- Quando ero re ne' miei posti.... il Grillo-parlante me lo disse.... perch i piedi mi bruciarono e l'abbecedario colla volpe e il gatto.... m'impicc ad una quercia davanti al can barbone.... e vola vola il serpente scoppi.... ma il direttore del circo equestre quando ero un asi.... -
Stava gi per dire un asino, se non che un barlume di ragione lo contenne, e pens con terrore che cosa sarebbe avvenuto se i suoi ministri avessero appreso che il loro imperatore era stato un asino! E guard spaurito in giro, ma si riconfort subito nel vedere la faccia imbambolata di tutti i commensali e nel sentirne i discorsi: - L'acqua parla.... il sole  stellato.... la tigre ride.... quest'anno avremo un buon giorno.... la stagione  rossa.... - e simili espressioni piene di senno.
- Che affare  questo? - pot pensare il burattino; e guardandosi intorno pi attentamente, vide che uno dei re si era disteso per terra, e gi russava come un contrabbasso. Poi uno alla volta, ripetendo parole una pi sconclusionata dell'altra, tutta quella brava gente si stendeva, si addormentava e russava di santa ragione, formando un'orchestra al cui suono melodioso si addorment anche Pinocchio I imperatore e re di tutti i re affricani, mentre il sole tramontava dietro ad una montagna di fuoco.
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35. Il primo discorso imperiale di Pinocchio Primo, e sua formale promessa di non introdurre nei suoi Stati l'istruzione obbligatoria.
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La cerimonia della presentazione ufficiale del-l'imperatore Pinocchio I, re dei re affricani, avvenne durante una splendida mattinata, in cui il cielo e la terra pareva che si fossero dati la mano per farla sembrar pi bella. Il cielo non poteva essere pi azzurro e pi lucente, la terra pi verde e pi risonante di grida festose, che uscivano da migliaia e migliaia di petti, esultanti di gioia.
Pinocchio I, che per due o tre giorni aveva studiato insieme al gran ciamberlano il discorso reale, montato sur un grosso elefante, torreggiava sublime in mezzo alla schiera de' suoi neri cortigiani, ricoperti di splendidissimi cenci di ogni colore e qualit. Le trombe squillavano, i tamburi rullavano, i ragazzi, al solito, si rotolavano per terra, quando ad un cenno del gran cerimoniere tutto tacque. Perfino gli uccelli che svolazzavano a branchi per l'aria cessarono di cantare, persino le scimmie che a frotte volteggiavano sui rami degli alberi si posero sull'attenti. L'imperatore Pinocchio parlava:
"Ufficiali di stato maggiore, ufficiali subalterni, sergenti, caporali, soldati di cavalleria e soldati a piedi; Ministri di stato, sotto ministri e addetti alla Nostra imperiale corte; Prefetti e sotto prefetti delle nostre innumerevoli Provincie; Capi, sotto capi e impiegati della Nostra amministrazione imperiale, sudditi amatissimi, uomini, donne e ragazzi di ambo i sessi, ascoltate la voce del vostro imperatore - cos Pinocchio incominci il suo discorso guardando ogni tanto di sottecchi il gran ciamberlano, il quale approvava con dei leggeri movimenti del capo.
"Noi, Pinocchio I, per volere del cielo e del coccodrillo vostro imperatore, vi rivolgiamo per la prima volta la Nostra parola, che  di pace e di amore. Un'era novella sta per sorgere nei nostri vastissimi stati. Esultate, o popoli! Col nostro governo abbiamo concordato un programma che apporter la felicit in tutti i cuori, e la ricchezza in tutte le tasche. Noi non possiamo passare in rassegna tutto il gran piano di riforme che col tempo abbiamo in animo di attuare. Il tempo, o signori,  cosa sommamente preziosa, il tempo  un tesoro inestimabile; e siccome noi ne abbiamo molto a disposizione, abbiamo decretato di concedervene quanto ne volete. Come potevamo mostrarci pi generosi e disinteressati?" (Applausi calorosi accolsero questa dichiarazione imperiale).
"Voi vedete questo splendido sole, questo cielo turchino, che nessun regno pu vantare l'uguale in tutto il mondo! Ebbene, col nostro governo abbiamo decretato che ogni nostro fedelissimo suddito potr goderne con tutta libert, senza tassa, balzello o gabella. Come potevamo essere pi disinteressati e pi generosi?" (Applausi come sopra). 
"Voi sentite il canto degli uccelli, le voci degli animali, lo stormir del venticello tra le fronde! Ebbene, anche di tutto questo abbiamo decretato che potrete goderne quanto e come vi parr, senza spendere un centesimo. Ma su una cosa dovuta al nostro particolare studio, richiamiamo, sudditi fedelissimi, la vostra attenzione, e facciamo un solenne giuramento di mantenerla con tutte le Nostre forze."
Qui Pinocchio si mise una mano al petto, e guard in giro alzando un poco pi la voce:
"Noi non introdurremo mai nei nostri stati quella obbrobriosa istituzione che affligge tanti paesi da Noi conosciuti, che si vantano di essere civili; parlo di quella cosa abominevole che si chiama istruzione obbligatoria!... Quale strazio, amatissimi sudditi, vedere tanti vispi fanciulli seduti per ore ed ore davanti ad un libro sul quale si rovinano la vista che sarebbe fatta per guardare in qua e l, in su e in gi, dietro alle farfalle, agli uccellini e a tante altre belle opere della creazione! Vedere tanti poveri ragazzi obbligati a imparare a memoria certe cose senza sugo, e sentire le grida desolanti di molti, che non vorrebbero abbandonare i loro giuochi diletti, per andare a rinchiudersi in una brutta, fredda e noiosa stanza che si chiama scuola...."
A questo punto Pinocchio dov chetarsi, vedendo molte tenere madri che, in mancanza di grembiule, si rasciugavano le abbondanti lacrime, col palmo delle mani.
Allora Pinocchio, fiero dell'effetto prodotto dalle sue vibranti parole in quei cuori gentili, diede alla sua voce un tono tanto patetico, che commosse perfino l'elefante che lo sosteneva, ed aggiunse:
"Coteste lacrime, fedelissime suddite, dimostrano la nobilt dei vostri sentimenti, e il tenero affetto che nutrite per la vostra leggiadra prole. Oh! no, non dubitate!... Lungi da Noi il pensiero di volere angustiare i vostri cuori con lo strappare alle vostre affettuose braccia gli amati figliuoli! Essi continueranno sempre a rotolarsi nella polvere; a imbrattarsi negli stagni; a dare la caccia ai grilli; a sciupare i nidi degli uccelli; a infilarsi colle piccole lance, a cavarsi gli occhi colle frecce scoccate da' loro graziosi archi; a correre e folleggiare per i prati e per i boschi, dietro le scimmie.
"Noi amiamo questa ginnastica molto educativa, e ne daremo chiari esempi, tutte le volte che le gravi faccende dello Stato ce lo consentiranno. Voi vedrete che cosa pu, in questo genere, lo spirito inventivo del vostro imperatore, che ha potuto toccare con mano gli effetti perniciosi della scuola sul suo proprio individuo, e su quello di molti suoi compagni di giovent dalla medesima completamente rovinati d'occhi e di cervello.
"Ufficiali e soldati; consiglieri della Corona; amatissimi sudditi e suddite. Noi, Pinocchio I, imperatore e re, v'invitiamo a gridare con quanto fiato avete in gola: Abbasso l'istruzione obbligatoria! abbasso la scuola!"
E un grido immenso, pi rumoroso di mille tuoni, si elev da ogni parte.
"Abbasso l'istruzione obbligatoria! abbasso la scuola!"
Poi cominci la gran rivista di tutte le truppe e di tutti gli impiegati dell'impero che dur sino a notte inoltrata, e l'imperatore Pinocchio I vi assist con ammirabile zelo, seduto comodamente sul groppone dell'elefante, dove gli fu apprestata la colazione, il pranzo e la cena.
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36. Mharameho, il paggio favorito di Pinocchio Primo, insegna a Sua Maest il modo di diventare nero come un corvo.
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Le occupazioni giornaliere dell'imperatore Pi-nocchio non erano molte, n molto faticose.
Doveva levarsi, farsi ungere come l'asse di una ruota da carri, far colazione e sedere sul trono non meno di tre ore, circondato dai suoi dignitari per isbrigare le faccende dello Stato.
 vero che non doveva dire che s e no; ma la scelta tra il s e il no non era sempre tanto facile, perch il gran ciamberlano qualche volta si dimenticava di toccarlo con un piede o col gomito.
Spesso lo lasciavano solo con pochi servi, tra i quali alcuni ragazzi, per tenergli compagnia e per scacciargli le mosche con certi spazzolini di piume di uccelli, coi quali gli facevano il solletico sulla faccia e nel naso, procurandogli spesso dei forti starnuti.
Quelli erano i migliori momenti della sua vita imperiale; nondimeno a star l fermo per tanto tempo si annoiava mortalmente, e, da vero mariolo come era sempre stato, immagin un abile piano che una volta ogni tanto lo potesse liberare da quella seccatura.
Tra i ragazzi addetti alla Corte aveva posto particolare affezione ad uno che gli somigliava appuntino per la statura e per i tratti del volto, se non ci fosse stato di mezzo il colore della loro pelle.
Che aveva pensato Pinocchio? Un giorno che passeggiavano in tutta libert per un boschetto vicino alla reggia, chiam il ragazzo presso di s, e presolo famigliarmente sotto il braccio gli disse con voce dolce e insinuante:
- Senti, Mharameho, gli vuoi bene al tuo imperatore?...
- Maest! e me lo domandate? - rispose il ragazzo, commosso fino alle lacrime per tanta distinzione.
- Scusa, sai: facevo cos per dire!... E ti sentiresti di fargli un piacere al tuo imperatore?...
- Maest, per rendervi servigio anderei a fare il pizzicore nella lingua ad un serpente boa, con questo spazzolino.
- Bravo! - rispose Pinocchio - con cotesti sentimenti farai una splendida carriera. Ma lasciamo da parte i serpenti boa. Senti, io vorrei trovare il modo di tingermi il viso da sembrare perfettamente un affricano di nascita come te! Tu sai quanto piacere ne avrebbero i miei ministri e tutti i miei fedelissimi sudditi!
- Maest, quello sarebbe il pi bel giorno della nostra vita.
- Bravo! - esclam il burattino - se tu rispondi sempre cos, ti garantisco un posto di primo cassiere nell'amministrazione dello Stato. -
Al ragazzo luccicarono gli occhi come due carboni accesi.
- Dunque si pu fare? - domand il burattino con grande interesse.
- Nulla di pi facile, maest, - rispose Mharameho - conosco una pianta i cui frutti fanno proprio al caso nostro. -
Manc poco che Pinocchio dalla contentezza non spiccasse un paio di salti alla sua maniera; ma per non compromettere troppo la sua seriet, si limit a stropicciarsi le mani forte forte.
- Sicch, quando si pu avere questa tintura maravigliosa?
- Anche nella giornata, se la maest vostra mi permette di assentarmi un poco - rispose Mharameho con grande rispetto.
- Vai, vai pure! - esclam il burattino tutto contento - anzi, senti, ho pensato che quando siamo fra noi sar meglio finirla coi titoli. Quel sentirmi dire continuamente: "Maest, vostra altezza, altezza imperiale" mi secca proprio ! Chiamami Pinocchio addirittura, com'io ti chiamo il mio caro Mharameho, - e s dicendo lo abbracci stretto stretto.
Il povero ragazzo, commosso per tanta generosit, manc poco che non svenisse l per l, ma fattosi coraggio, diede un bacio sulla punta del naso del suo imperatore, e spar tra le piante.
La mattina dopo una grande notizia si propag per tutto l'impero. Sua altezza reale e imperiale era diventato nero come il pi nero dei suoi sudditi.
I ministri pieni di giubilo vollero festeggiare il lieto evento con un gran pranzo di gala, e quel giorno non si fece che mangiare fino al tramonto del sole, per poi dar principio al ballo.
Si ballava davanti al trono dell'imperatore, il quale per un'antica legge, mai revocata, non poteva prender parte a certi divertimenti, riserbati solo ai ministri ed al popolo. Ma questa volta nella veneranda legge fu fatto un grosso strappo, perch Pinocchio, in barba a tutto il cerimoniale e a tutti i grandi ciambellani e cerimonieri della sua Corte, ball come un pazzo tutta quanta la notte, mentre il fido Mharameho sotto le spoglie imperiali ne faceva le veci in modo che, nemmeno col cannocchiale, si sarebbe potuta notare la differenza tra il paggio e l'imperatore.
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37. Pinocchio a cavallo ad un bove si reca alla caccia dell'ippopotamo, dove, facendo prodigi di valore, cresce di pi nella stima de' suoi fedelissimi sudditi.
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Il giorno seguente era destinato ad una grande caccia che si dava in onore del giovane imperatore Pinocchio I. Questi si sarebbe contentato anche di rimanere a casa; ma come fare un tale affronto al dottore in ippopotami, il quale s'era dato tanta cura di scoprire una torma di questi graziosi animali a pochi chilometri dalla reggia? Bisognava ricompensare lo zelo di quel fedelissimo suddito, che era stato assai pi sollecito del dottore in leoni, del dottore in elefanti, del dottore in tigri, che in tanto tempo non avevano scoperto di che far divertire sua maest.
Questa era l'opinione de' suoi ministri, e Pinocchio aveva gi capito che di fronte all'opinione dei ministri la sua non valeva nulla!
Poi vi era di mezzo la scienza, e per quanto Pinocchio avesse manifestato le proprie idee intorno agli studi, non poteva a meno di incoraggiar questi, che costituivano il pi bel patrimonio intellettuale dello Stato.
I dottori rammentati erano infatti personaggi di gran conto, che si occupavano di scoprire le tracce degli animali; ma, quel che sembrava curioso a Pinocchio, non studiavano per guarirli, ma per ammazzarli.
- Paese che vai usanza che trovi - concludeva sempre il burattino, senza stare tanto a confondersi.
Due ore dunque avanti la levata del sole i dignitari della Corte armati di archi, di frecce e di zagaglie, erano schierati davanti alla reggia, aspettando che l'imperatore prendesse il suo posto a cavallo ad un bove, che il gran ciamberlano teneva per la cavezza.
L'aspettativa fu breve, perch Pinocchio I comparve con un bel sorriso sulle labbra e una rabbia in corpo, che guai se i suoi fedelissimi sudditi l'avessero potuta vedere.
La rabbia del burattino derivava dall'essersi dovuto svegliare quando i polli; cosa che non gli pareva troppo conveniente a un re dei re.
- Sono o non sono imperatore? - diceva dentro di s - se sono imperatore mi pare di aver diritto di dormire quanto voglio, cari signori ministri! In quanto a mangiare, non c' che dire, capisco che bisogna farlo quando le esigenze del servizio lo impongono, ma per dormire  un altro paio di maniche; e alla prima occasione, cari miei signori, l'avrete a fare con me! -
Per altro di queste considerazioni nulla apparve sulla faccia del burattino, il quale, vedendo che tutta la Corte era pronta alla partenza, credette giunto il momento di mettersi in via.
E gi si preparava a farlo, quando il gran cerimoniere gli si fece davanti, e inchinatolo con gran rispetto lo prese per la mano e lo invit a montare a cavallo al bove che il gran ciamberlano teneva pronto.
- Che siano ammattiti tutti? - pens Pinocchio facendo una brutta smorfia. - Io a cavallo ad un bove non monto di certo, signori miei! Da quando in qua i buoi servono per cavalcare?!... Che usi sciocchi sono mai questi?... Chi mi garantisce che questa bestia non mi scaraventi nella prima fossa che si trova? Bella cura hanno del loro imperatore, questi signori! Quasi quasi comincio a credere che vogliano disfarsi di me per darmi un successore, e ricominciare le feste!
Eppure non c'era via di scampo; e il burattino che la capiva bene, prese il partito migliore, e fu quello di spiccare un gran salto col quale si trov sul groppone del bove che non si mosse nemmeno, come se gli si fosse posato addosso un moscerino.
- Gran brava bestia! - disse tutto riconfortato Pinocchio, e con un magnifico gesto diede il segnale della partenza.
Gi il sole si mostrava sull'orizzonte in mezzo ad uno sfolgoro di raggi vivissimi, quando i nobili cacciatori si trovarono in prossimit di un gran fiume, le cui acque cristalline spiccavano distintamente nella pianura ricca di folta e lussureggiante vegetazione.
Quello era il luogo dove doveva svolgersi la caccia, una delle pi pericolose tra le tante alle quali si abbandonavano con gran passione i sudditi di Pinocchio.
Strisciando come serpi tra l'erba alta e folta, e preceduti dal dottore in ippopotami, i cacciatori si avvicinavano alla riva colle orecchie tese, gli occhi fissi e le mani negli archi, pronti a lanciare un nuvolo di frecce sulla prima bestia che si fosse presentata.
Pinocchio, accusando un doloretto al piede sinistro, era rimasto pian pianino indietro quasi a tutti. Alla caccia, meno che a quella delle farfalle col retino, e delle mosche colle mani, non ci aveva mai avuta una gran passione, e malediceva in cuor suo la fatalit che l'obbligava sempre a far cose contrarie al suo gusto. Si sarebbe seduto volentieri sul primo sasso, e guardava infatti di qua e di l; ma alzando un po' gli occhi incontr quelli del gran ciamberlano sui quali lesse un severo rimprovero unito ad una gran dose di canzonatura, che gli fece proprio saltare la mosca al naso.
Seccatissimo della tracotanza di quel suo dipendente, il burattino con una mossa rapida si butt il cappello all'indietro e lo guard con un'aria spavalda, come per dirgli:
- Ora te lo far vedere io chi , e chi  stato Pinocchio! - e affrettando il passo giunse sul fiume nel momento stesso che i cacciatori avevano veduto un grosso ippopotamo tra le alghe, e lo avevano ricoperto di frecce.
L'animale ferito cercava di sottrarsi alla furia dei suoi assalitori, che ormai disperavano di tirarlo alla sponda.
- Bisognerebbe gettarsi in acqua e finirlo colle zagaglie - disse il gran ciamberlano; ma nessuno si mosse.
Tutt'ad un tratto si ud una gran voce:
- Ci vado io ! -
E Pinocchio, in mezzo agli urli di ammirazione e di spavento di tutti i suoi sudditi, si gett nel fiume e not nella direzione del grosso animale, che sbuffava come una locomotiva ad alta pressione.
L'ippopotamo, odorato il nemico, si volt con brutte intenzioni, ma il burattino svelto come un uccello gli gir intorno e lo afferr per la corta e grossa coda.
Il bestione a sentirsi tirare in quel modo inferoc, e volendo liberarsi da quell'importuno, cominci a girare intorno a s stesso, tal quale come i cani quando vogliono addentare una mosca che li punge di dietro.
Quella scena buffa e terribile al tempo stesso, dur almeno per cinque minuti, e in questo tempo Pinocchio non fece altro che ridere come un pazzo, senza pensare affatto a quel che poteva succedere di lui, se quelle terribili zanne lo avessero afferrato.
Finalmente l'animale, cieco dalla rabbia, si tuff rapidamente, lasciando il burattino e tutti gli altri con tanto di naso.
Quell'avventura che accrebbe oltremodo la considerazione dell'imperatore presso i suoi neri sudditi, non and punto a genio al gran cuoco di Corte, il quale aveva gi fatto proposito di ammannire un pranzo straordinario con la carne del pachidermo, ed offrirne la lingua ed i piedi ben cotti sotto la brace a sua maest imperiale. Ma Pinocchio lo consol subito, assicurandolo che, di lingue e di piedi d'ippopotamo, ne faceva volentieri a meno.
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38. L'Imperatore Pinocchio presiede per la prima volta l'alta Corte di giustizia, e fa stupire tutti per l'acutezza delle sue sentenze.
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L'autorit dell'imperatore Pinocchio cresceva rapidamente presso tutti i suoi ministri.
Il coraggio dimostrato nella lotta a corpo a corpo coll'ippopotamo aveva ottenuto un vero successo. Egli era proprio il predestinato! I profeti ed i saggi dell'impero non si erano ingannati nelle loro previsioni.
Per ci appunto, il gran Consiglio lo stim gi maturo per presiedere all'alta Corte di giustizia, che si doveva radunare quel giorno per giudicare molte liti rimaste arretrate a causa delle feste dell'incoronazione.
La mattina seguente dunque, il gran cerimoniere si rec nella reggia, e preg caldamente sua maest a voler degnarsi di portare i suoi lumi nelle varie contese e nelle sentenze che si dovevano pronunziare quel giorno.
Il primo pensiero di Pinocchio fu di ricorrere al solito strattagemma, e cio di farsi sostituire dall'amico Mharameho, ma poi riflett che si trattava di una cosa troppo seria, e che la sua presenza era assolutamente necessaria.
Si rinchiuse per qualche minuto in un dignitoso silenzio, e poi, fattosi vestire con gli abiti di circostanza, disse a gran voce:
- I miei dignitari! il mio ciamberlano! i giudici togati! le mie guardie! -
Tosto i personaggi rammentati si fecero avanti. S'inchinarono fino a baciar terra dinanzi alla maest dell'imperatore, e dopo una buona mezz'ora di salamelecchi e di genuflessioni, la gran Corte si mosse seguita dalle guardie.
In mezzo, sotto un gran baldacchino di penne di struzzo sostenuto da un bel pezzo di ragazzone nero come la cappa del camino, Pinocchio I imperatore e re di tutti i re affricani incedeva maestosamente, avvolto in un'ampia zimarra gialla e rossa, ricoperta alla lettera di pietre preziose, vale a dire di pezzetti di fondi di bicchiere, di saliere, di candelieri, di bottiglie, rossi, turchini, arancione, coll'aggiunta di lucentissimi ciottoletti e altre costosissime gemme raccolte con gran fatica nelle ricche miniere de' suoi immensi e felicissimi Stati. 
Il tribunale sentenziava all'aria libera; cosa che rallegr infinitamente Pinocchio, perch la giornata era fulgida come non si poteva vedere altro che sotto quel cielo! La gente si accalcava; saliva dalla pianura bianchissima, scendeva dalle montagne color verdecupo, compariva insomma da ogni parte.
Quando si avvicin il corteo reale, tutti si prosternarono prendendosi il capo fra le mani, e non si rialzarono se non quando il tribunale si fu assiso comodamente sulla nuda terra, e le trombe ne ebbero dato il lietissimo annunzio.
Ad un cenno dell'imperatore Pinocchio, il gran cancelliere chiam la prima causa da giudicare.
Ecco che subito compariscono due individui col capo interamente nascosto, fuor che la bocca e gli occhi, da una gran fascia di un panno talmente logoro e sudicio, da non poter capire di che colore fosse stata da nuova. Fatte una ventina di riverenze a sua altezza imperiale e alla gran Corte; raspata la terra colla punta del naso altrettante volte; guardato il cielo da tutte le parti, con certe boccaccie da disgradarne un mascherone di fontana, finalmente si fermano e stanno aspettando l duri e stecchiti come pili.
Il gran ciamberlano fa un cenno a Pinocchio che non capisce nulla di ci che desidera l'altissimo funzionario. Questi, sorridendo di compassione, per la grande ignoranza di sua maest, si permette di avvicinarsi alle imperiali orecchie, e di sussurrarvi dentro qualche cosa. Pinocchio questa volta capisce a volo, e rivoltosi ad uno de' due straccioni gli domanda graziosamente:
- Che cosa ti conduce dinanzi alla maest dell'imperatore? -
L'interrogato si contorce tutto, come se allora allora avesse ingoiato cinquanta grammi di sale inglese; raccoglie due manciate di sabbia e se ne asperge il capo, si picchia di gran pugni sul ventre e finalmente apre la bocca e dice:
- C'era una volta....
- Un re!... - pens Pinocchio. - Che voglia raccontarci una novella questo bel tipo? Non mi dispiacerebbe di sentirla! Devono essere curiose le novelle affricane! - e si mise in ascolto.
- C'era una volta un vecchio.... un bel vecchio, pi nero assai di me, che aveva molti figli, uno dei quali ero io. Motivo per cui essendo questo vecchio il mio babbo....
- Lui era il suo figliuolo! il ragionamento non fa una grinza - pens dentro di se il burattino, ma non batt ciglio, mostrando di stare sempre pi attento, cosa che piacque immensamente a tutti.
- .... motivo per cui, essendo questo vecchio il mio babbo, mi mandava a pascere le pecore di famiglia. Un giorno dunque, anzi una sera, mi trovavo in riva al fiume per abbeverare il mio gregge, quando, conta e riconta, mi avvedo che mi manca una pecora. Addoloratissimo di ci, e non volendo tornare a casa senza la mia pecorella, mi do a cercarla affannosamente di qua e di l, ma invano; la cara bestiola non si trova. Col cuore gonfio di passione, stavo piangendo sulla vetta di un colle, quando nel girar degli occhi vedo dietro ad un folto canneto quel bel signorino, comodamente seduto su di una pietra, con una pecora tra le gambe. Mi slancio allora da quella parte, e gli grido: "Perch mi hai rubato la mia pecora?..." e lui duro. "Perch mi hai rubato la mia pecora?" gli ripeto con pi forza. Era lo stesso di dire a un sasso. Accecato dall'ira, mi avvicino col proposito di rompere il mio bastone sulla sua testa, quando questo signore si alza e fugge come il vento. Senza perdermi a dargli dietro, corro alla mia pecorella, l'abbraccio e la sollevo da terra con gran facilit, anzi con troppa facilit, e allora mi accorgo (inorridisco a raccontarlo) mi accorgo che non tengo in mano altro che una pelle tutta bene accomodata, da sembrare proprio una pecora viva.... Il brigante se l'era spolpata tutta, fino alle ossa!... -
Al termine delle sue parole, il povero pastore aveva dato in uno scoppio di pianto da fare intenerire le pietre. E intanto che piangeva andava dicendo con una voce di caprone infreddato:
- La mia pecorina! la mia pecorina! Io non la vedr pi, la cara bestiola! Era tanto carina! Dove sar ora la mia pecorina?!... -
Pinocchio ora rimasto proprio commosso fino al profondo del cuore dinanzi a quella tenera piet, a quel dolore espresso tanto sinceramente da parer quasi vero, ed apriva bocca per pronunziare chi sa mai quale terribile sentenza contro il ladro che se ne stava l fermo, impassibile come una statua. Ma, troppo ossequente del principio di giustizia, che comanda di ascoltare le difese anche del reo convinto, con brutta cera gli fece cenno di parlare.
Quell'uomo, all'invito imperiale, si scosse come lo avessero svegliato da un sonno profondo, guard in giro cogli occhi imbambolati, poi disse con voce grave e lenta:
- Il sole splende....
- Ohe discorsi ci viene a fare ora? - pens Pinocchio. - C' bisogno che lo dica lui, che il sole splende? -
E siccome il briccone seguitava a parlare di cieli stellati, di mari azzurri e di altre cosette di questo genere, il burattino, persa la pazienza, gli grid:
- Ma insomma, l'avete mangiata o non l'avete mangiata quella pecorai..
- Maest, - rispose quell'uomo con gran flemma - l'ho mangiata sicuro!... ma domandate un po' a quel galantuomo chi aveva mangiato a me il giorno avanti tre dita della mano sinistra! - E in cos dire, quell'uomo, con una indifferenza come se facesse vedere la mano di un altro, mostr una delle sue alla quale mancavano il mignolo, l'anulare e il medio.
- Maest! avevo fame; - gemette allora il pastorello- avevo fame; quelle tre dita le mangiai per isbaglio.
Per isbaglio gli mangi tre dita? - pens Pinocchio fremendo! - Ma che gente  questa? ma in quali luoghi sono capitato? Fortuna che sono di legno! -
Frattanto i due litiganti avevano abbassato la testa, aspettando umilmente la sentenza, ma Pinocchio era troppo terrorizzato per trovare una parola qualunque.
Lo soccorse il gran ciamberlano, il quale gli tocc il gomito, sussurrandogli negli orecchi qualche cosa.
- Parli lei! - rispose il burattino tutto cortese. - Parli lei ! quel che fa lei  ben fatto. -
Il gran ciamberlano, lieto della fiducia che gli dimostrava sua maest, si rivolse con una faccia pi scura della mezzanotte ai due furfanti, e disse solennemente:
- Una pecora e tre dita di meno non guastano il galantuomo, per questa volta sarete appiccati; ma quest'altra volta.... - E ordin alle guardie di ammanettare i due delinquenti e di condurli via.
Pinocchio guard trasognato il suo ministro, e stava pensando qual genere di punizione avrebbe applicato ai due furfanti dopo averli fatti appiccare; ma non ebbe tempo di approfondire il suo pensiero.
Le cause si succedevano alle cause con un crescendo spaventevole, e quando erano finite e si doveva dare la sentenza, il burattino ripeteva invariabilmente al gran ciamberlano:
- Faccia lei! faccia lei! quel che fa lei  ben fatto. -
E l'eccellente ministro seppe cos ben fare, che, in quel giorno furono assegnati cinquecento anni di prigione, dugento di galera, diecimila nerbate e cento condanne a morte.
Giustizia fu fatta, e l'imperatore Pinocchio fu riaccompagnato solennemente alla reggia; e fu acclamato per il pi mite, saggio e giusto dei sovrani, passati, presenti e futuri.
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39. L'imperatore Pinocchio stabilisce di fare un gran viaggio per i suoi Stati, ma per la strada si accorge che i ministri vogliono ucciderlo, e perci si d alla fuga.
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Perch tutti i fedelissimi sudditi potessero godere almeno una volta della vista del nuovo sovrano, mandato dal cielo e sputato dal coccodrillo, come era stato profetizzato dagli indovini e dai saggi, Pinocchio I stabil di fare una visita a tutte le citt e villaggi del vastissimo impero, per vedere sul luogo i bisogni delle popolazioni, sentirne i reclami e provvedere al pi presto.
Insomma, si trattava n pi n meno di un viaggio politico, che il consiglio dei ministri studi sotto tutti gli aspetti, per la bellezza di tre mesi.
La cura di prepararlo fu affidata ad una commissione composta del gran cerimoniere, del gran ciamberlano, del ministro della guerra e di dieci addetti alle ambasciate estere.
Furono mandati dispacci a tutti i prefetti e sottoprefetti dell'impero, che alla loro volta preparassero i relativi ricevimenti, eleggessero deputazioni, dessero ordini per il ripulimento delle piazze, delle strade e delle case, e in tutto e per tutto spiegassero la maggiore energa.
Fu un lavoro senza tregua di cui l'imperatore non seppe nulla di nulla, occupato com'era a farsi scacciare le mosche dal naso, a dar dietro ai grilli, agli uccelli, alle piccole scimmie e a spiegare ai suoi paggi, e specialmente al fido Mharameho, le noie dello studio e la dolcezza del non far nulla.
Qualche volta parlava del suo passato, e con grande abbondanza di particolari raccontava le sue avventure di giovent, e pi che altro le lotte sostenute in mare contro le onde furiose, e contro i terribili mostri marini, quando volle salvare il suo babbo da certa morte.
Si entusiasmava anche ricordando la sua cara Fatina, la gentile e bella bambina dai capelli turchini, e, mettendosi una mano sul petto, giurava in parola d'imperatore e re che l'avrebbe fatta venire in Affrica assieme al suo babbo. E a questo bel pensiero infiammandosi sempre di pi, descriveva con vivace parola le feste che si sarebbero fatte il giorno dell'arrivo de' suoi cari, e quelle ancor pi belle per l'incoronazione della Fatina, perch aveva bene stabilito di eleggerla regina di uno de' suoi Stati: una regina che in Affrica non s'era mai vista la pi bella e graziosa.
Mharameho prendeva vivissima parte alla gioia del suo imperatore, ma una nube di tristezza gli passava sempre sugli occhi quando lo sentiva fare tanti bei castelli in aria, e tanti disegni per l'avvenire.
Il povero ragazzo ne aveva gi viste di tutti i colori, e non credeva punto alla stabilit delle cose di questo mondo!
A certi segni aveva capito che il suo imperatore correva qualche serio pericolo, ma non osava metterlo a parte delle sue paure, per non disturbare quella invidiabile felicit.
Intanto gli eventi precipitavano!
I preparativi per la partenza erano terminati, e in un bel giorno pieno di sole, in mezzo al rullo dei tamburi e ad uno strombetto indiavolato, Pinocchio I imperatore e re di tutti i re affricani part, steso mollemente in una graziosa lettiga di frasche, sorretta da quattro robusti giovanotti color cioccolata, seguito da tutti i suoi dignitari.
Si viaggi tutto il giorno in mezzo agli applausi coi quali veniva accolto il felicissimo imperatore.
Le mamme specialmente si mostravano entusiaste di un imperatore che aveva promesso di tener lontano il pericolo della istruzione obbligatoria, ed esprimevano la loro riconoscenza con frasi gentili delle quali molte giungevano alle orecchie imperiali:
- Come  grazioso quel testa di legno! - dicevano alcune - quello l, vedete,  un re di gran resistenza!
- E come salta!... pare un burattino!... -
E altre cosette di questo genere, che lusingavano molto l'amor proprio di Pinocchio.
Sulla sera s'inalzarono le tende, nella maggiore delle quali Pinocchio I diede una gran cena a tutti i suoi ministri. Una cena coi fiocchi che si protrasse fino a tarda notte alla luce di grandi fuochi, che erano stati accesi per proteggere la Corte dall'assalto delle belve feroci, di cui si udivano i formidabili urli, e pi che tutto per il freddo che si faceva sentire a buono.
Ad una cert'ora i ministri si congedarono, e Pinocchio rimasto solo, si mise a passeggiare su e gi per la tenda con le mani dietro le reni e col capo basso, tale e quale come aveva veduto Napoleone I in una vignetta ai tempi che andava a scuola.
Pensava alla sua permanenza in Affrica e agli stranissimi casi che gli erano occorsi in quei pochi giorni. Pensava inoltre ai tesori che ancora non aveva trovato, ma che si lusingava di scoprirne in una gran quantit durante quel suo straordinario viaggio. E pensando a tutte queste cose gli avvenne di avvicinarsi all'apertura della tenda, dove al fioco lume dei fuochi semi-spenti vide un gruppo di persone strette a un colloquio che gli parve molto sospetto.
Avvicinandosi sempre di pi e rattenendo il respiro, colse a volo il seguente graditissimo dialogo:
- Se le cose, come spero, si metteranno bene, raccoglier molti donativi - diceva il gran ciamberlano.
- Non si pu negare,  proprio simpatico e son convinto anch'io che tutti i nostri fidi alleati faranno a gara a chi gli dar di pi - aggiungeva il gran cerimoniere.
- Per questo vi raccomando di averci pazienza! Finita la visita, allora....
- Allora guarderemo di trovarci d'accordo nella spartizione - disse con voce sempre pi cupa il gran ciamberlano.
E poi, dopo un silenzio di morte, interrotto soltanto dagli urli di qualche leone che passeggiava pei dintorni, il gran ciamberlano proseguiva tra una boccata di fumo e l'altra:
- In quanto a lui ce ne sbrigheremo nel modo pi spicciativo!
- Se non fosse stato di legno - riprese il gran ciamberlano con voce cavernosa - si poteva man-giare arrosto, ma.... -
Pinocchio non pot capire altro, perch il gran cerimoniere si era alzato per ravvivare il fuoco, gettandovi sopra dei grossi rami.
Le fiamme crepitarono e sparsero fin dentro la tenda luce e calore, ma Pinocchio, a quei discorsi, prima aveva sentito un gran freddo alla gamba destra, poi alla sinistra, poi a tutta la persona.
Ah! furfanti! - voleva gridare: ma non ebbe il coraggio.
Quell'idea di esser messo arrosto gli rammentava il pericolo corso nel teatro del burattinaio Mangiafuoco, e ci gli aveva paralizzato la lingua.
Sull'alba, una notizia strabiliante si sparse in un baleno tra tutti i componenti l'immenso seguito imperiale!... L'imperatore era sparito senza lasciar traccia di s.
Il tumulto fu indescrivibile, le insinuazioni e le accuse contro il ministero cominciarono a fioccare da ogni parte. E dopo le accuse vennero gli scappellotti, e dopo gli scappellotti cominci a volar qualche pugno, finch tra i partigiani dello scomparso imperatore e i sostenitori del governo nacque una vera battaglia che, a lode del vero e della giustizia, fin colla disfatta completa dei ministri, che si diedero a fuga precipitosa.
Fra quelli che scappavano pi lesti di tutti era il gran ciamberlano, il quale, oltre a possedere un paio di gambe da fare invidia ad una lepre, avea un odorato finissimo, che gli permetteva di seguire la traccia di qualunque animale, compreso un burattino.
Infatti, dopo tre ore di una corsa terribile, in mezzo a mille difficolt, il gran ciamberlano, alla luce del sole nascente, scrse il suo imperatore galoppare in mezzo ad un branco di bestie feroci che, credendolo un buon boccone, gli scappavano dietro per divorarlo.
Quel galantuomo sapeva che le bestie feroci all'apparire del sole abbandonano qualunque preda, e perci, senza affaticarsi troppo, seguiva da lontano quella corsa piena d'interesse.
Pinocchio, addestrato a certe giostre, giocava d'astuzia ora correndo a diritto, ora fermandosi all'improvviso e facendosi sorpassare con un'abilit e con una furberia che non possono avere se non i burattini di legno.
Quando il sole, vincendo trionfalmente le tenebre della pianura, ebbe fugato i terribili animali, e il povero imperatore si fu gettato bocconi a terra per ripigliare un poco di fiato, un urlo cento volte pi terribile di quello delle bestie feroci lo fece rabbrividire e balzare in piedi per riprendere la fuga. Ma inutilmente!
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40. Il gran ciamberlano, acchiappato Pinocchio, gli annunzia che il suo regno  finito, e, per guadagnarsi il pane ambedue, l'obbliga ad entrare in una gabbia di scorza d'albero.
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Il primo ministro aveva acchiappato il burattino, e senza curarsi delle sue strida e dei potentissimi calci che riceveva negli stinchi, in un momento lo ebbe legato per il collo.
Non si pu descrivere l'ira del povero imperatore, a vedersi trattato a quel modo da un suo suddito. Voleva fare e voleva dire, ma per l'appunto il crudele ciamberlano aveva raccolta una bella frusta, che fece fschiare per aria con fare minaccioso.
Questo modo di argomentare persuase l'imperatore a star fermo e zitto, cosa che piacque molto al gran ciamberlano, il quale con una vocina dolce dolce gli disse, quasi cantando:
- Cos veder ti voglio!... - e lo spinse avanti, tenendolo sempre per la cinghia, come appunto fanno i contadini quando tornano dal mercato coi loro ciuchi scarichi.
Camminarono per un pezzo, zitti e cheti, senza mai voltarsi indietro. Arrivati in cima ad una collinetta da dove si scorgeva un largo tratto di paese ricoperto di capanne e di villaggi, il gran ciamberlano si volse con molta bont a Pinocchio, e gli tenne questo discorsetto:
- Caro il mio imperatore, qui bisogna prendere una risoluzione qualunque, se non si vuol crepare di fame al pi presto. Tu vedi in che stato di miseria siamo ridotti; niente denaro, niente da man-giare; insomma, se avanti sera non troviamo da guadagnar qualche cosa, saremo costretti a dormire all'aperto, e, per di pi, a stomaco vuoto. Se tu non fossi stato di legno, le cose per parte mia non sarebbero andate tanto malaccio, perch ti avrei mangiato tutto intero, e un po' di tempo mi saresti bastato; ma siccome questo non  possibile, ho pensato di portarti in giro per questi villaggi e mostrarti al pubblico sulle piazze; vedrai che faremo affari d'oro. Ora tu non mi puoi capire; ma se sarai buono e mi darai retta, sarai contentissimo di me e di te. Intanto aiutami a mettere insieme una bella gabbia di scorza d'albero e poi.... e poi.... faremo quattrini a cappellate. -
E il terribile ciamberlano andava stropicciandosi forte forte le mani, tutto contento della sua inven-zione.
Il burattino, peraltro, non partecipava punto a quella gioia; anzi, era l l per prorompere in un amaro rimprovero verso il suddito infedele, che aveva persino osato di pensare a cibarsi delle carni del suo imperatore. E come se questo non bastasse, non si vergognava di proporgli una cosa tanto ver-gognosa, come quella di volerlo mostrare per le piazze come un buffone qualunque. Stava gi per aprir bocca, ma poi pens meglio di aspettare una occasione migliore, e per allora far finta di rasse-gnarsi. E si diede ad aiutare quel traditore di ciamberlano, il quale, ingegnandosi alla meglio, strappava di belle strisce di scorze d'albero e le andava intrecciando con dei bastoni che aveva prima legati ai capi con vimini e ginestre.
Quando la gabbia fu finita, il gran ciamberlano si rivolse al burattino, e gli disse secco secco:
- Ora entra qui dentro, e rammentati bene che fino da questo momento qui non ci son pi impe-ratori, n gran ciamberlani: io sono il tuo padrone, e tu il mio fedelissimo schiavo. Avanti, marche!... -
Il comando era stato dato in una certa maniera che non lasciava luogo a ripetere, e Pinocchio, per quanto la rabbia lo divorasse, cap che bisognava ubbidire senza discussione. Tuttavia guard a destra e a sinistra, ma non vide anima viva che potesse correre in suo soccorso; guard in faccia il suo carnefice che gli teneva gli occhi addosso fissi come se lo volesse mangiare da un momento all'altro, e tirando un grosso sospiro entr nella gabbia.
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41. Il gran ciamberlano espone Pinocchio sulle pubbliche piazze, guadagnando molti quattrini e molti regali.
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A passi affrettati e colla gabbia in capo, l'ex gran ciamberlano entr nel villaggio pi vicino sonando la tromba con le mani per richiamar gente.
- Pepperep, pippirip, pepperepepepp. Peppe-rep.... pippirip, pepperepepepp.... -
Era giorno di festa, sicch non si pu dire quanta gente accorresse da ogni parte.
Uomini, donne, vecchi, giovani e ragazzi facevano un gran pigia pigia intorno alla gabbia. Tutti volevano vedere, tutti volevano ammirare la bestia rara che c'era dentro, e gli atti di stupore e gli "oh !" di maraviglia scoppietavano da ogni parte come un fuoco di fila.
 facile immaginare come stava Pinocchio!... Dire che desiderava di essere un grillo o un topo per entrare in un buco qualunque, che avrebbe voluto essere una farfalla o un uccello per volar via fino a casa sua, senza nemmeno voltarsi indietro,  sempre poco al confronto di quel che pensava, trovandosi in quella umiliantissima posizione.
Stava l tutto rattrappito, procurando di presentare il meno che gli era possibile della sua persona agli avidi sguardi della folla, mentre dal profondo dell'animo invocava un aiuto, un soccorso purchessia; ma tutto inutile. Il suo crudele padrone quando vide che la piazza traboccava di gente che si pigiava da ogni parte, fece l'atto di aprire la gabbia e trarne fuori il burattino.
A quella vista la folla spaventata si trasse indietro con furia; e molte donne, afferrati i figliuoli pi piccoli, se li posero in capo e fuggirono nelle capanne, dalle quali mostravano i loro visi fuligginosi. Anche i cani che erano sulla piazza scappavano abbaiando furiosamente.
Il gran ciamberlano rassicur tutti con poche parole; ma perch ognuno potesse godere lo spettacolo con pi comodo, fece fare al burattino un giro per tutta la lunghezza della corda, descrivendo cos un cerchio che nessuno degli spettatori os pi di oltrepassare.
Ottenuto in tal modo uno spazio sufficiente, parl a gran voce cos:
- Affricani d'Affrica! Questo che qui vedete, non , come potreste credere, un animale, e tanto meno un animale feroce: tutt'altro! Questo qui  un ragazzo come ce ne sono tanti in una certa parte del mondo che voi non potete conoscere. Come mi sia giunto nelle mani sarebbe troppo lungo a dirsi. Vi descriver solo i suoi costumi, i suoi usi, cio il suo modo di vivere, e giudicherete allora la stranezza del caso, e anche della pessima educazione che ha ricevuto nella sua prima giovent. Intanto, figura-tevi che la mattina quando si alza da letto vorrebbe nientedimeno lavarsi le mani, il collo e la faccia!... E indovinate un po' con che cosa?.. Con l'acqua!... - A queste parole si alz, fra tutti gli spettatori, un mormorio di maraviglia, e qualche risata ironica scappava qua e l, specialmente dalla bocca delle madri, che guardavano con compiacenza la faccia de' loro marmocchi, che non aveva mai ricevuto di simili insulti.
- Non basta, - seguitava l'ex gran ciamberlano. - Quando s' lavato a quel modo vorrebbe anche pettinarsi, e cio passare un oggetto di osso armato di denti lunghi, fitti ed acuminati fra i capelli del capo! Avete inteso?... -
Le mamme si guardavano l'una coll'altra, e molte andavano palpando le teste lanose dei loro cari, quasi temendo per essi quell'orribile strumento. Altre guardavano il burattino con profondo disgusto ed alcune dissero piano, ai ragazzi, ma non tanto che Pinocchio non sentisse:
- Se non sarete buoni, quello l verr la notte a mordervi....
- E non basta ancora, - seguitava l'infaticabile ciamberlano. - Sappiate che questo tipo originale quando sente il bisogno di soffiarsi il naso cava fuori dalle tasche un pezzo di tela chiamata fazzoletto e.... la vergogna m'impedisce di spiegarmi.... -
A queste parole, uno scoppio poderoso di risa, da coprire cento volte la voce dell'oratore, si lev da ogni parte.
I ragazzi ridevano pi di tutti, e, guardando le mamme, e lavorando col dorso delle mani, facevano vedere a Pinocchio come si fa a pulirsi il naso.
Ristabilitosi alla meglio un po' di silenzio, il gran ciamberlano alz ancora la voce per farsi meglio intendere:
- Ma vi  di pi, o signori! Questo individuo ha l'abilit di mangiare il burro crudo, e la carne cotta, infilandola con un arnese armato esso pure di denti. Prende la minestra col cucchiaio e se la porta alla bocca; e spinge la sua stupidit fino a tagliare il pane con uno strumento pericolosissimo, chiamato coltello! -
Questa volta la maraviglia giunse al colmo, e fu un accorrere tumultuoso delle donne dentro le capanne, dalle quali uscivano recando chi un vaso d'acqua, chi un pezzo di carne cruda, chi una ciotola di burro; e ce ne fu una che spinse il suo zelo fino a portare una gallina alla quale il gran ciamberlano tir il collo, la spenn e la cosse in un momento ad un fuocherello che accese presso la gabbia.
Poi, dietro il comando del suo padrone, Pinocchio dovette lavarsi il viso, il collo e le mani in presenza della folla; cosa che il burattino fece con immenso piacere, perch era molto tempo che ne sentiva il bisogno. Quindi gli fu consegnato una specie di pane che Pinocchio, con grande spasso di tutti gli spettatori, tagli a fette col ferro di una lancia, e spalmandovi sopra di gran pezzi di burro se lo mangi col migliore appetito di questo mondo.
Rimaneva la gallina, e Pinocchio non ebbe nessuna difficolt a farla a pezzi e divorarsela, aiutandosi con un grosso amo da pesci, in mancanza di miglior forchetta.
Le donne lo avrebbero veduto volentieri ravviarsi il capo, ma non avendo pettine. Pinocchio compiacentemente fece passare pi volte le dita sulla testa mandandosi i capelli dalle parti. Infine, tratto fuori il moccichino, si soffi ripetutamente il naso.
A quello strombetto non si pu immaginare le acclamazioni dei ragazzi e le risate dei babbi e delle mamme.
Fatto sta, che il burattino ottenne un vero successo, cosa che fece gran piacere anche al suo furbo padrone, il quale mangi a crepapelle di tutte le ghiottorne che gli furono portate.
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42. Pinocchio stanco di condurre quella vita oziosa di scroccone, manda in pezzi la gabbia in presenza degli spettatori, e saltando sulle loro teste, corre alla spiaggia del mare, vi si getta a nuoto e torna a casa.
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Per parecchi giorni il povero ex imperatore e re di tutti i re affricani dov dare spettacolo della sua persona, e ripetere la lavatura della faccia, del collo e delle mani molte volte di seguito, in presenza di migliaia di occhi curiosi di vedergli compiere quelle strane operazioni.
Non che il burattino le facesse malvolentieri, anzi ci aveva gusto, essendogli sempre piaciuta la pulizia, anche prima di andare in Affrica e di essere imperatore, ma gli pareva troppo umiliante guadagnare da vivere in quel modo. Dovere star l dalla mattina alla sera esposto a tutti gli insulti dei ragazzi che, a lode del vero, come i ragazzi dei suoi posti, facevano a gara a chi si mostrava pi impertinente, e non poter saltar fuori e prenderli a scappellotti e calci, e ruzzolare i pi grandicelli in fondo a qualche fossa, gli tormentava proprio l'animo.
Ma pi di tutto lo esasperava l'ordine ricevuto dal padrone di non rifiutarsi mai di mangiare, tutte le volte che glielo portavano.
- Proprio come le scimmie, - diceva dolorosa-mente il burattino ripensando a quel che faceva lui ed i suoi cari compagni di scuola quando nell'uscire le vedevano in piazza coll'inseparabile orso!
 inutile dire che lo angustiava anche il pensiero del suo babbo, della sua cara Fatina, e anche un pochino di essere lontano dal luogo dov'era venuto al mondo, dove aveva fatto le sue prime monellere, dove aveva dati molti dispiaceri ai suoi, ma dove anche aveva procurato loro qualche bella soddisfazione col suo buon cuore e colla sua buona condotta. Anzi, adagio adagio si accrse che quel vivere lontano dai suoi posti era una cosa da non potercisi adattare a lungo; finalmente si convinse che, se presto non avesse riveduta la sua piccola casa dai mobili tutti fracassati, ma pur tanto cari, se presto non avesse rigustato il pane nero e l'acqua della brocca del suo caro babbino, sarebbe morto di crepacuore.
- Casa mia, casa mia.... - diceva colle lacrime in pelle in pelle, divorando galline, e riempiendosi la bocca di squisitissimo burro e di frutta ancor pi squisite. - Casa mia, casa mia.... - ripeteva sospirando, senza nemmeno pi pensare all'oro e all'argento che era venuto a cercare in Affrica.
- Voglio andare a rivedere il mio babbo! - disse un giorno durante una rappresentazione. E drizzarsi nella gabbia, mandarla in cento pezzi, saltare sulla testa degli affollati spettatori urlanti di spavento, fu un momento.
Pass come un razzo! Batt sulla nuda terra facendo il rumore di una bracciata di legna gettate dalla finestra di un terzo piano, e prese la rincorsa.
Il vento di scirocco al paragone sarebbe parso una lumaca! E corse, e corse, e corse.... fino a che non si trov dinanzi l'ampia distesa delle acque del mare.
Allora si ferm.
Guard indietro a quell'Affrica che era stata oggetto di tanti suoi desiderii, dalla quale non riportava che tanti disinganni, e gettandosi a nuoto disse forte:
- Ci ritorner quando avr messo un po' pi di giudizio! -
In quel momento una voce notissima gli gridava:
- Bravo Pinocchio! Bravo Pinocchio! -
...
FINE.